PESCARA – Il gup del tribunale di Pescara Gianluca Sarandrea ha rinviato a giudizio i 19 imputati nell’inchiesta sulla megadiscarica di rifiuti tossici scoperta a Bussi sul Tirino (Pescara), nel marzo 2007, dagli agenti del Corpo forestale dello Stato.

I 19, ex amministratori Montedison, devono rispondere di avvelenamento delle acque.

Il processo a loro carico prenderà il via il 25 settembre prossimo davanti alla Corte d’Assise di Chieti.

Un ruolo fondamentale nelle indagini hanno avuto gli esposti di associazioni ambientaliste che in più occasioni hanno denunciato l’inquinamento delle acque.
 
Secondo quanto accertato dagli inquirenti, per decenni la discarica, situata nei pressi del polo chimico e a meno di 20 metri dalla sponda destra del fiume Pescara, sarebbe stata destinata allo smaltimento illegale e sistematico di ogni genere di rifiuti, in particolare di cloroformio, tetracloruro di carbonio, esacloroetano, tricloroetilene, triclorobenzeni, metalli pesanti.

Subito dopo la scoperta fu definita “una delle più grandi discariche nascoste di sostanze tossiche e pericolose mai trovate in Italia e addirittura in Europa”.

Secondo l’accusa, gli imputati avrebbero contribuito, con le loro condotte, ad aggravare la situazione nella zona, sino a cagionare il disastro ambientale del suolo e sottosuolo. E soprattutto delle falde acquifere superficiali e profonde che, attraversando il sito industriale, alimentavano otto pozzi di captazione per l’acqua potabile (campo pozzi Sant’Angelo) realizzati dall’Aca (azienda consortile acquedottistica), fra il 1980 e il 1990, più a valle della discarica e destinati a soddisfare il fabbisogno idrico-alimentare di tutta la Val Pescara, quindi, di circa 500 mila persone.

I 19 imputati erano già stati rinviati a giudizio nel maggio 2011 dal gup del Tribunale di Pescara Luca De Ninis, il quale però aveva riformulato il reato loro contestato da avvelenamento ad adulterazione delle acque, ritenendo dunque competente della vicenda il Tribunale collegiale di Pescara.

In quell’occasione furono prosciolti gli ex vertici dell’Aca e dell’Ato. Successivamente, nel marzo 2012, il Tribunale collegiale ha accolto la richiesta avanzata dai pm Giuseppe Bellelli e Anna Rita Mantini circa il reato di avvelenamento delle acque da contestare agli imputati, ordinando la trasmissione degli atti nuovamente ai pm e, di conseguenza, il ritorno alla fase preliminare del procedimento.