L’AQUILA – “La politica si deve fermare e riflettere sullo scempio che ha combinato. Ci troviamo di fronte, ormai, a una macelleria sociale”.
Claudio Ferrante, presidente dell’associazione Carrozzine determinate, sulla sua sedia a rotelle insieme a una trentina di uomini e donne diversamente abili giunti da tutto l’Abruzzo per protestare questa mattina contro i tagli ai fondi al settore da parte del Governo nazionale e regionale. La manifestazione si è svolta di fronte l’entrata del Consiglio regionale, all’Aquila, nella giornata in cui è in programma la prima seduta dell’assemblea dopo la pausa estiva.
Una protesta che ha dato i suoi frutti: nel pomeriggio l’aula ha infatti approvato all’unanimità una risoluzione che impegna il presidente della Regione, Gianni Chiodi, e la Giunta a non inserire la riabilitazione ambulatoriale e domiciliare nel taglio dei fondi previsto dal Decreto Commissariale 51, a dare applicazione entro il mese di ottobre alla legge sulla ‘Vita indipendente’, ad attivare e convocare la Consulta sulla disabilità entro la fine dell’anno, a finanziare con 2 milioni di euro la legge 13 del 1989 sulle barriere architettoniche e a dare applicazione, entro 15 giorni, alla legge 1 del 2008 sullo stesso argomento.
Quella delle Carrozzine è stata la punta dell’iceberg di una giornata all’insegna della protesta: a manifestare, anche il Comitato Mia Casa, che ha ribadito la necessità di una legge regionale sull’edilizia pubblica, i lavoratori della Golden Lady che hanno chiesto l’istituzione di un’area di crisi a Gissi; la giornata è stata completata dalla protesta solitaria di un dipendente in cassa integrazione da 40 mesi della società pubblica Abruzzo Engineering.
CARROZZINE DETERMINATE: “DOBBIAMO DIRE BASTA”
Le Carrozzine determinate si battono contro i tagli alle risorse destinate l’abbattimento delle barriere architettoniche negli edifici privati, ma anche per la legge per la vita indipendente, “usata solo per fare campagna elettorale e mai finanziata”, dice Ferrante.
Sono, inoltre, 18 anni che non si riunisce il comitato per gli handicap, “le persone non possono nemmeno più curarsi, è arrivato il momento di dire basta – prosegue – e lo facciamo in maniera determinata con lo sciopero della fame e della sete”.
“Figli di un dio minore” recita un cartellone alle loro spalle, a gridare senza voce la loro frustrazione per una vita fatta di innumerevoli limiti e diritti solo promessi. E poi una decina di sedie a rotelle vuote, con su scritto un nome a testimoniare la presenza, anche se solo col pensiero, a causa dell’impossibilità a muoversi.
Le persone presenti, infatti, sono state circa 60, tra disabili e loro accompagnatori, un numero piccolo se si pensa all’imponenza di altre manifestazioni, enorme considerando lo sforzo che hanno dovuto fare per spostarsi.
Alcuni di loro si sono presentati con un pupazzo di Pinocchio in testa, attaccato con lo scotch sul frontino o sul cappello: un riferimento ironico alle promesse non mantenute durante la protesta di maggio scorso, organizzata sempre dalla stessa associazione contro le barriere architettoniche presenti lungo il tracciato che ospiterà la filovia Pescara-Montesilvano. “lo portiamo per ricordare quel momento, in cui ci avevano stanziato 400 mila euro per togliere le barriere negli edifici privati – spiega Giulia Sidoni – e non sono mai stati dati. Sono tutti Pinocchi”.
Argomento clou della protesta è anche il progetto “Vita indipendente”, che mira all’autodeterminazione e al pieno inserimento nella società delle persone diversamente abili, dando la possibilità di stilare un proprio programma con la scelta dei fisioterapisti e dei medici. Con il conseguente risparmio per le casse dello Stato.
“Attualmente lo Stato spende per la fisioterapia 40 euro l’ora – spiega Roberto Di Carlo, dell’associazione A Ruota Libera, teramano e assistente della moglie disabile – un fisioterapista che lavora per un privato o per una cooperativa ne costa 11. Per l’assistenza domiciliare, inoltre, vengono pagati circa 25 euro mentre l’operatore che assiste il disabile prende 8 euro. Se si appoggiasse il progetto della vita indipendente, li pagheremo direttamente noi e ci sarebbe un risparmio notevole”.
Solidarietà è stata espressa dallo stesso assessore regionale contro il quale era volta la protesta, Angelo Di Paolo, che ha la delega ai Lavori pubblici, uscito dalla sala consiliare per scambiare qualche parola con i presenti e poi andato a consultarsi con il presidente della commissione al Bilancio, Emilio Nasuti.
“Ho dato una risposta per quanto riguarda la prima fase dei finanziamenti di 400 mila euro – puntualizza l’assessore – che saranno da subito disponibili. Per quanto riguarda la vita indipendente, si tratterà di approvare linee guida dalla Giunta, dopo di che si potrà intervenire in termini concreti”.
“E posso confermare che i due milioni che avevo promesso ci saranno”, conclude l’assessore.
Ad appoggiare la protesta dei disabili erano presenti anche l’assessore alla Popolazione del Comune dell’Aquila, Fabio Pelini, il segretario Cgil Dario Angelucci e Francesco Marola, segretario comunale Prc.
CONSIGLIO APPROVA RISOLUZIONE: FERRANTE, ”GIORNATA STORICA”
“Oggi è una giornata storica per i disabili in Abruzzo. È stata una vittoria della civiltà e dei diritti umani. Siamo riusciti a recuperare anni di diritti che non venivano rispettati”.
Così il presidente dell’associazione Carrozzine Determinate Abruzzo, Claudio Ferrante, commenta l’esito della manifestazione promossa in Consiglio regionale, all’Aquila, contro i tagli indiscriminati al sociale.
L’aula ha infatti approvato all’unanimità una risoluzione che impegna il presidente della Regione, Gianni Chiodi, e la Giunta a non inserire la riabilitazione ambulatoriale e domiciliare nel taglio dei fondi previsto dal Decreto Commissariale 51, a dare applicazione entro il mese di ottobre alla legge sulla ‘Vita indipendente’, ad attivare e convocare la Consulta sulla disabilità entro la fine dell’anno, a finanziare con 2 milioni di euro la legge 13 del 1989 sulle barriere architettoniche e a dare applicazione, entro 15 giorni, alla legge 1 del 2008 sullo stesso argomento.
I manifestanti, vestiti da carcerati e con addosso dei pupazzi di Pinocchio, hanno bloccato l’inizio dei lavori, che hanno preso il via con circa quattro ore di ritardo, per “far capire i danni provocati da una politica lontana dal problema della disabilità. Volevamo che la politica riflettesse sui nostri problemi – conclude Ferrante – ed è stato un successo”.
NASUTI: “SI’ FONDI, DOMANI VARIAZIONE BILANCIO”
“Domani discuteremo la variazione di bilancio per destinare fondi ai disabili perché il tema della disabilità è importante e perciò vogliamo intervenire immediatamente, pur sapendo che oggi le risorse sono poche e vanno rimodulate”.
Lo ha annunciato il presidente della Commissione bilancio, Emilio Nasuti, nel corso dell’incontro tra i rappresentanti dell’associazione “Carrozzine determinate” e la Conferenza dei Capigruppo.
I disabili in una manifestazione davanti a palazzo dell’emiciclo hanno denunciato i tagli di fondi al settore da parte del Governo nazionale e regionale.
All’incontro ha partecipato anche il presidente della Giunta regionale, Gianni Chiodi. Per il capogruppo del Pdl Lanfranco Venturoni, “è necessario, riorganizzare l’intero settore della riabilitazione, in particolare apriremo un tavolo tecnico per rivedere e modificare il decreto 51”.
Anche il presidente della V Commissione, Nicoletta Verì, spiega “saranno attivati tutti i provvedimenti per assicurare i fondi ai disabili, la politica si è mossa e non è rimasta indifferente su questi temi ma a causa di pastoie burocratiche è fermo tutto”.
All’incontro i sono intervenuti anche i rappresentanti delle opposizioni di centrosinistra. Il vice presidente del Consiglio regionale Giovanni D’Amico, ha proposto di utilizzare i fondi dell’avanzo sanitario per finanziare la spesa sociale. Sono intervenuti, infine, Camillo D’Alessandro (Pd), Maurizio Acerbo (Prc), Tonino Menna (Udc) e Marinella Sclocco (Pd).
RAPAGNA’ (MIA CASA): “SERVE LEGGE REGIONALE SU EDILIZIA PUBBLICA”
Una legge regionale organica per far partire la ricostruzione dell’edilizia residenziale pubblica nel cratere del terremoto. È questa la richiesta pressante formulata stamani dal segretario regionale del sindacato Mia Casa, Pio Rapagnà, nel corso della protesta inscenata questa mattina davanti al Consiglio regionale. Alla manifestazione hanno partecipato un centinaio di inquilini degli alloggi di proprietà dell’azienda territoriale per l’edilizia residenziale (Ater) dell’Aquila ancora in attesa di rientrare nelle loro abitazioni.
Alla manifestazione hanno partecipato un centinaio di inquilini degli alloggi di proprietà dell’azienda territoriale per l’edilizia residenziale (Ater) dell’Aquila ancora in attesa di rientrare nelle loro abitazioni.
“Occorre che il Consiglio regionale immediatamente approvi una legge organica – spiega Rapagnà – ci sono infatti migliaia di famiglie che dopo oltre quattro anni non tornano nelle loro case nonostante il fatto che siano stati assegnati al’Ater dell’Aquila 150 milioni dall’agosto del 2009. Grazie all’ex commissario Merli che si è dimesso nelle scorse settimane – continua Rapagnà – sono stati completati i recuperi delle case A B e C, ora le E cioè quelle più danneggiate, sono ancora al palo non si capisce cosa sta succedendo mentre l’Ater dell’Aquila con il nuovo commissario non ha un programma preciso mentre però acquista delle sedi in zone sismiche”.
Rapagnà nel corso del sit-in ha parlato di “2.700 alloggi pubblici ancora fuori uso, intendendo gli appartamenti di edilizia residenziale pubblica del comune e dell’Ater dell’Aquila non ricostruiti”. “Ci sono diecimila persone che ancora attendono di rientrare a casa. La regione deve occuparsi dei terremotati – ha detto ancora Rapagnà – molti politici vivono come se il terremoto non ci fosse stato ognuno pensa di avere i fondi per sè, il presidente Chiodi che non ha fatto niente come commissario ora ha l’obbligo di fare concretamente, non penso che prenderà molti voti se non si occuperà di questa vicenda importante che rischia di diventare davvero drammatica”.
GOLDEN LADY: LAVORATORI CHIEDONO ISTITUZIONE AREA DI CRISI
Un centinaio di lavoratori dell’ex Golden Lady dello stabilimento di Gissi (Chieti) ha protestato questa mattina davanti al Palazzo dell’Emiciclo per denunciare “il fallimento della riconversione operata dopo la fuoriuscita dalla stessa Golden Lady”.
L’obiettivo dei lavoratori è quello di determinare da parte della Regione l’istituzione di un’area di crisi nel territorio di Gissi che è interessato anche da altri contesti di crisi. I lavoratori della ex Golden Lady sono complessivamente 380: 225 sono stati assunti dalla Silda (operante nel settore delle calzature), e 155 dalla New Trade (abbigliamento).
Come hanno sottolineato i manifestanti, delle due esperienze una non è mai partita, l’altra è partita ed è poi fallita, con il risultato che tutti e 380 sono in mobilità. “Vogliamo che la nostra vertenza torni al centro delle attenzioni della Regione – spiegano i manifestanti – faremo altre proteste qualora non dovessero ascoltare le nostre istanze”. I lavoratori hanno sottolineato che rischiano lo stesso epilogo negativo anche i 385 lavoratori della Golden Lady dello stabilimento di Basciano (Teramo).
ABRUZZO ENGINEERING: PROSTESTA SOLITARIA DI UN CASSINTEGRATO
La giornata di protesta davanti a palazzo dell’Emiciclo, caratterizzato dalle manifestazioni dell’associazione Carrozzelle Determinate d’Abruzzo, e dal Comitato Mia Casa in favore dei terremotati, è stata completata dalla protesta solitaria di un dipendente in cassa integrazione da 40 mesi della società pubblica Abruzzo Engineering: “Da 40 mesi sono in cassa integrazione e la società non si è mai fatta sentire – ha spiegato Franco Neri – continuo a protestare da solo perché gli altri non si muovono. Il caso di Abruzzo Engineering andrà anche su Striscia la Notizia e su Le Jene. Non ho certezze sul mio futuro quindi attendo risposte sulla vicenda di Abruzzo Engineering”.
La società pubblica è in liquidazione per volontà dell’azionista di maggioranza, la Regione Abruzzo, che controlla il 60% del pacchetto azionario (30% Selex Services Managment, società di Finmeccanica, e 10 per cento Provincia dell’Aquila). Dei 185 dipendenti, 120 sono occupati nelle commesse legate alla ricostruzione dal terremoto, e la restante parte è in cassa integrazione.






