L’AQUILA – “I ragazzi stanno vivendo un momento di difficoltà e di incertezza, ma adesso è arrivato il momento di stringersi intorno alla squadra. Anche se mi aspettavo un po’ di solidarietà da parte delle istituzioni politiche aquilane, abbiamo bisogno anche del loro appoggio, perché L’Aquila Calcio è un patrimonio della città, è di tutti”.

La pensa così il presidente dell’Aquila Calcio Corrado Chiodi, patron di una società che è in attesa di giudizio da parte della Figc nell’ambito della inchiesta Dirty Soccer sul calcioscommesse che vide l’estate del 2015, tra gli altri, l’ex responsabile dell’area tecnica rossoblù Ercole Di Nicola prima in carcere e poi ai domiciliari, poi revocati.

All’orizzonte c’è lo spettro dei tanti o pochi punti di penalizzazione da scontare fin da subito: 31, con 205 mila euro di ammenda, il che porterebbe al ritiro della squadra come già annunciato dal vice presidente Massimo Mancini e confermato da Chiodi ad AbruzzoWeb, o la metà o giù di lì, magari una decina, con meno quattrini da sborsare e che darebbe meno problemi, “ma non li risolverebbe del tutto per il prosieguo del campionato”.

“Sembra tutto fuori limite – le parole di Chiodi – non pensavamo mai che si potesse arrivare a tanto. La responsabilità oggettiva va rivista, è qualcosa da medioevro, per giunta a metà campionato con degli investimenti enormi, parliamo di 3 milioni di euro. Perché non ci hanno puniti prima dell’inizio del campionato?”.

“E ancora non sappiamo cosa abbiamo fatto – dice ancora Chiodi -. In questo quadro già non semplice, i nostri calciatori sono giù di morale, la sconfitta di Pistoia per 3-1 lo dimostra, anche se il mister Carlo Perrone ce la sta mettendo tutta, da combattente qual è, per risollevare l’umore della truppa”.

“Faccio un appello alle istituzioni – afferma a questo punto il presidente del sodalizio rossoblù – a cui chiedo una parola di conforto, visto che è ora di remare tutti nella stessa direzione per difendere i nostri colori, come succede in altre piazze come Teramo”.

Sul perché la società non abbia mai commentato duramente quanto viene imputato a Di Nicola, Chiodi risponde che “non spetta a noi fare il processo alle intenzioni. Noi non potevamo e non possiamo mettere gli 007 addosso a chi lavora per la società e per la squadra, questo la Figc deve capirlo. Su Di Nicola, con cui non abbiamo avuto più rapporti dal giorno dello scoppio dello scandalo, aspettiamo di vedere come andrà a finire la sua vicenda e poi tireremo le somme e ci esprimeremo di conseguenza”.