L’AQUILA – C’è chi si lamenta perché è stato disturbato a pranzo, chi utilizza parolacce a volontà, chi parla al cellulare durante gli interventi, noncurante delle immagini impietose proiettate dalla propria webcam, chi condisce le frasi in italiano con il dialetto e chi inventa neologismi.
Se qualcuno si è vantato per l’improvviso – ma tardivo e pressoché obbligatorio – miglioramento tecnologico del Consiglio comunale aquilano, che per la prima volta nella storia si è “riunito” telematicamente, dovrà necessariamente convenire che la distanza fisica e, probabilmente, l’effetto-tv perenne, hanno finito per generare, al contrario, una Babele, un dibattito da bar, una gazzarra che solleva dubbi sulla utilità stessa del confronto.
Con tratti addirittura comici che, però, non nascondono la realtà di un’assemblea vuota, inadeguata, persino folkloristica.
Eppure, la posta in palio nella seduta di giovedì era la riapertura dei cantieri post terremoto dopo il blocco di due mesi per il coronavirus.
Anche se nella seduta del nulla di fatto, il tema di fondo della lunga seduta è stata la contrarietà, praticamente bipartisan, all’ordinanza con cui il sindaco, Pierluigi Biondi, ha disposto tamponi obbligatori per gli operai della ricostruzione: con il varo del provvedimento, prima della seduta consiliare, Biondi ha annunciato che la ricostruzione post terremoto riprenderà, almeno sulla carta, lunedì 4 maggio.
Una data a forte rischio rinvio.
Anche se oggi potrebbe esserci una schiarita sui tamponi con la firma del contratto da parte dell’associazione costruttori con l’istituto zooprofilattico Abruzzo e Molise.
Pomo della discordia della seduta i tempi previsti per “allinearsi” alla misura dei tamponi entro 14 giorni. Cosa che ha mandato su tutte le furie i consiglieri della maggioranza di centrodestra, ad eccezione di Fdi, il partito del sindaco, e di minoranza. E nella bufera le imprese nel pieno della incertezza.
Un po’ tutti avrebbero preferito una maggiore riflessione ed organizzazione per il ritorno al lavoro di 5mila maestranze, di cui 1500 forestieri, per i quali non ci sa chi e con quali modalità fare tamponi o test.
E quindi con il rischio concreto che i contagi possono aumentare in un città che è tra le meno colpite d’Italia. Lavori durato ore con l’Assemblea che alla fine ha confermato il dissenso nei confronti di Biondi votando un documento che passa la palla ad un provvedimento del governatore, Marco Marsilio, di Fratelli d’Italia, come il sindaco, chiamato ad una ordinanza più stridente di quello del suo collega di partito. Il più duro – e colorito – è stato il capogruppo di Forza Italia, Giorgio De Matteis, dirigente medico della Asl: “L’ordinanza non risponde alle necessità, non vedo l’efficacia per la tutela di cittadini e aziende. Sono giorni che cerco di far capire a qualcuno che non soltanto il Comune, ma forse soprattutto la Regione ha una responsabilità inequivocabile. Vorrei sapere a chi è venuto in mente di pensare che 14 giorni siano un tempo per permettere di verificare quanto possono essere sani o contagiati coloro che vengono in città. Io vorrei sapere chi c… è che ha detto questo. Ho sentito dire Prefettura, Dipartimento di Prevenzione”.
“Nel Dipartimento di Prevenzione il direttore Pompei e anche il direttore di Giansante (dirigente Unità operativa). Giansante quello che ha detto stamattina ve l’ho comunicato: se uno entra in Abruzzo, per ordinanza del presidente della Regione, deve fare 14 giorni di quarantena. Ma qualcuno si telefona prima di sparare cazzate? È chiaro? Ad oggi la Regione Abruzzo, per definizione di Giansante, non ha revocato quella parte di ordinanza che prevede la quarantena. Poi lasciamo perdere: come ha detto Cicchetti (presidente Ance, ndr) un terzo delle aziende della ricostruzione è aquilano. Quindi se gli addetti sono 10 mila, gli aquilani sono 3 mila. Ma se la tutela deve essere seria, la Regione anziché fare un’ordinanza sulle toelettatura dei cani o sulle feste patronali, deve immediatamente intervenire. Questa ordinanza non può andare, va revocata. Punto. La Regione deve decidere quali sono le priorità. Sono stupito dalla partecipazione della Prefettura e del servizio Igiene e Prevenzione dell’Asl”.
Ma non è finita. De Matteis ha avuto uno scontro in diretta con il sindaco. “Mi dici se è accettabile?” ha attacco l’ex assessore regionale e vice presidente vicario del Consiglio regionale.
“Il decreto l’ha deciso il governo, non io” ha replicato Biondi facendo sbottare De Matteis: “Pierluì, per favore, non ci raccontiamo storie. Innanzitutto Marsilio ha modificato questo c… di assetto dell’ordinanza che prevede la quarantena, sì o no? Sennò il 4 mattina rientrano tutti in quarantena”.
“Se rientrano da fuori regione e vanno in quarantena si sta a posto. Non c’è motivo di chiedere a Marsilio di cambiare l’ordinanza|” ha controreplicato il primo cittadino.
“Se rientrano 40-50 persone addò le metti a dormì, dove stanno insieme? Ma come c…, ma dico io: ci hanno ragionato? Pompei ha discusso con Giansante.. ma lo sai la Prefettura che c….dice? Partiamo da zero, non da cento, è una responsabilità morale!”, ha incalzato l’esponente forzista.
C’è invece chi l’ha messa sul profilo dell’educazione.
L’avvocato Luciano Bontempo, consigliere Udc e amministratore delegato del Sed, dice di essere stato addirittura disturbato mentre pranzava.
“Ho ricevuto l’ordinanza nel bel mezzo di un piatto di pasta che per poco non mi andava di traverso – ha detto -. Alle 14.15. Presidente, che modo di lavorare è? In un orario in cui, sono un essere umano anche io, dalle 14 alle 15 penso che il 90 per cento delle persone è a pranzo con la famiglia. Questa non è cattiva amministrazione, è maleducazione. Non ci sto. Se l’intenzione dell’amministrazione è di continuare così, avrete un territorio duro, aspro, sul quale procedere. Mi opporrò a tutto quello che farete, questo non è il mio modo di essere e gestire le cose”.
E qui si è levato, non si sa bene da dove, addirittura un “Bravo!” , un fuori onda. E così Bontempo ha rincarato la dose: “Noi veniamo alla fine, dopo la stampa. Quasi come la nostra attività fosse quella di c……che si siedono per ratificare quello che qualcuno ha fatto. Chiuderò il collegamento, non sono più disposto a dedicare tempo e professionalità per qualcosa per cui non vengo rispettato. Lei (a Tinari, ndr) non deve permettere queste cose. Un modo sbagliato e irriguardoso di operare. Ho letto l’ordinanza prima su Abruzzoweb e poi l’ho vista sul telefonino. Mi associo a tutte le considerazioni dei colleghi, fatta eccezione che per Ersilia Lancia che non ho capito ancora da che parte sta: dei cittadini, della Meloni, del partito.. “.
E così addio: fine del collegamento. Strali anche da Roberto jr Silveri, consigliere di centrodestra riparato nel gruppo Misto, ormai battitore libero, che prima ha lodato la rivolta (“Finalmente qualcuno si è svegliato”) e poi ha attaccato, premettendo la sua “particolare emotività, mai come in questo momento”: “Mi è parso di capire in conferenza dei capigruppo che il consiglio fosse d’accordo che il 4 maggio non ci fossero le condizioni per la riapertura dei cantieri. Alla follia dobbiamo aggiungere anche lo sgarbo di fare un provvedimento così importante per la città, portarlo all’attenzione del consiglio, per poi dire ‘andate a parlare con il segretario’. Cioè qua Giuseppe Conte è un dilettante. Immaginate il presidente del Consiglio che entra in Parlamento, caccia il Dpcm e poi dice ‘ho da fare, parlate con i tecnici’. Questo è un comportamento grave”.
Anche dal partito del sindaco arrivano polemiche. Il consigliere di Fdi Daniele D’Angelo ha detto di essere “altamente contrario alla riapertura in questi termini”.
“No a riaperture senza un minimo di garanzie, economiche e sanitarie. Sono due mesi che non incassiamo una lira, ma siamo felici di tirare la cinghia per altri due mesi per riaprire quando non metteremo a rischio famiglie e città per quattro soldi che incasseremo. Come dice Di Luzio, chiunque entra all’Aquila anticipatamente deve garantire la sua salubrità (testuale, ndr). Siamo stati chiusi 4 mesi e abbiamo veramente dato l’anima per contenere i danni. Non c’è voglia di mettere a rischio il tutto per un’apertura anticipata e disordinata. Per quanto mi riguarda, chiusura a oltranza!”.
Infine lo stesso Di Luzio, della Lega, che non ha lesinato qualche frase in semi-dialetto: “Ordinanza vuota e deleteria. Fino a mo’ probabilmente siamo immuni, grazie a Dio. Dire che i tamponi vanno fatti entro 15 giorni a cinquemila persone, ditemi come si fa a farli se non ci sta una struttura. Vorrei ricordare che alle altre parti con 15 giorni è successo un pandemonio. Così non si può ricominciare, ci vogliono i tamponi preventivi, uno rientra a lavorare in città deve presentare le credenziali del tampone. Il sindaco ha parlato dei supermercati: è tutta gente locale! Ma se arrivano cinque o diecimila persone come se fa a prevedere cosa può succedere in quindici giorni? Ne potevamo fare a meno di quest’ordinanza, abbiate pazienza. I tamponi vanno fatti prima che se recomincia, non se po’ recomincià il 4, recominciamo il 15, per dieci giorni non succede niente”. (b.s.)






