L’AQUILA – “Non c’è bisogno di andare a Berlino per trovare un giudice, basta fare una passeggiata a Rieti dove abbiamo trovato giudici bravissimi che hanno fatto un quadro perfetto, preciso, del signor Di Orio. Che verrà denunciato dai miei legali per quanto accaduto a margine della sentenza”.
Le parole del professor Sergio Tiberti sono chiare: avrà una coda legale l’epilogo del processo che ha portato alla condanna, da parte del tribunale di Rieti, a quattro mesi di reclusione dell’ex rettore dell’Università dell’Aquila, Ferdinando Di Orio e dell’ex sindaco di Antrodoco (Rieti), Maurizio Faina, con l’accusa di abuso d’ufficio aggravato.
Secondo il collegio giudicante, presieduto dal presidente facente funzione Carlo Sabatini, a latere Gianluca Morabito e Massimiliano Auriemma, il Comune di Antrodoco, su iniziativa del sindaco, ha venduto a Di Orio un terreno al costo di 15mila euro rispetto ad un valore stimato dal perito nominato dai giudici di oltre 50mila, con il cambio di destinazione d’uso da agricolo a edificabile con l’autorizzazione a costruire una villa dove l’ex rettore riparasse dopo il terremoto del 6 aprile 2009.
Di Orio, al termine dell’udienza nella serata del 26 gennaio scorso, secondo quanto ricostruito, all’uscita dall’aula in un gesto d’ira si sarebbe avvicinato a Tiberti, con il quale in passato aveva buoni rapporti, per rivolgergli, davanti a testimoni, pesanti ingiurie.
L’ex rettore è andato poi via senza assistere alla lettura della sentenza.
Tiberti, esponente dell’associazione di professori costituita parte civile tramite l’avvocato Felice Cantaro e persona che ha denunciato la vicenda avrebbe già contattato i testimoni tra cui pubblici ufficiali.
Di Orio, sospeso dall’ateneo aquilano dall’insegnamento e dallo stipendio per via della legge Severino, per una condanna per induzione indebita nell’esercizio delle sue funzioni di rettore, da parte del tribunale di Roma, già nel corso dell’udienza aveva manifestato il suo nervosismo, tanto da essere richiamato dai giudici.
Singolare, dopo aver ottenuto la parola, la richiesta, decisa, al pm Lorenzo Francia di chiedere scusa a sua moglie per averla, a suo dire offesa, nel corso della requisitoria nel passaggio secondo cui l’ex rettore avrebbe visitato il terreno con la moglie.
“C’è la disponibilità dei presenti a testimoniare – spiega ancora Tiberti – dunque ho dato mandato ai miei legali di intraprendere qualsiasi azione, civile o penale lo stabiliranno gli stessi legali, nei confronti del signor Di Orio”.
“Certo – prosegue – ho visto una cosa che mai mi era capitato di vedere in un’aula di tribunale, che, come mi hanno insegnato in famiglia, è un luogo sacro in cui lavorano dei ‘sacerdoti’ che meritano rispetto”.
Tiberti rivolge un pensiero anche ad un avvocato difensore dell’ex padre padrone dell’Universirtà dell’Aquila.
“Ad uno degli avvocati difensori di Di Orio, Antonio Valentini – dice ancora Tiberti – chiedo un confronto pubblico per capire se è in grado di ripetere le stesse cose dette ieri in aula nei miei confronti. La tensione emersa è solo da parte loro, io ero assolutamente tranquillo e in silenzio”.
Valentini nell’arringa, nel respingere le accuse e chiedere l’assoluzione per il su assistito, aveva spiegato che la vicenda nasce solo dall’odio di una persona contro il suo assistito.
L’ex rettore e l’ex primo cittadino sono stati condannati per essersi procurati un “ingiusto profitto nello svolgimento delle funzioni e del servizio”, attraverso la vendita al rettore da parte del Comune reatino di un campo di calcio con destinazione verde pubblico al costo di 15 mila euro (3,40 euro al metro quadrato) per costruire un’abitazione prefabbricata da 400 metri quadrati in seguito alla perdita della casa per il terremoto del 2009.
Questo, nonostante sia emerso dai docuimenti che Di Orio era proprietario di numerose abitazioni, anche più vicine all’Aquila di Antrodoco.
Tra i provvedimenti del Comune, oltre all’autorizzazione a costruire, il cambio di destinazione d’uso in turistico-alberghiero.
“Un’altra cosa che mi ha lasciato molto perplesso è che Di Orio sarebbe stato allievo dello statista democristiano Aldo Moro. Sicuramente il signor Di Orio avrà traccia di questa sua consuetudine e del suo studentato con Moro”, aggiunge.
“Comunque, devo dire per correttezza che i magistrati sia dell’accusa che del collegio giudicante erano di un livello assolutamente notevole, persone estremamente serie e preparate. A fine processo do atto a quanto detto dai miei legali che, pur non avendo io alcun dubbio, avevano sottolineato più volte l’assoluta preparazione giuridica sia dell’accusa che dei giudicanti”, conclude Tiberti.
Nel corso dell’arringa l’avvocato di Faina, Antonio Perelli, aveva invocato la prescrizione, istanza repinta. I legali del rettore hanno fatto istanza di restituzione del terreno dietro la restituzione dei 15mila euro, mossa che non ha sortito l’effetto sperato.
Contro la sentenza Di Orio ricorrerà in appello. Il pm, che aveva chiesto sei mesi, nella requisitoria ha spiegato che “si è trattato di un regalo fatto ad un ex senatore del Pds da una giunta di centrodestra, guidata da un ex democristiano, questa vicenda sarebbe andata diversamente se non fosse stato per la tenacia del professor Tiberti, informato dal professor Pierluigi Beomonte Zobel“.
“È un favoritismo o un mancato regalo, una vicenda odiosa perché intervenuta in un momento tragico anche per lo stesso imputato, siamo di fronte ad una sequenza di eventi che realizzano un ingiusto vantaggio: non solo la sdemanializzazione e futuro mutamento di dstinazione d’uso, non solo sottostima del costo ma autorizzazione del proproetario a costruire su un terreno comprato a 15mila euro sul quale è stata fatta la progettazione per realizzare una villa con portico e parcheggi che smentisce la ipotesi originaria sulla esigenza di un prefabbricato temporaneo da costruite in pochi giorni per far fronte ad una esigenza abitativa causata dall’emergenza terremoto”.
Una emergenza che secondo il pm che cita indagini della Guardia di Finanza non c’è “perché Di Orio possiede numerose altre abitazioni”. Il regalo, sempre secondo il pm, per ospitare ad Antrodico “un uomo importante” che avrebbero potuto anche trasferire una sede distaccata dell’Università dell’Aquila.
All’udienza al tribunale di Rieti hanno assistito il cancelliere Caterina Genzano e l’assistente Luciano Guidi, ufficiale giudiziario.
La difesa degli imputati era affidata ai legali Antonio Valentini e Giovanni Marcangeli per Di Orio e ad Antonio Perelli per Faina.




