PESCARA – Doveva essere una colonna portante della maggioranza di centrosinistra, l’assessore regionale del Partito democratico Donato Di Matteo, vuoi per l’esperienza politica come assessore della Giunta di Ottaviano Del Turco e come presidente dell’Aca, vuoi per i ben 6.587 voti con cui è stato rieletto con Luciano D’Alfonso nel 2014.
Le cronache e i boatos dell’Emiciclo e di palazzo Silone raccontano invece, dopo nemmeno due anni di legislatura, di un rapporto sempre più logorato e conflittuale tra il medico ed ex sindaco di Roccamorice e D’Alfonso, che oramai i suoi oppositori e le voci critiche interne alla maggioranza hanno ironicamente soprannominato il “Faraone”, accusandolo tra le tante cose di scavalcare Di Matteo nelle partite decisive in tema di lavori pubblici, case popolari e urbanistica, che pure sono oggetto delle sue deleghe.
E così Di Matteo era in prima fila, pochi giorni fa, in veste di assessore alle tradizioni popolari, alla presentazione delle celebrazioni di Guardiagrele (Chieti), in onore di San Nicola Archimandrita, monaco e migrante, e poi alla presentazione del volume fotografico “L’Orso e l’Abruzzo”, curato da Maurizio Valentini, questa volta in veste di assessore a Parchi e Riserve naturali.
Non c’era invece il Di Matteo assessore ai Lavori pubblici e all’Edilizia residenziale, quando il 3 maggio il presidente D’Alfonso ha provveduto in Giunta alla nomina del dirigente regionale pescarese Luigi Fusco ad amministratore unico dell’Ater di Lanciano (Chieti).
Una “nomina d’imperio” ha subito tuonato il consigliere regionale di Forza Italia Mauro Febbo, prontamente smentito dal membro dello staff del presidente Andrea Catena, resa possibile dal contestato decreto 34 del presidente della Giunta regionale, in cui si chiarisce che la proposta e la designazione dei capi dipartimento e dei dirigenti, dei vertici di enti, aziende, agenzie, società regionali, spettano al presidente, non agli assessori. E Febbo non ha mancato di parlare di “ennesima frattura politica, che oramai sembra ormai irreparabile, tra D’Alfonso e l’assessore Di Matteo”.
Corre voce, va aggiunto, che Di Matteo all’Ater di Lanciano avrebbe preferito l’ex sindaco di Gessopalena (Chieti) Antonio Innaurato.
Andando a ritroso nella legislatura va poi ricordato che il cavallo di battaglia di Di Matteo, ovvero la storica riforma che abolisce le cinque Aziende territoriali per l’edilizia residenziale (Ater) e crea un’unica Agenzia regionale per l’abitato (Ara), giace ancora nelle commissioni, e non si riesce trovare una quadra all’interno della maggioranza, senza che questa volta D’Alfonso riesca a mettere tutti in riga, con grande irritazione di Di Matteo.
E sempre in tema di case popolari, un altro momento di forte fibrillazione tra Di Matteo e la sua maggioranza è stato quando nella primavera 2015, a causa dei rinvii della discussione sulle norme per l’alienazione e la valorizzazione del patrimonio di edilizia residenziale pubblica, la legge regionale è stata promulgata il giorno dopo dalla pubblicazione del governo Matteo Renzi della norma nazionale sullo stesso argomento.
Va poi ricordato che D’Alfonso ha assunto, da governatore, il compito di coordinare e definire l’iter di riscrittura della legge urbanistica, datata 1983, anche se la delega è nelle mani di Di Matteo, e ha avuto un ruolo di dominus incontrastato nella partita del Masterplan per il sud che consentirà investimenti 1,5 miliardi di fondo vecchi e nuovi per realizzare 77 opere strategiche nei prossimi anni.
Anche in questa partita Di Matteo, che pure dovrebbe avere una voce in capitolo in tema di opere pubbliche territoriali, ha avuto un ruolo a dir poco defilato. Ed era assente quando il msterplan è stato solennemente sottoscritto dal presidente del Consiglio Matteo Renzi all’Auditorium dell’Aquila martedì scorso, con a fianco un euforico D’Alfonso.
Il nome di Di Matteo si è fatto eccome invece quando D’Alfonso si è visto costretto, nel settembre 2015, a trovare un posto in giunta ad Andrea Gerosolimo di Abruzzo civico, sacrificando uno degli assessori.
A farsi da parte alla fine è stato Mario Mazzocca di Sinistra ecologia e libertà. Ma in molti pronosticavano il passo indietro di Di Matteo, ricordando che D’Alfonso aveva fatto resistenze anche alla sua candidatura nelle liste del Pd, in effetti rimasta in bilico fino alla fine.
Una diffidenza che ha radici antiche, insomma, e che con il trascorrere della legislatura sembra accentuarsi. Filippo Tronca






