TERAMO – Nervi tesi e corsa contro il tempo a Teramo, il giorno dopo il clamoroso sequestro e conseguente evacuazione dell’Istituto Melchiorre Delfico, con 1200 studenti del liceo classico, liceo scientifico e coreutico, oltre a 14 classi di scuola primaria e secondaria di primo grado, per ora lasciati a casa, con danni enormi al loro percorso didattico, e a cui va trovata un’altra sede dove poter andare a scuola. Intanto resteranno a casa per una decina di giorni, se basta, mentre gli studenti del Convitto  sono stati sistemati temporaneamente in albergo. E si profila la necessità di realizzare un edificio scolastico provvisorio, come quelli del post terremoto. Ma in tempo di pace.

Il sequestro del palazzo  è la conseguenza dell’inchiesta della procura di Teramo, condotta dal pm Davide Rosati e basata su una perizia dei tecnici del Comitato tecnico amministrativo del Provveditorato interregionale delle opere pubbliche di Lazio, Abruzzo e Sardegna. Per la Procura, in parole povere, l’edificio è pericoloso e a rischio crollo in caso di terremoto: “il livello di sicurezza sismico stimato per l’edificio risulta infatti pari al 46%, quindi inferiore  al limite del 60%, stabilito delle nuove norme per il calcolo strutturale per l’edificio ad uso scolastico”. Di fatto si è correttamente applicato il principio di prevenzione tanto invocato, specie dopo le catastrofi avvenute.

Il prefetto Fabrizio Stelo ha oggi ritenuto necessario lunedì prossimo convocare il Presidente della Provincia e il Sindaco di Teramo insieme ai Dirigenti scolastici, all’Ufficio territoriale scolastico e a tutti gli altri Enti che a vario
titolo potranno e dovranno contribuire nel trovare una soluzione rapida e idonea. “Importante che le decisioni che riguardano il futuro degli studenti vengano valutate e assunte nelle opportune sedi istituzionali. La Prefettura si rende come sempre disponibile a offrire un tavolo di confronto fra tutti gli interlocutori coinvolti”, ha sottolineato.

Tutto ha avuto inizio da un’inchiesta sulla realizzazione lavori strutturali eseguiti alla Delfico, che secondo l’accusa sarebbero stati fatti in assenza di titolo abitativo del servizio del Genio civile di Teramo, e vengono contestati due studi di vulnerabilità effettuati nel 2016 e 2019 che invece ritenevano sicuro l’edificio, effettuate dai tecnici della Provincia.

Si legge in un passaggio dell’ordinanza: “dalla verifica della completezza e della correttezza e l’analisi di vulnerabilità emergevano numerose criticità sulla base delle quali non era possibile tenere condivisibile il livello di sicurezza sismico già valutato”.  E ancora: “emergevano parimenti numerose criticità sulla base dei quali non era possibile ritenere affidabili il livello sicurezza dell’edificio nei confronti dei carichi verticali, apparendo peraltro la stima di tale livello di sicurezza gravata da ipotesi non cautelative”.

Nell’occhio del ciclone la Provincia di Teramo, proprietaria e responsabile dello storico palazzo nel cuore del centro storico e secondo quanto annunciato dal presidente, Camillo D’Angelo, verrà costruita una scuola provvisoria modulare, come quelle già usate nella gestione delle emergenze terremoto, che dovrebbe pronta dopo le vacanze di Natale, quindi entro l’inizio del 2025. Coinvolto anche il Comune di Teramo, e il sindaco Gianguido D’Alberto, responsabile della scuola elementare e media annessa al Convitto.

Gli studenti saranno smistati in tutte le aule disponibili di altri istituti cittadini e anche all’Università.
Il Comune ha già individuato ad esempio le scuole San Bernardo e De Jacobis. La Provincia intende collocare 25 classi delle superiori nella Pascale-Forti, altre in un edificio individuato tra la Gammarana e Piano d’Accio, nella zona dell’Istituto agrario.

Ieri in lacrime la preside del Convitto Delfico Daniela Baldassarre: “Siamo qui per fronteggiare questa situazione ma non è semplice trovare dei siti. E’ come quando ci fu la scossa di un terremoto. Siamo fuori, senza spazi, senza pc, senza niente. Ho portato fuori dalla scuola il mio timbro perché ho pensato dovesse servirmi. Abbiamo bisogna di aule e di spazi per tutti.  La soluzione ad oggi non c’è“.

E poi ha aggiunto: “Perché non avete fatto questo provvedimento a settembre prima che si riaprisse la scuola? Ci è cascata una tegola in testa enorme. Tutte le scuole di Teramo sono insicure, se si tiene conto del numeretto dell’indice. Nessuna raggiunge i livelli di coefficienza che la norma odierna richiede. Allora che dovremmo fare? E’ stato terribile affrontare questa emergenza e vedere i ragazzi partire con le valigie. Ho il terrore di aprire il telefono e vedere le richieste di nulla osta“.

Il quotidiano on line I due punto pubblica la lettera di una studentessa del liceo classico, in un articolo dall’eloquente titolo, “Chi sbaglia deve pagare”.

Ecco un  passaggio: “Ciò che è accaduto è stato deludente per tutti noi ragazzi che ci ritroviamo ad oggi senza la nostra scuola; ragazzi del convitto provenienti da varie città e paesi d’Abruzzo costretti a recuperare gli effetti personali in fretta e furia e uscire dall’istituto. Mi auguro, e penso di parlare a nome di tutto gli studenti, che chi ha commesso errori si possa accorgere del danno causato a studenti, famiglie, insegnanti, collaboratori scolastici: un grande colpo che riguarda l’intera città. Non so se verranno mai lette queste parole ma spero che chiunque si renda conto di ciò che sta accadendo in questo momento e della difficile situazione”.

 

 

 

 

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