CHIETI – Nell’inchiesta sull’università “d’Annunzio” spunta anche un dossier a luci rosse. Si tratterebbe del risultato di un’indagine affidata a un investigatore privato che riguarda personalità ai vertici dell’ateneo teatino-pescarese.
Del dossier hot si parlava da tempo, la novità è che ora è entrato a far parte a tutti gli effetti dell’inchiesta aperta dalla procura di Chieti sull’ateneo dannunziano.
Sono diversi i filoni su cui pare stiano indagando gli uomini della procura. Uno di questi riguarda le 19 promozioni volute dal nuovo direttore generale, Filippo Del Vecchio, viste da qualcuno come “carriere facilitate” attraverso il ricorso a un elenco considerato non più valido.
Non era così per Del Vecchio, secondo cui le graduatorie del 2008 erano state assoggettate a ben due proroghe (la prima concessa dalla legge Brunetta del 31 ottobre 2009, che le “allungava” di tre anni, la seconda concessa dal Milleproroghe di fine 2011, che le rendeva valide fino al 2012).
L’ultima visita delle fiamme gialle alla “d’Annunzio” riguarderebbe proprio questo filone d’indagine. Due finanzieri, infatti, si sarebbero recati al secondo piano del rettorato per consegnare un avviso di comparizione a una dipendente dell’ateneo per essere ascoltata come testimone in relazione alle contestatissime promozioni, che provocarono una diffida da parte del rappresentante del personale nel Senato accademico, un ricorso al Tar (giudicato inammissibile) e un esposto firmato dall’associazione Codici, oltre al malumore di gran parte del personale.
Un altro pezzo dell’indagine riguarda, invece, il primo contratto del direttore generale Del Vecchio, anche questo oggetto dell’esposto da parte di Codici, che punta l’attenzione sulla sua dichiarazione “di non aver riportato condanne penali e non avere procedimenti penali in corso”.
È possibile che Del Vecchio, quando si candidò a ricoprire il ruolo di direttore generale, non ancora sapesse di essere indagato per la vicenda degli affitti gonfiati dei capannoni ex Optimes all’Aquila? Il dubbio c’è, ma l’interessato ha sempre negato di essere stato conoscenza di qualcosa.
Ci sono dubbi anche sul secondo contratto che, tra l’altro, ha ricevuto l’avallo del Consiglio d’amministrazione dell’ateneo solo a un anno di distanza dalla sua firma e solo a seguito della pubblica denuncia di un membro del Senato accademico.
Il cda ha dato il via libera nonostante mancasse un capoverso fondamentale, presente invece nel primo, che riguarda le situazioni di incompatibilità previste dalla normativa vigente.
Secondo il bando per la scelta del nuovo direttore generale dell’università, infatti, poteva partecipare alla selezione solo chi non aveva condanne penali, carichi pendenti o non fosse sottoposto a indagini. Quando Del Vecchio firmò il primo contratto dichiarò di non sapere nulla dell’indagine aquilana, ma successivamente la notizia è diventata di pubblico dominio. L’università l’ha saputo ufficialmente (come attesta il verbale del cda del 18 dicembre 2012) ma nessuno ha preso provvedimenti. Quindi dal secondo contratto è sparito un capoverso.
Oltre alle “carriere facili”, inoltre, la procura si starebbe interessando anche delle “lauree facili”. Una vicenda, questa, che riguarderebbe un dipendente della “d’Annunzio” che lavora nella segreteria del direttore generale.
C’è, infine, il filone che riguarda la sospensione del contratto con il Cus che tanto scompiglio sta provocando in ateneo soprattutto per la facoltà di Scienze motorie che ha assoluto bisogno degli impianti sportivi del Cus.




