TORTORETO – Epocali riforme con una piccola variazione di acronimo.

Potrebbe accadere all’Arit, l’Agenzia regionale per l’informatica e la telematica, che se passerà il disegno di legge del consigliere regionale Maurizio Di Nicola, di Centro democratico, è destinata a diventare l’Aric, l’Agenzia regionale di informatica e committenza, con storica sede a Tortoreto (Teramo).

Una “c” al posto della “t”, e l’ente regionale che negli anni è salito agli onori delle cronache per le consulenze d’oro, le assunzioni clientelari, la dubbia utilità, avrà come nuova mission quella di diventare la stazione unica degli appalti e dei processi di acquisto di beni e servizi della Regione Abruzzo, in primis quelli delle Asl, ma anche degli altri enti pubblici locali, per importi superiori a 150 mila euro, in maniera da razionalizzare la spesa pubblica e far risparmiare una marea di soldi agli abruzzesi. Basti pensare che solo le Asl macinano una spesa di circa 2,3 miliari di euro.

Protagonista di questo nuovo corso sarà in prima persona anche il nuovo direttore generale dell’Arit, Sandro Di Minco, avvocato e consulente presso diverse aziende pubbliche e private in Diritto delle tecnologie dell’informazione, docente universitario in materia di Diritto dell’informatica, che ha preso il posto due mesi fa di Andrea Grilli, nominato appena un anno fa dalla Giunta regionale di cui è presidente Luciano D’Alfonso. Poi, si vocifera nei palazzi regionali, i due sono entrati in rotta di collisione, e Grilli ha preferito fare le valige.

Di Minco spiega subito ad Abruzzoweb di condividere in pieno il progetto di legge di Di Nicola, con cui “avrò a giorni un incontro ufficiale per entrare nel dettaglio del pdl, che ha appena avviato il suo iter in commissione”, aggiungendo che “una centrale unica di committenza risponde nella nostra Regione ad una reale esigenza di trasparenza e di economicità, e potrà consentire risparmi per milioni di euro l’anno di soldi pubblici”.

Del resto è il governo ad imporre una razionalizzazione degli acquisti, da cui potrebbero derivare enormi risparmi, su spinta dell’Autorità nazionale Anticorruzione, guidata da Raffaele Cantone, il quale squadernando i dati allarmanti della corruzione nelle Asl italiane – 151 dirigenti sanitari coinvolti nel 37 per cento delle aziende – ha individuato come punto debole proprio l’affidamento in appalto dei beni e servizi, in cambio spesso di mazzette e a prezzi maggiorati.

Di Minco però tiene anche a fare il punto sullo stato di salute dell’ente che si è trovato a guidare e mette subito le mani avanti: per affidare questo nuovo delicatissimo compito all’Arit, in aggiunta ai progetti che sono già portati avanti sul piano dell’agenda digitale, occorrerà potenziare e ripensare l’ente, che ad oggi con quello che riceve dalla Regione riesce a malapena a sopravvivere, anche se sono finiti i tempi degli sciali.

Le consulenze esterne sono state infatti pressoché azzerate, il passivo è di “soli” 300 mila euro, e i dipendenti sono stati ridotti ad appena 23, compresi i due dirigenti, rispetto ad una pianta organica prevista di 47 addetti.

“Non nascondo la mia preoccupazione – spiega Di Minco – l’Arit non gode oggi di ottima salute, è sottoposta ad un’importante cura ricostituente. La Regione ha trasferito con la legge di Stabilità 1,1 milioni di euro, che però non bastano nemmeno a coprire i costi di funzionamento, ovvero a pagare i dipendenti, che oggi sono impegnati in progetti importanti e utili, le utenze e le manutenzioni, il centro tecnico e dei nostri server”.

La Giunta regionale non a caso è dovuta intervenire con uno stanziamento straordinario di 140 mila euro, per interventi urgenti sui sistemi di sicurezza.

“La scelta dell’Arit come futura stazione unica appaltante è una scelta naturale e azzeccata, perché sarà un’attività altamente digitalizzata, che si svolgerà su una piattaforma informatica, simile a quelle che realizziamo già e di cui abbiamo tutte competenze. Quella che serve – aggiunge però Di Minco – in organico figure professionali d hoc esperte in gare d’appalto, e queste potrebbero essere trasferite nella futura Aric da altri comparti della Regione, a costo zero”.

Come prevede il ddl Di Nicola, “l’Aric verrà riconosciuta dall’Anac soggetto aggregatore, uno dei 35 in Italia, e dunque parteciperà al tavolo dei Soggetti aggregatori istituito presso il Ministero dell’Economia, accedendo ai finanziamenti messi a disposizione nell’ambito del Fondo per l’aggregazione degli acquisti”. Il ddl parla poi espressamente della necessità di “assicurare la la dotazione di risorse umane e strumentali l’agenzia per dare piena operatività alla struttura”.

E stima in 190 mila euro il fabbisogno per il 2016 necessario a garantire il funzionamento dell’Aric, “in relazione alle funzioni attribuite dalla presente legge”.

Per Di Minco però potrebbe non bastare, visto che l’Aric oltre a occuparsi di gare dovrà in parallelo portare avanti anche i progetti di digitalizzazione della pubblica amministrazione, prioritari anch’essi, ed anzi imposti dalla legge.

“Gestiamo già lo Sportello unico attività produttive, stiamo varando lo sportello unico dell’edilizia. Entrambi rappresentano una straordinaria facilitazione per le aziende, nel dialogare on line e in tempo reale con gli enti locali e la Regione abbattendo costi e tempi della burocrazia”.

Il problema però è che gli enti locali, in particolare i piccoli e medi Comuni fanno fatica a digitalizzare i documenti e le procedure, a interagire on line, e si ha dunque il paradosso, esemplifica con un’efficace metafora il direttore Arit, “di avere già pronta un’autostrada, dove però si è costretti a muoversi come se si fosse su una mulattiera”.

“La Regione, anche attraverso l’Arit – prosegue a tal proposito Di Minco – deve allestire un servizio di assistenza tecnica al servizio in particolare piccoli e medi comuni tutti i comuni. E nel frattempo deve anticipare i tempi di introduzione, ora in fase sperimentale in altre regione, del sistema pubblico di identità digitale, che consentirà a cittadini e aziende di avere un unico pin per usufruire di tutte le piattaforme informatiche. Occorre estendere il sistema di pagamento on line, e cominciare a preoccuparsi anche del problema della conservazione a lungo termine dei documenti digitali, con pieno valore legale, e con facilità di reperimento”.