L’AQUILA – “Vi ricordate il bazooka di Conte che ha annunciato il 6 aprile 400 miliardi di euro di prestiti garantiti e cash per le imprese? Siamo all’8 giugno e sono in lavorazione da parte delle banche, non erogati, solo 25 miliardi di euro”. L’Abruzzo a trazione leghista è invece un modello con “un tagliando positivo ma lo prendo come partenza”.
Basta con governo giallo-rosso di Giuseppe Conte, nessuna possibilità di large intese e “inciuci”. Bocciatura di buona parte delle misure intraprese per far fronte alla devastante crisi economica provocata dal coronavisrus. Lega protagonista in Italia e in Abruzzo, a cominciare dalle amministrative di settembre, con partite più importanti a Chieti e Avezzano.
Il leader della Lega ed ex vicepremier e ministro dell’Interno Matteo Salvini ha rilanciato oggi a L’Aquila l’azione del suo partito nel corso di una conferenza stampa nella sala ipogea dell’Emiciclo e poi nell’inaugurazione della sede del partito in via Rosso Guelfaglione, vicino la prefettura.
Ad accoglierlo anche un gruppo di giovani contestatori al canto di Bella Ciao, lungo corso Federico II, tenuti a distanza dalle forze dell’ordine dai militanti della Lega. Momenti di tensione anche nella vicina sede, dove i giornalisti non sono stati fatti entrare.
“Prima le persone normali”, ha detto a muso duro un esponente leghista che presidiava l’ingresso. Salvini è poi uscito di tutta fretta senza concedersi ai microfoni, e nemmeno ai consueti selfie.
Ad accogliere invece Salvini a palazzo dell’Emiciclo, il segretario regionale e deputato e deputato Luigi D’Eramo, i dieci consiglieri e i quattro assessori regionali, il candidato sindaco del comune di Chieti, l’ex consigliere e parlamentare aennino Fabrizio di Stefano, il probabile candidato sindaco di Avezzano, Tiziano Genovesi, il deputato Giuseppe Bellachioma, ex coordinatore regionale, il senatore eletto in Abruzzo l’economista Alberto Bagnai, il presidente della Tua, Gianfranco Giuliante, ed una ampia rappresentanza di sindaci e amministratori locali, a cominciare da assessori consiglieri leghisti a comune dell’Aquila.
Al centro degli interventi di Savini certo la politica nazionale, manche quella regionale a cominciare dalla partita che sta per iniziare per le comunale di settembre. In entrambi i campi l’incognita è rappresentata dal rapporto sempre più conflittuale con Forza Italia, che al parlamento si avvicina a posizioni centriste e in aperto contrasto con l’egemonia salviniana, a livello locale guerreggia per la scelta dei candidati sindaci, tanto che a Chieti ha già deciso di appoggiare Bruno Di Iorio assieme a Italia viva che competerà con il leghista Di Stefano. Ad Avezzano invece la Lega ha lanciato il nome di Tiziano Genovesi, coordinatore provinciale, oggi protagonista dell’apertura della sede aquilana, assieme al coordinatore cittadino Giorgio Fioravanti.
Salvini ha parlato di Modello Abruzzo con “un tagliando positivo ma lo prendo come partenza – ha detto Salvini – Vorrei che come a Genova sia un modello per gli appalti, l’Abruzzo sia un modello per il sostegno alle piccoòle imprese e alla famiglie, il significato è che ci siano tante imprese e tante famiglie aiutate a rialzarsi perché in questo momento la emergenza è esclusivamente economica. Cassa integrazione, sostegno alle imprese, liquidita in banca, mutui, fitti, bollette tutto il resto della polemica viene dopo: sono contento che la Regione Abruzzo sia stata una di quelle a livello italiano più veloce e sensibile con norme presentate dalla Lega”.
Per quanto riguarda le norme impugnate dal governo approvate nella Legge Cura Abruzzo del 6 aprile, Salvini ha poi commentato: “So che il Governo debba solo vergognarsi nel mettere in discussione quello che Comuni e Regioni stanno con fatica facendo per i loro cittadini e lo dico senza distinzione di colore politico perché aveva causato problema alle Marche a guida centrosinistra, e problemi all’Abruzzo a guida centrodestra. Penso che il Governo debba fare bene quello che gli italiani si aspettano da lui e che non fa, senza rompere le scatole agli abruzzesi e ai marchigiani”.
Il leader della Lega ha poi affrontato il tema caldo delle candidature alle prossime amministrative, e dunque del rapporto non facile con gli alleati.
“Più cresce l’intero centrodestra meglio è, ho sbirciato per quanto poco ci creda, il sondaggio di Mentana di questa sera e la Lega è a otto punti dal Pd che è il secondo partito, quindi importante è che cresca il centrodestra. È importante è che però nessuno si senta superiore agli altri, non lo facciamo noi che siamo il primo partito in Abruzzo e in Italia, mi auguro che non lo faccia nessun’altro”, riferendosi ai meloniani.
E a seguire la stoccata: “Noi non imponiamo niente a nessuno perché siamo persone educate ed umili, ma un conto è essere umili un conto è passare per fessi. Abbiamo dimostrato lealtà in regione in tutti i comuni capoluogo con mio sommo orgoglio. a L’Aquila è andata come è andata, in Regione è andata come andata. Non avessimo candidati all’altezza io sarei il primo a dire, come segretario della Lega dove non abbiamo un uomo o una donna in grado di coprire quel ruolo, non mettiamo le bandierine, solo per il gusto di farlo. Abbiamo però due soluzioni positive e vincenti, sia per Chieti sia per Avezzano, e sono convinto che i fatti ci daranno ragione”.
E i nomi sono ad oggi quelli di Genovesi ad Avezzano, e di Di Stefano a Chieti.
I giornalisti hanno anche sottolineato che in Abruzzo ci sono frizioni tra la Lega e Fdi che cresce molto e fa l’assopiglitautto nelle nomine e nella gestione del potere e che nell’ultima seduta del Consiglio, proprio per il disaccordo sulle nomine, non su questioni importanti, è caduto il numero legale.
“Spero che non succeda più, di tutto c’è bisogno in questo momento meno che di litigare su questioni come queste”, il commento di Salvini a tal proposito.
Poi, il leader della Lega ha detto la sua sul caso Palamara e della bufera nel Csm e nella magistratura causata dalle intercettazioni pubblicate in questi giorni, nella cui bufera è finto anche l’ex vice presidente del Csm, l’abruzzese Giovanni Legnini, che nei mesi scorsi si è dimesso da consigliere regionale abruzzese di centrosinistra assumendo l’incarico di commissario per la ricostruzione del Centro Italia.
“In un Paese normale – ha dichiarato Salvini – qualcuno si sarebbe già dimesso se intercettato a dare della merda a un ministro che va fermato anche se ha ragione rispetto alla legge”. “In qualsiasi altro Paese si sarebbero già dimessi – ha continuato – meglio tardi che mai, dai signori Legnini e Palamara e compagnia non mi aspetto non solo le scuse che mi interessano poco, ma le dimissioni perché hanno dimostrato di non agire per il bene del Paese”.
Tornando sul Cura Italia, in particolare dei prestiti garantiti dallo Stato per un sostegno economico anti-covid sui quali le imprese stanno incontrando molte difficoltà. “Quanto annunciato non corrisponde ai fatti – ha spiegato – e quel genio del ministro dell’Economia ha detto ai cittadini ‘non trovi i soldi? Cambia banca – ha detto ancora Salvini che il quale in riferimento alle dirette di Conte ha spiegato che pensava che spuntasse fuori “anche quando durante la chiusura vedevo i cartoni mimati con mia finalità”.
Ha poi criticato l’app Immuni. “Io non consiglio nulla agli abruzzesi perché decideranno con la loro testa, io non la scarico fino a quando non ho garanzia assoluta di come vengono trattati e custoditi i miei dati, non scarico alcunché”, le sue parole riguardo la ’App Immuni che tra l’altro vede l’Abruzzo tra le cinque regioni in cui c’è la sperimentazione.
“Mi dicono che la partecipazione cinese è minima, è al 2 per cento io dove c’è puzza di regime comunista non scarico nulla. Dato che anche all’interno dei servizi di intelligence italiani è stato sollevato qualche dubbio che non trova ancora risposta io non scarico nulla – ha rimarcato Salvini -. Non è una polemica politica perché la propone Conte. Capisco che durante il periodo di chiusura sui siti internet sono circolati dati ma io volontariamente non mando ulteriori dati nella disponibilità di altri”.
“Io sono come San Tommaso finché non vedo non credo, sono tre mesi che stiamo collaborando con il Governo Conte, ma risultati pratici zero. L’ultimo è quello di sabato, il Decreto scuola, abbiamo fatto 100 proposte e suggerimenti, abbiamo proposto di tutto, 2 miliardi e 100 milioni per sistemare 1.700 plessi scolastici, sa quanti emendamenti? Zero”, un passaggio del suo commento sul rapporto con il governo Conte bis.
“Tutto ciò è uguale per il Cura Italia, per la liquidità, per il rilancio, noi continueremo a fare proposte, la mia fiducia al signor Conte e nella sua squadra è pari a zero, prima gli italiani avranno un parlamento e un Governo cui fidarsi meglio sarà per tutti”, ha aggiunto. Sulla possibile adesione dell’Italia al Meccanismo europeo di stabilità (Mes), Salvini ha detto che “Per il momento sono soldi del monopoli, nel senso che stiamo discutendo da tre mesi del parco della vittoria, nel senso che i soldi del ‘recovery found’ se arrivano, arrivano nel 2021 per ammissione della stessa Commissione Europea, se comunque arrivano dei soldi per le imprese nel 2021 è come la medicina salvavita per l’infartuato che ti arriva nel 2021, ed ha fatto a tempo a morire 8 volte”.
“Sul Mes – ha precisato – se fosse un regalo così eclatante, non si capisce perché Grecia, Spagna, Francia, Portogallo e tutto il resto del mondo abbiano detto ‘no grazie’. O sono poco furbi tutti gli altri, oppure evidentemente è una ‘sola’. Sembra che abbiano capito che la via è quella dell’emissione dei buoni del tesoro, venendo qui ho letto che lanciano i ‘Bpt Futura’ per il rilancio dell’economia, azione che noi chiedevamo da tre mesi e quindi se la via è questa, siamo d’accordo con il Governo”.
Infine polemiche sulla Fca ha chiesto 6 miliardi di euro, e “probabilmente li otterra’, per una piccola azienda magari bastano 60 mila euro non 6 miliardi però purtroppo in Italia se ti chiami Fca ti danno 6 miliardi se sei una piccola impresa aquilana per avere 25 mila euro devi compilare 38 moduli. Questa mattina – ha aggiunto – ad una azienda della Marche che ho visitato in cui producono scarpe mi hanno detto che stanno andando avanti e dietro con sei banche da due mesi perché in tempi di virus, di chiusure, di fallimento dei forntori chiedono di accedere al finanziamento, presentando uin business plan a 36 mesi. Come si fa a saperlo adesso che non sai se domani mattina il cliente paga e il fornitore c’è? Dovresti dare al tuo piano economico una visione per i prossimi tre anni. Questo vuol dire non capire una mazza di economia, d’altronde alcuni ministri che abbiamo al Governo hanno già dato ampia prova di non amare il privato. Non è solo imcompetenza, è anche pre giudizio ideologico sull’iniziativa privata. C’è qualcuno che ha in mente Paesi come il Venezuela o la vecchia Unione Sovietica dove tutto è diretto concentrato dallo Stato”.






