PESCARA – “I dati raccolti nell’ambito della campagna promossa dalla Polizia di Stato, denominata “Una Vita da Social”, grazie alle interviste a 15.268 ragazzi effettuate dagli operatori della Polizia di Stato e di Skuola.net, ripropongono l’attualità del fenomeno “bullismo”, che appare diffuso e radicato tra i giovanissimi con un aumento considerevole delle giovani donne come autrici di reato”.

Lo afferma in una nota la Polpost di Pescara. Se è vero che il bullismo continua a svilupparsi soprattutto off-line (l’87 per cento delle vittime è stato infatti preso di mira esclusivamente o prevalentemente nella vita reale), è in aumento, afferma la Polizia delle Telecomunicazioni “il complementare fenomeno del cyberbullismo”.

La diffusione esponenziale tra i giovanissimi di smartphone e tablet e l’utilizzo massivo dei nuovi canali di comunicazione (come quelli di social network e messaggistica istantanea), i quali spesso non sono usati come degli strumenti che agevolano la vita di relazione ma “costituiscono” essi stessi le “relazioni pericolose” di chi li usa, riverberano i loro effetti anche sulla deriva del bullismo.

Si assiste anche ad un incremento degli interventi causati dall’uso “distorto” del materiale sessualizzato o erotico autoprodotto (“selfie”) da minori, il quale a volte e’ stato usato per fini estorsivi o per far circolare le immagini sessualizzate tra i compagni di classe anche mediante i socialnetwork, il tutto per scherzo, prepotenza o “goliardia”.

Nell’ambito della Polizia di Stato, sottoliena la dottoressa Elisabetta Narciso, dirigente il Compartimento Polizia Postale e delle Comunicazioni Abruzzo,  sototliena “la grande attrattiva che i nuovi media esercitano sui giovani che hanno evidenziato fenomeni border line tra devianza giovanile e psicologia dei gruppi”.

Per meglio illustrare le possibili manifestazioni del fenomeno si riportano due esempi concreti trattati dal Compartimento Polizia postale e delle comunicazioni Abruzzo i quali vedono come protagoniste negative delle giovani ragazze.

E’ il caso di A., una ragazzina della scuola media, la cui aggressione, verbale e fisica, avvenuta in spiaggia viene filmata e pubblicata su youtube (dopo essere circolata su whatsapp tra numerosi ragazzi e ragazze) da tre sue “amiche” le quali continuano a perseguitarla per lungo tempo. Parole “forti”, insulti, strattoni e schiaffi vengono filmati e l’umiliazione, l’offesa, l’atto vile e violento si ripetono in danno della vittima ad ogni visualizzazione del filmato.

E’ il caso di F., ancora una volta nell’ambito della scuola media. Ancora atti di bullismo da parte di alcune coetanee. Tutto inizia con uno “scontro” iniziato nel cortile della Scuola. Cinque ragazze “affrontano” la vittima con fare intimidatorio, minacce, insulti, percosse. Nei giorni segue ancora la minaccia “dal vivo”, per non far denunciare l’aggressione. E infine la trasposizione sui nuovi media. Il vantarsi del biasimevole gesto, il proliferare di insulti, la descrizione da parte delle altre minori dell’aggressione sulla bacheca dei loro profili Facebook.

” La causa scatenante di tutto ciò – afferma sempre  Narciso-  è emblematica: il rifiuto dell’ ‘amicizia’ sul web di una delle autrici della violenza, da parte della vittima. Amicizia, ovviamente, virtuale. E’ bene evidenziare  che oltre al disvalore etico, morale e sociale di questi comportamenti, i minori autori dei fatti sono stati tutti identificati e segnalati all’autorità giudiziaria”.

“Recentemente – spieg ancora Narciso –  vi è stato un incremento delle accuse rivolte a minorenni in qualità di autori di reato. La gravità varia dagli atti persecutori alle percosse, dalle ingiurie alla diffusione di materiale pedopornografico. Tutto ciò con l’evidente pregiudizio anche delle famiglie degli autori delle condotte, chiamate al ristoro dei danni causati dai loro figli”.