PESCARA – Il Consiglio dei Ministri ha impugnato, nella seduta di ieri pomeriggio, in quanto risultano “privi di copertura finanziaria”, due articoli della legge Cura Abruzzo uno, in particolare relativo al “micro-credito”, e al “Compra Abruzzo” approvata il 6 aprile con varie misure di sostegno economico per far fronte alla crisi economica determinata dal coronavirus.

Norma che aveva già registrato le contestazioni del  governo, tanto che l’esecutivo regionale ha apportato a luglio modifiche per evitare il contenzioso alla Corte Costituzionale.

Nel comunicato del Consiglio dei ministri, si contestano  due passaggi della legge  regionale 16 approvata il 6 luglio, che  ha apportato modifiche alla legge 9 del 6 aprile “Misure straordinarie ed urgenti per l’economia e l’occupazione connesse all’emergenza epidemiologica da Covid-19″.

Per la precisione, entrambi all’articolo 1 rimaneggiato, dove per finanziare il microcredito,  si stabilisce quanto segue “come quantificate nella D.G.R. 12 maggio 2020, n. 260 (Priorità di investimento perseguibili nell’ambito della politica di coesione della Regione Abruzzo 2014-2020 con le risorse del Fondo Europeo di Sviluppo Regionale e del Fondo Sociale Europeo per potenziare i servizi sanitari, tutelare la salute e mitigare l’impatto socioeconomico del COVID-19)”.

Si tratta di una norma che già aveva avuto l’alt in prima stesura, con la richiesta di un correttivo che però è stato anch’esso bocciato perché, si legge nella motivazione del CdM: “l’integrazione della delibera regionale che quantifica le risorse destinate al rifinanziamento del Fondo per il Microcredito, non consente tuttavia di individuare puntualmente la copertura finanziaria delle disposizioni ivi previste e costituisce un contrasto con l’articolo 81, terzo comma, Costituzione”.

Inoltre impugnato il comma in cui si scrive che ” La Giunta regionale, senza nuovi o maggiori oneri a carico del bilancio regionale, promuove iniziative “Compra abruzzese” finalizzate ad incentivare l’offerta e l’acquisto dei prodotti del territorio regionale”.

Per il Cdm non sono forniti “idonei elementi informativi che dimostrino l’assenza di oneri,  la disposizione in esame si pone tuttora in contrasto con l’articolo 81, terzo comma, della Costituzione, risultando carente di copertura finanziaria”.

Prima reazione, ovviamente tutta all’attacco si registra da Sara Marcozzi, capogruppo M5s in Regione. e il capogruppo del Partito democratico, Silvio Paolucci.

“Ormai non ci stupiamo più dell’approssimazione con cui la Giunta regionale abruzzese e tutta la maggioranza Lega, Fratelli d’Italia e Forza Italia governano la nostra regione, ma l’ultima impugnativa da parte del Consiglio dei Ministri raggiunge livelli difficilmente immaginabili – tuona la pentastellata -. Nella seduta che si è tenuta ieri, infatti, è stata impugnata la Legge regionale approvata dal centrodestra per correggere gli errori già compiuti nella prima stesura del Cura Abruzzo. Il motivo è sempre il solito: articoli privi di copertura finanziaria. La pezza si è dimostrata peggiore del buco, tanto da essere necessario un secondo richiamo e sempre per la stessa motivazione. Una situazione ai limiti del grottesco di cui non si vede la conclusione”.

“Già durante la prima discussione della legge in questione – prosegue Marcozzi -, nell’aprile scorso, mi ero sgolata in Consiglio regionale e in Commissione affinché si apportassero correttivi per evitare già allora un’impugnativa certa da parte del governo nazionale, che avrebbe inevitabilmente portato a ritardi negli aiuti agli abruzzesi per affrontare l’emergenza Covid. Gli esponenti del centrodestra hanno preferito non ascoltarci, andando, come previsto, a sbattere contro il prevedibile giudizio negativo da parte del Consiglio dei Ministri, che ha chiesto espressamente di modificare il testo. Dopo altre settimane di lavoro, con una Regione bloccata per correggere gli sbagli del centrodestra, la nuova legge è stata nuovamente approvata dalla maggioranza. Nemmeno tutto questo è bastato per evitare una seconda bocciatura del testo”.

“Viene da pensare che gli errori siano voluti e finalizzati a non stanziare le risorse promesse agli abruzzesi. Se così non è, allora siamo di fronte all’ennesima dimostrazione di quanto la Giunta Marsilio si stia dimostrando totalmente impreparata di fronte alle prove a cui l’emergenza pandemica ha costretto tutto il tessuto economico dell’Abruzzo. Questa seconda impugnativa porterà addirittura a una terza scrittura del solito testo, caso più unico che raro, con ulteriori e intollerabili ritardi che dipendono esclusivamente dalla mancanza di approfondimento di chi amministra la nostra regione: Lega, Fratelli d’Italia e Forza Italia. Ci sarebbe quasi da ridere, se non fosse che a pagarne le conseguenze saranno solamente i cittadini abruzzesi, bloccati da una maggioranza che non perde occasione per mettere in mostra tutta la sua inadeguatezza. E questo, dopo oltre un anno di governo regionale, non è più tollerabile”, conclude Marcozzi.

A sua volta commenta Paolucci: “Sono sei mesi che diciamo che questo governo regionale è approssimativo e confusionario e con il nuovo e pesantissimo rilievo arrivato dopo l’ultima seduta del Consiglio dei Ministri arriva la conferma: impugnate e inviate alla Corte Costituzionale anche le modifiche apportate a due articoli della legge Cura Abruzzo 1, approvata il 6 aprile con varie misure di sostegno economico per affrontare la crisi economica portata dal coronavirus”.

“Davvero incapaci di governare bene – continua l’ex assessore al bilancio – Perché in questo modo faranno perdere altro tempo ai destinatari che aspettano le risorse, in un momento di piena crisi economica e sociale da coronavirus. Una situazione che ha del paradossale visto che la legge era stata già osservata una volta e quindi avrebbe dovuto essere corretta in maniera spedita e definitiva. Così non è stato e l’Abruzzo e gli abruzzesi pagheranno tanti e tali errori”.