L’AQUILA – Racconti terribili e ferite riaperte oggi nell’aula del tribunale dell’Aquila per l’udienza dibattimentale per il crollo dell’edificio in via XX settembre 79 nella notte del 6 aprile 2009, quando morirono 9 persone.
È uno tra le centinaia di filoni aperti dalla procura della Repubblica del capoluogo nell’ambito della maxi inchiesta che ha già portato a conclusione alcuni processi. Per questo crollo ci sono 5 imputati per omicidio colposo, disastro colposo e lesioni gravi.
Nel corso dell’appuntamento di oggi sono stati ascoltati alcuni testimoni delle parti offese che hanno riferito i loro ricordi sui crolli. Deposizioni angoscianti, che non hanno lasciato spazio a considerazioni tecniche per accertare le possibili responsabilità sui crolli.
Tra i racconti più addolorati quello dell’avvocato aquilano Maurizio Cora, che nel crollo ha perso la moglie Patrizia e le figlie Alessandra e Antonella, costretto a rinnovare il racconto dopo la struggente testimonianza al processo alla commissione Grandi rischi nel novembre 2011.
Drammatico anche il racconto di Giulio Carnevale, padre della studentessa Giulia, originaria di Sora, che ha perso la vita nei crolli. Alla sua memoria nel post-sisma sono stati realizzati un campus universitario a Pizzoli (L’Aquila) e una scuola materna nella frazione di Onna. Tra i testimoni anche un altro avvocato, Aleandro Equizi, scampato al disastro.
Prima di cominciare il giudice Giuseppe Grieco ha sottolineato la natura non tecnica delle deposizioni e ha invitato le difese a tenerne conto e a non esagerare nei loro controesami. Una raccomandazione che ha sortito effetto, visto che non ci sono state domande.
Al termine, Grieco ha rinviato l’udienza al prossimo 15 novembre: un rinvio lungo che conferma il momento di super lavoro del giudice, che fa anche da facente funzioni del presidente, attualmente infortunato.
Nella prossima udienza il processo entrerà nel vivo con altre parti offese ma, soprattutto, con l’ascolto dei consulenti di parte. Si annunciano scintille con l’accusa, rappresentata dal pubblico ministero Fabio Picuti.
Già in fase di incidente probatorio, infatti, i periti delle difese hanno presentato un’ipotesi che smentisce quella della procura: secondo loro non è stata la costruzione di un nuovo fabbricato a far crollare questo palazzo.
GIULIO CARNEVALE: ”GIULIA E’ COME SE FOSSE VIVA, LA ASPETTIAMO”
“Per noi Giulia è come se fosse ancora viva, è per lei il primo pensiero e per lei l’ultimo, sembra come se siamo in attesa di un suo ritorno dall’Aquila”.
Sono le parole pronunciate da Giulio Carnevale, padre di Giulia, la studentessa della facoltà aquilana di Ingegneria, originaria di Sora, nel corso dell’udienza del processo per il crollo dell’edificio in via XX settembre 79 nella notte del 6 aprile 2009, dove oltre a Giulia, scomparsa a 21 anni, morirono altre otto persone.
Durante l’udienza ci sono state deposizioni angoscianti, che hanno lasciato poco spazio a considerazioni tecniche per accertare le possibili responsabilità sui crolli.
Considerazioni in tal senso le ha fatte Giulio Carnevale, il quale ha sottolineato che “a mio avviso è evidente il fatto che nel crollo di palazzo Cioni ha influito la costruzione confinante di palazzo Belvedere per motivi da me verificati la mattina del 6, quando sono arrivato davanti all’edificio crollato dove c’era mia figlia che è stata ritrovata poi due giorni dopo”.
Tra gli elementi citati da Carnevale a suffragare questa tesi, “la rotazione anti-oraria del tetto, il ritrovamento del corpo di mia figlia che viveva al quarto piano in un appartamento che confinava con il palazzo Belvedere, sotto le macerie del secondo piano, e il fatto che i frammenti del crollo e anche alcuni mobili della parte distrutta fossero presenti tra il primo e il secondo piano della parte rimasta in piedi. Inoltre – ha aggiunto – il letto di mia figlia piegato a portafoglio e non messo in maniera orizzontale ma appoggiato contro la parte di palazzo rimasto in piedi. Come se una forza orizzontale avesse spinti sia il pavimento sia il letto contro la parete della parte di palazzo rimasta in piedi”.
IL PROCESSO
Alla sbarra, con l’accusa di omicidio colposo plurimo, disastro colposo e lesioni gravi, sono finiti i costruttori Francesco Laurini, di Magliano de’ Marsi (L’Aquila), coamministratore della società Belvedere proprietaria e committente dei lavori di un fabbricato vicino a quello crollato; l’aquilano Armido Frezza, socio di Laurini, ex presidente dell’Ance Abruzzo; Diego Scoccia e Pietro Paoloni, entrambi di Rocca di Mezzo (L’Aquila), progettisti e direttori dei lavori; Enrico De Cristofaro di Avezzano (L’Aquila), collaudatore statico.
Nella fase di indagini preliminari sono usciti dall’indagine il funzionario comunale Renato Amorosi, che aveva firmato la concessione edilizia nel 2004 per autorizzare quei lavori, e Luigi Giuseppe Maria Bonifacio, che firmò la relazione geologica. Agli atti ci sono i nomi di altri quattro imprenditori e costruttori deceduti tra il 1981 e il 2002. Sono coloro che hanno realizzato 48 anni fa il condominio parzialmente collassato.
Una ventina le parti civili, tra queste il Comune dell’Aquila, che ha chiesto un risarcimento di 1 milione di euro, come fatto in tutti i procedimenti della maxi inchiesta sui crolli.





