L’AQUILA – Si è chiusa con un nuovo slittamento e non, come ci si attendeva, con la sentenza, l’udienza dibattimentale relativa al crollo del palazzo dell’Aquila di via XX settembre 123, dove morirono cinque persone nella notte del 6 aprile 2009.

Per questo filone della maxi inchiesta crolli della procura della Repubblica del capoluogo l’unico imputato che deve rispondere dei reati di omicidio colposo plurimo e disastro colposo è il collaudatore statico, Leonardo Carulli, 86 anni.

Oggi, al termine delle repliche dell’accusa, delle parti civili e della difesa, il giudice del Tribunale dell’Aquila Giuseppe Grieco ha disposto il rinvio al 15 ottobre. Dopo la pausa estiva, in contraddittorio tra loro, verranno sentiti i consulenti del pubblico ministero, Fabio Picuti e quelli della difesa, relativamente al tema dei telai del fabbricato e sui conteggi effettuati in sede progettuale.

Aspetti nei quali, secondo lo stesso giudice, è più stridente il divario esistente tra i pareri dei consulenti di parte.

Nell’udienza di oggi il pm Picuti è tornato a ribadire come Carulli, per il quale ha chiesto la condanna a 4 anni di reclusione, fosse di fatto il collaudatore statico dell’edificio e non, come ha sempre sostenuto la difesa, il collaudatore tecnico-amministrativo.

“Quando ha visto il telaio tipo nel progetto avrebbe dovuto dire, bene, bell’esercizio, ma quali e dove sono i telai?”.

Nella sua replica il magistrato ha ribadito che in occasione della costruzione del palazzo “non furono affatto osservate le prescrizioni antisismiche. Inoltre furono adoperati materiali scadenti sia in relazione al cemento che al ferro. Il telaio – ha ribadito il magistrato – è stato fatto ignorando il fatto che l’ edificio dovesse resistere a onde sismiche provenienti da ogni direzione, ma non fu così”.

Picuti ha parlato anche di “progetto maldestro che un bimbo delle scuole elementari avrebbe realizzato meglio”, come detto nella scorsa udienza. Le parti civili si sono adeguate alle richieste del pm.

La difesa, dalla sua, ha sostenuto che in relazione alle leggi antisismiche vigenti negli anni Cinquanta, e risalenti alla fine degli anni Trenta, il comportamento di Carulli è stato ineccepibile, chiedendo che venga scagionato.

In qualità di collaudatore statico delle strutture portanti dell’edificio, l’unico imputato è accusato di non avere adempiuto correttamente agli obblighi derivanti dall’incarico ricevuto. Non avrebbe accertato il rispetto della distanza minima delle staffe e lo spessore dei copriferri; infatti le strutture avevano una quantità di staffe inferiore al minimo imposto dalla normativa all’epoca vigente e con copriferro insufficiente.

Inoltre, non avrebbe rilevato la realizzazione delle strutture in maniera rispondente alle prescrizioni.

Sempre a Carulli, il pm contesta di aver rilasciato il certificato di collaudo statico in base a un’unica prova sui materiali, in particolare sui calcestruzzi, eseguita sul quarto piano della struttura.

Nel crollo hanno perso la vita cinque persone: Piervincenzo Gioia, Katia Cialone, Rosina Di Filippo, Claudia Carosi e Anna Cocco.

Altri inquilini sono riusciti a scappare facendosi largo tra le macerie ma riportando traumi indelebili sotto il profilo psicologico.