L’AQUILA – La Corte d’Appello dell’Aquila ha assolto per non aver commesso il fatto dall’accusa di omicidio colposo l’ingegnere Leonardo Carulli, 90 anni, brindisino residente a Roma, collaudatore statico delle strutture portanti dell’edificio in via XX settembre 123 crollato la notte del 6 aprile 2009 con 5 vittime.
Una sentenza che smentisce il costrutto dell’accusa e conferma quanto decretato in primo grado dal giudice monocratico del capoluogo Giuseppe Grieco.
Carulli è l’unico sopravvissuto tra i potenziali responsabili del crollo identificati dall’azione della procura in uno dei 19 filoni della maxi inchiesta sui crolli del sisma sfociati in un processo penale.
Eppure anche il rappresentante dell’accusa in Appello, come aveva già fatto il pubblico ministero Fabio Picuti in primo grado, ha evidenziato come quel palazzo fosse “un fragile castello di carta”, e al termine della sua requisitoria ha chiesto per Carulli la condanna a 4 anni di reclusione per cooperazione in omicidio colposo plurimo e lesioni.
Ma i giudici d’Appello, riesaminando la decisione presa dello stesso Tribunale dell’Aquila, nel mese di ottobre 2013, hanno sentenziato per la formula assolutoria.
Scagionata anche l’Azienda territoriale per l’edilizia residenziale (Ater) del capoluogo, assistita dall’avvocato Paolo Vecchioli, e chiamata in causa dalle stesse parti lese quale responsabile civile.
La sentenza assolutoria non era stata appellata dal pm ma dalla procura generale, oltre che da alcune parti civili, ora invece condannate a pagare le spese legali, il cui fronte si era spaccato con altre che avevano preferito fare un passo indietro.
Difficile, alla luce di questo scenario, ipotizzare un nuovo ricorso per Cassazione.




