L’AQUILA – Scontro tra periti nel processo per il crollo di un antico palazzo in via Roma 18, dove non ci furono morti ma un ferito.

È uno degli ultimi filoni ancora in corso della maxi inchiesta sui crolli del 6 aprile 2009 della procura della Repubblica aquilana, con 200 filoni e 20 processi.

L’accusa, rappresentata dal pubblico ministero Fabio Picuti, contesta i lavori nell’antico palazzo quali la realizzazione ex novo di una scala interna di collegamento senza predisporre le valutazioni del condizioni di sicurezza strutturale e ignorando valutazioni sismiche.

In sostanza non sarebbero stati valutati in giusto modo i nuovi carichi. Inoltre non sarebbero state fatte prove di carico sulle strutture portanti.

Queste contestazioni sono rivolte a tre tecnici, progettisti architettonici, strutturali e direttori dei lavori svolti tra il 1995 e il 2002.

Si tratta di Marino Bruno, Giacomo Di Marco e Aurelio Melaragni per i quali, secondo la procura, ci sarebbe stato un comportamento caratterizzato da negligenza e imperizia; sotto processo anche l’imprenditore Enzo Cicolani, in qualità di amministratore della società che ha effettuato i lavori.

Tra gli avvocati Carlo Benedetti e Erminio Di Timoteo.

La prossima udienza è stata fissata per il 19 dicembre, giorno in cui è prevista la sentenza.