L’AQUILA – Si allungano i tempi per la definizione del processo relativo al crollo di un edificio in via D’Annunzio, dove morirono 13 persone la notte del 6 aprile 2009.

Si tratta di uno dei filoni della maxi inchiesta coordinata dalla procura della Repubblica dell’Aquila su quanto accaduto la notte del tragico sisma.

Nell’udienza dibattimentale di oggi, infatti, il pubblico ministero Fabio Picuti ha chiesto e ottenuto dal giudice Giuseppe Grieco la nomina di un perito del tribunale che dovrà fare un’analisi e fornire l’ultima parola sulle cause del crollo.

Questo per dirimere la diversità di vedute tra la consulenza dell’accusa e quella della difesa, che hanno concluso i rispettivi esami con esiti opposti.

La prossima udienza è stata fissata l’11 dicembre, quando sarà indicato il nome del super perito.

Sotto processo si trovano al momento l’ingegnere aquilano Fabrizio Cimino, 50 anni, e Fernando Melaragno, 63, molisano di Forlì del Sannio (Isernia).

Entrambi sono accusati di omicidio colposo plurimo e lesioni in riferimento a presunti errori nella ristrutturazione del palazzo del 2002.

Sotto processo c’è anche un anziano imputato, Filippo Impicciatore, 81 anni di Perano (Chieti), che si è occupato della costruzione originaria nel 1961, mentre gli altri costruttori sono deceduti.

A causa della sua attuale residenza in Venezuela, per non rallentare troppo il processo la sua posizione è stata tuttavia stralciata: il suo procedimento proseguirà separatamente con un giudice diverso, prima udienza il 28 gennaio 2013.

LO SCONTRO TRA CONSULENZE

Alla base dell’accusa la perizia del pm in cui si sostiene che il palazzo, essendo stato realizzato in cemento armato, non sarebbe dovuto implodere dopo il sisma ma avrebbe dovuto comunque resistere come è avvenuto per altri edifici anche molto più vecchi.

In particolare, sotto la lente di ingrandimento sono finiti i lavori manutenzione del 2002. Ai due imputati si contestano la mancata esecuzione di prove di carico e la mancata valutazione di adeguatezza statica e sismica dell’intero edificio situato in zona Villa comunale.

Le ricostruzioni di Picuti, tuttavia, sono contestate dal consulente di parte della difesa, Franco Braga, docente di ingegneria a Roma e sottosegretario all’Agricoltura nel governo Monti.

Secondo il luminare nel campo delle costruzioni in aree sismiche, nulla di omissivo può essere imputato ai due imputati.

Per Braga i lavori eseguiti dagli imputati erano relativi alla protezione di 8 dei 36 pilastri dell’edificio per i quali non occorrevano nuovi calcoli strutturali.

L’accusa non è d’accordo, a sciogliere i dubbi sarà il super perito. Alberto Orsini