L’AQUILA – “Il fatto che il palazzo interessato dal crollo in via Paganica fosse vincolato, come gran parte del centro storico, non c’entra nulla con i ritardi, perché quell’immobile è ancora alla scheda parametrica parte prima e quindi manca il progetto esecutivo; dunque non si poteva ancora passare al parere della Soprintendenza. Questo per amore della verità”.

È quanto scrive in una nota il capogruppo in Consiglio comunale del Passo possibile, Paolo Romano, in risposta alle dichiarazioni del sindaco dell’Aquila, Pierluigi Biondi, considerate “scarne e confuse”.

“Sul crollo del rudere in via Paganica, Biondi imputa i ritardi al fatto che sia un immobile vincolato e dunque addita la Soprintendenza – afferma Romano – basterebbe farsi un giro sul sito dell’Ufficio speciale per la ricostruzione dell’Aquila (Usra) per sapere le notizie sull’immobile”.

Poi il consigliere accusa Biondi di non essere ferrato sulla ricostruzione, di cui il sindaco ha voluto tenere personalmente la competenza invece di delegare un assessore.

“Un vero sindaco eviterebbe di gettare discredito su un ufficio dello Stato, che ha dato ampia prova di efficienza e capacità nei primi anni della ricostruzione proprio con gli edifici vincolati, partiti senza passare per l’allora filiera e ancora oggi con la Basilica di Collemaggio e le mura civiche, orgoglio di questa città e tutto questo nonostante un organico ridotto al minimo”, dichiara Romano.

“Se il centro storico del capoluogo abruzzese non avesse avuto il vincolo diretto e indiretto per i suoi palazzi, adesso non vedremmo tutte le gru che ci sono – continua ancora – E questo un sindaco con delega alla Ricostruzione dovrebbe saperlo”.

Infine, il capogruppo del Passo possibile spiega che per la precedente amministrazione, guidata da Massimo Cialente, problemi come questo erano all’ordine del giorno.

“Se l’amministrazione precedente aveva fatto le delibere per le demolizioni in anticipo, le cantierizzazioni in anticipo e i commissariamenti in caso di inottemperanza, era di certo perché si conoscevano bene i problemi e si fornivano gli strumenti per superarli – conclude – Più di un anno fa, il 18 novembre 2016, l’Usra chiese le integrazioni al progetto in questione, che i progettisti non hanno mai consegnato e qualche giorno dopo è stata anche reiterata la richiesta”.