L’AQUILA – Dopo la sentenza di Cassazione la pena è esecutiva e per questo sono stati arrestati e portati in carcere Berardino Pace, originario di Pratola Peligna (L’Aquila), e Pietro Centofanti (L’Aquila), di Sulmona, due dei tecnici condannati in via definitiva a 4 anni di reclusione per il crollo della Casa dello studente dell’Aquila, avvenuto nel terremoto del 6 aprile 2009 con 8 vittime.
Le accuse erano di omicidio colposo, disastro colposo e lesioni personali.
Provvedimenti sospesi, invece, per Tancredi Rossicone, condannato pure a 4 anni, e Pietro Sebastiani, 2 anni e 6 mesi, entrambi per motivi di salute.
Ora i loro legali hanno 30 giorni per chiedere l’affidamento ai servizi sociali.
Lo scorso 11 maggio, davanti a numerosi familiari delle vittime che avevano assistito all’udienza al “Palazzaccio” di piazza Cavour a Roma, il collegio della quarta sezione penale della Suprema Corte, presieduto dall’ermellino Rocco Blaiotta, ha confermato in via definitiva le quattro condanne per il crollo.
Centofanti, Pace e Rossicone sono i tecnici autori del restauro alla struttura eseguito nel 2000 mentre Sebastiani è tecnico dell’Azienda per il diritto agli studi universitari (Adsu), che gestiva la Casa per conto della Regione Abruzzo, nonché presidente della commissione di collaudo.
Il sostituto procuratore generale Oscar Cedrangolo, che sosteneva l’accusa, aveva chiesto l’annullamento con rinvio della parte della sentenza d’Appello relativa alle attenuanti generiche mentre le difese chiedevano l’assoluzione, ma alla fine di un’udienza fiume il collegio ha respinto tutti i ricorsi.
Sebastiani è stato assistito dai legali aquilani Attilio Cecchini e Angelo Colagrande, i tre tecnici dagli avvocati pescaresi Mercurio e Massimo Galasso.
Il collegio della Corte d’Appello aquilana, presieduto dal giudice Luigi Antonio Catelli, il 28 aprile 2015 aveva confermato il verdetto di primo grado del 16 febbraio 2013 del giudice del tribunale Giuseppe Grieco che, con rito abbreviato, aveva condannato gli imputati.
In primo grado ci sono state anche 4 assoluzioni e 2 non luogo a procedere.
Il “ground zero” della Casa è stato di recente omaggiato anche dal capo dello Stato, Sergio Mattarella, in visita ufficiale alla città.
Al posto della struttura residenziale i familiari delle vittime hanno chiesto sorga un luogo aperto, un parco per la memoria di chi ha perso la vita.
COLAGRANDE: “CHIEDEREMO SOSPENSIONE CARCERAZIONE”
“È quello che ci aspettavamo, stiamo preparando tutta la documentazione e la depositeremo entro 30 giorni, ritengo che Sebastiani possa ottenere quanto gli spetta per legge. Oltretutto gli va considerata anche la successiva esimente per la grave malattia”.
Lo afferma, parlando della possibile sospensione della carcerazione per il suo assistito, l’avvocato Angelo Colagrande, che assieme al collega Attilio Cecchini ha difeso Pietro Sebastiani.






