L’AQUILA – “I vigili del fuoco ci hanno detto che la palazzina è completamente inagibile, queste case tremano sempre. Sembrava un crollo da terremoto, poteva finire in tragedia. Papà poco prima del crollo era stato sul balcone per innaffiare le piante”.

Luciana Leonardis è ancora provata. Si sente dalla voce, nonostante cerchi di trovare un modo per respirare, ridendoci su con l’amarezza di chi all’Aquila non può sentirsi sicuro neanche nelle case costruite post-sisma, quelle che, in teoria, devono ‘tenere’ in caso di terremoto.

Invece a Cese di Preturo il balcone di una camera da letto di una delle palazzine del Progetto C.a.s.e. è finito al piano di sotto, al primo piano, sfracellandosi sul balcone di casa Leonardis, la casa provvisoria in attesa che quella di via San Sisto, danneggiata dal sisma, torni agibile.

Adesso, però, anche quest’altra abitazione è inagibile, una situazione assurda, come una maledizione.

“È successo a mezzogiorno, ero appena rientrata – racconta ad AbruzzoWeb Leonardis, imprenditrice nel settore ristorazione, suo è il famoso ‘Magna e zitto’ – due minuti prima del boato, un boato che noi aquilani conosciamo bene, mio papà, 88 anni, era sul balcone della sua camera da letto per innaffiare le piante. Ha rischiato un infarto per lo spaventoCi siamo precipitati fuori, anche gli altri condòmini sono usciti di casa, pensavamo fosse un altro terremoto”.

“Purtroppo, la situazione è questa. Case costruite per proteggerci dal sisma si sbriciolano così. E noi non sappiamo che fare, se non dire che non c’è mai stata manutenzione, anche se a cinque anni dalla costruzione è angosciante vedere una palazzina con un balcone sfracellato al piano di sotto”, conclude sconsolata la donna.