L’AQUILA – A questo punto, nella Lega abruzzese azionista di maggioranza del centrodestra, è crisi: dopo il difficile varo del quesito referendario come sesta regione seguito all’annuncio roboante del coordinatore regionale, Giuseppe Bellachioma, di fare da ente apripista, e il caso Fioretti, il summit di domenica a Martinsicuro con il leader, Matteo Salvini, ha destabilizzato il partito causando confusione, incertezze e paure tra dirigenti ed eletti in Regione. 

Con ripercussioni molto negative anche per la coalizione di centrodestra che poco meno di otto mesi fa ha trionfato alle elezioni regionali. 

L’assenza di comunicazioni ufficiali ed i telefoni muti dei vertici regionali, a partire da Bellachioma e dal suo collega a Montecitorio Luigi D’Eramo, responsabile Enti locali, per giorni, ha fatto il resto. L’annuncio della svolta, con D’Eramo nuovo segretario, è arrivato solo stamattina. 

Ma intanto, sia pure tra mille difficoltà, emergono i primi fatti documentati: dopo giorni di silenzio che hanno alimentato le teorie e le strategie più disparate e rumors continui ed incontrollati, Salvini ha mosso la prima pedina nel tentativo di comporre la grave crisi della Lega in Abruzzo. 

Andrea Crippa, vice segretario e suo giovanissimo fedelissimo, ha alzato il telefono e ieri ha convocato a Roma Piero Fioretti, l’assessore regionale al Lavoro, un esterno, finito nel mirino per l’incarico attribuito alla moglie, l’avvocato Caterina Longo, nella commissione internazionale adozioni. 

Il confronto è durato oltre tre ore, nel pomeriggio. 

Non si sa nulla di ufficiale sul commissariamento del coordinatore. Fioretti ha provato a chiarire la sua vicenda, ha spiegato nomi e circostanze, e poi con Crippa ha affrontato anche le altre problematiche del partito, alcune delle quali emerse nel vertice di domenica scorsa a Martinsicuro. 

Crippa ha ascoltato, si è informato, poi ha salutato Fioretti con la promessa di risentirsi presto. 

È chiaro che sottoporrà il “fascicolo” a Salvini, per le eventuali determinazioni del caso. Un chiarimento che, ha confermato Crippa, ci sarà in tempi brevi per non continuare ad alimentare caos e incertezze. 

Di certezze non ce ne sono, ma il dato di fatto sarebbe che, salvo scossoni, Fioretti al momento resta al suo posto. 

Questo nonostante la casella di assessore (lui è stato nominato come esterno proprio su input del coordinatore regionale Bellachioma) sia già contesa all’interno del gruppo, in un duello quasi rusticano tra Pietro Quaresimale ed Emiliano Di Matteo, con il primo che mette sul tavolo le 8.838 preferenze che ne hanno fatto il secondo più votato in assoluto alle scorse elezioni, dopo il vice presidente, l’aquilano Emanuele Imprudente. 

Capitolo Bellachioma. 

Anche il coordinatore sembrava destinato alle dimissioni, prima dell’annuncio della sua “promozione” nello staff organizzativo nazionale. 

L’idea di lasciare l’aveva esternata davanti ai suoi (ma non a Salvini), a margine della lunga serata di Martinsicuro. 

Addirittura si sarebbe spinto a minacciare l’uscita dal partito (direzione Fratelli d’Italia).  

Con buona pace del presidente della Regione, Marco Marsilio, che da giorni auspica di avere un chiarimento definitivo dalla Lega, una indicazione che gli consenta di evitare quanto accaduto nell’ultima giunta, ovvero il gelo con Fioretti. 

Del quale il coordinatore regionale prima ha chiesto a Marsilio la testa per poi ritrattare dopo la visita di Salvini. 
Attenzione, però. 

Il caso Lega e la ipotesi di una revoca delle deleghe di Fioretti, hanno finito per innescare altri appetiti per gli alleati della coalizione. 

L’assenza, totale, di comunicazione ha dato la stura a voci, indiscrezioni, pettegolezzi e soprattutto strategie sotterranee. 

E così anche gli altri partiti si adeguano. 

La casella di Fioretti è ambita non solo da altri esponenti leghisti, ma anche da chi, crisi alla mano, sostiene che il Carroccio vada ridimensionato. 

E attenzione anche ai movimenti di Marianna Scoccia, eletta tra le file dell’Udc, inserita in lista nottetempo contro il volere della Lega che non voleva la candidatura della moglie dell’ex consigliere ed assessore regionale civico nel centrosinistra di Luciano D’Alfonso. 

È ufficiale la fine della federazione con Forza Italia forte di quattro consiglieri, tre azzurri e uno centrista: un accordo che ha permesso al coordinatore azzurro, il senatore Nazario Pagano, di ottenere ben tre caselle, la presidenza del Consiglio (Lorenzo Sospiri), il sottosegretario (Umberto D’Annuntiis) e un assessore (Mauro Febbo), forte di quattro consiglieri eletti (Scoccia inclusa) e anche con la promessa della surroga di D’Annuntiis. 

La Scoccia, rimasta a bocca asciutta come ruoli e per questo da tempo fuori dalla maggioranza, appare in avvicinamento a Roberto Santangelo, che cerca collocazione dopo l’addio ad Azione Politica, la formazione civica fondata dall’imporenditore Gianluca Zelli. 

I due creerebbero un mini-gruppo che chiederebbe un posto in Giunta togliendo la carica a Forza Italia. 

I rapporti di forza scenderebbero da 4-1 a 3-2: e così Santangelo-Scoccia potrebbero reclamare un posto al sole, per lo stesso Santangelo, magari quello di sottosegretario alla presidenza della Giunta con delega ai Trasporti D’Annuntiis. 

A Marsilio non dispiacerebbe, visto che recupererebbe un voto, quello della Scoccia per ripristinare l’originario assetto consiliare di 18 seggi alla maggioranza e 13 alla minoranza. 

Le grandi manovre sono già cominciate.