ROMA – Dal 1980 al 2003 i redditi delle famiglie del Sud sono cresciuti mediamente dell’1,8% a fronte dell’1,1% del Centro-Nord, recuperando 12 punti di divario con la media nazionale. Divario che continua comunque a mantenersi su forti livelli e con marcate differenze regionali: Abruzzo, Molise e Sardegna registrano le performances migliori, fanalino di coda la Sicilia. È un quadro di luci e di ombre quello evidenziato da uno studio sul reddito disponibile delle famiglie italiane, regione per regione, pubblicato dalla Rivista Economica del Mezzogiorno, trimestrale della Svimez.
Nei 23 anni presi in esame, nel Mezzogiorno, il reddito lordo disponibile per abitante è cresciuto mediamente dell’1,8%, a fronte dell’1,1% del Centro-Nord. Un distacco che si è fatto più marcato negli anni 90, quando ha segnato andamenti del +1,4% a fronte di una crescita zero nell’altra ripartizione.
Tradotto in valori assoluti, nel 2003 il reddito lordo disponibile pro capite nel Sud è stato di 11.253 euro e nel Centro-Nord di 17.666, a fronte di una media nazionale di 15.380 euro. Tutte le regioni meridionali sono al di sotto di questa soglia, con una forbice che va dai 10.846 euro della Sicilia ai 13.258 dell’Abruzzo. A quest’ultima regione, che ha segnato il maggior recupero dei redditi del Sud, seguono il Molise, con un un reddito di 12.886 nel 2003 e la Sardegna con un reddito, sempre nel 2003, di 12.351 euro. La Campania registra nel 2003 un reddito pro capite di 10.877, la Basilicata di 11.345 euro, la Calabria di 10.960 euro. La Sicilia registra la performance più negativa, con il livello di reddito più basso, con 10.846 euro.
Se comunque i redditi da lavoro dipendente, nel periodo considerato, hanno registrato andamenti simili (+1% al Centro-Nord, +0,9% al Sud), sono stati i redditi da lavoro autonomo a segnare nel Mezzogiorno un trend crescente: +3,4% in tutto il periodo in esame, a fronte di una crescita decisamente più contenuta nell’altra ripartizione (dal 1992, +0,3%), dove invece è stato il reddito da lavoro dipendente a tenere maggiormente.
IL DETTAGLIO PER REGIONE
Considerato sempre 100 il valore medio dell’Italia, i redditi delle famiglie meridionali sono passati dal 61,2% del totale del 1980 al 73,2% del 2003, recuperando 12 punti percentuali, mentre nello stesso periodo il Centro-Nord, pur mantenendosi stabilmente al di sopra del valore medio, è sceso da 121,2 a 114,9%. Tradotto in valori assoluti, nel 2003 il reddito lordo disponibile pro capite nel Sud è stato di 11.253 euro e nel Centro-Nord di 17.666, a fronte di una media nazionale di 15.380 euro. Tutte le regioni meridionali si pongono al di sotto di questa soglia, con una forbice che va dai 10.846 euro della Sicilia ai 13.258 dell’Abruzzo. A questa regione, che ha segnato il maggior recupero dei redditi del Sud anche in termini percentuali (dal 64,3 del 1980 all’86,2 del 2003, fatto sempre pari a 100 il valore medio nazionale), seguono il Molise, con un recupero del divario da 59,5 a 83,8, pari in valore assoluto a un reddito di 12,886 (2003), e la Sardegna, passata da 55,8 a 80,3 e con un reddito lordo disponibile di 12.351 euro nel 2003.
E’ la Puglia la regione ad avere segnato la minore riduzione di divario dei redditi (da 70,6 a 72,9), preceduta dalla Campania, che si ferma nel 2003 a 10.877 euro pro capite, registrando un recupero di soli 5 punti percentuali. Trend positivi a due cifre in Basilicata (da 56,5 a 73,8, con un reddito di 11.345 euro nel 2003), Calabria (da 50,5 a 71,3, con un reddito di 10,960) e Sicilia. L’isola registra la performance più negativa, con il livello di reddito più basso (10.846 euro) e la maggior distanza dal Centro-Nord (nel 2003 si fermava a 70,5 sul to-tale medio nazionale 100). Divari che si fanno molto più marcati se confrontati con gli andamenti, per lo stesso periodo, dei redditi nelle altre regioni italiane: Lombardia, Emilia Romagna e Valle d’Aosta superano di 20 punti la media nazionale, segnano così una distanza con le regioni meridionali di quasi 50 punti.
1/6/2007








