ROMA – Niente coprifuoco, locali con consumazioni al tavolo aperti fino alle 24, possibilità per i sindaci di disporre la chiusura al pubblico, dopo le 21, di vie o piazze nei centri urbani a rischio e una settimana di tempo alle palestre e alle piscine per adeguarsi ai protocolli di sicurezza.

Sono tra le misure inserite nel dpcm varato per fermare i contagi da coronavirus e presentato da Giuseppe Conte, nel corso della conferenza stampa andata in scena ieri sera a Palazzo Chigi, dopo un lungo confronto fra governo e Regioni durato quasi tutta la giornata di domenica.

Quella che fa più discutere è quella che delega ai sindaci i controlli di quelle zone dove potrebbero crearsi assembramenti tali da dover portare a chiudere i locali alle 21, anziché le 24.

Non si è fatta attendere la replica di Antonio Decaro, sindaco di Bari e presidente Anci: “Il governo ha voluto scaricare la responsabilità del coprifuoco sui sindaci: non è possibile che siano i sindaci a chiudere le piazze e le vie della movida. I sindaci non possono controllare, per questo abbiamo preteso che sparisse dal testo del Dpcm la parola sindaco”.

All’attacco anche il sindaco di Pescara, il forzista Carlo Masci.

Mi auguro che si ragioni con la testa e che non si prendano provvedimenti improvvisati perché già di problemi ce ne sono tanti e noi ce li prendiamo tutti sopra le nostre spalle, ma allora che il Governo ci dicesse casomai di voler mandare l’Esercito a controllare le strade perché sarebbe impossibile controllare l’afflusso di centinaia e migliaia di persone in determinate aree. O si decide che non si possono fare determinate attività in alcune aree, ma deve essere il Governo a dirlo, perché altrimenti decidere chi può entrare e chi non può entrare diventerebbe complicato”. Che aggiunge: “Il Governo cerca di scaricare sui sindaci le e incertezze e le contraddizioni di decisioni che dovrebbero essere prese con buon senso e invece mi sembra che ci sia una totale incapacità a decidere e soprattutto una non conoscenza dei problemi che sono tantissimi. Ma cosa dovrebbero fare i sindaci? Vietare delle aree e creare uno scontro fra coloro che esercitano una attività e coloro che dovrebbero tornare a casa? Mi sembra che questi provvedimenti siano confusi e generano ancora più confusione di quelle situazioni che pensano di poter risolvere. Cosa faremo? Ragioneremo invece con il buon senso come abbiamo sempre fatto e mi auguro che il Governo torni sui suoi passi come ha già fatto tante altre volte”.

Il dpcm, che entrerà in vigore a partire da  oggi prevede in particolare una stretta decisa per limitare gli assembramenti e quelle occasioni di incontro che, secondo gli esperti, sono ad alto rischio di contagio. Soprattutto a fronte dell’ultimo bollettino, che ha registrato un aumento record di casi in Italia: oltre 11mila 700 in 24 ore.

Non contiene però nessuna limitazione negli ospedali, negli aeroporti, lungo le autostrade.

“La strategia non è e non può essere la stessa della primavera: in questi mesi abbiamo lavorato intensamente”, ha detto il premier.

Le attività scolastiche, invece, continueranno in presenza, proprio perché rappresentano “un asset fondamentale del Paese”.

“Per le scuole di secondo grado – ha precisato -, verranno favorite modalità flessibili di organizzazione didattica con ingresso dalle ore 9”.

Quanto alle chiusure delle attività il presidente del Consiglio ha infine chiarito che “saranno poi prese decisioni per chi non rispetterà tali protocolli”.

LE NOVITA’ DEL DPCM

I SINDACI DISPONGONO ZONE ROSSE SE RISCHIO ASSEMBRAMENTO

– I sindaci disporranno la chiusura al pubblico, dopo le ore 21, di vie o piazze nei centri urbani, dove si possono creare situazioni di assembramento, fatta salva la possibilità di accesso e deflusso agli esercizi commerciali legittimamente aperti e alle abitazioni private.

OK ALLA DAD IN CASO DI CRITICITA’ – Previa comunicazione al Ministero dell’Istruzione da parte delle autorità regionali, locali o sanitarie delle situazioni critiche e di particolare rischio riferito ai specifici contesti territoriali, le istituzioni scolastiche secondarie di secondo grado adotteranno forme flessibili nell’organizzazione dell’attività didattica, incrementando il ricorso alla didattica digitale integrata, che rimane complementare alla didattica in presenza”.

EVENTUALI TURNI POMERIDIANI PER LE SCUOLE – Si modulerà ulteriormente la gestione degli orari di ingresso e di uscita degli alunni, anche attraverso l’eventuale utilizzo di turni pomeridiani e disponendo che l’ingresso non avvenga in ogni caso prima delle 9.

MASSIMO SEI PERSONE PER TAVOLO IN LOCALI – Le attività dei servizi di ristorazione (fra cui bar, pub, ristoranti, gelaterie, pasticcerie) saranno consentite dalle ore 5,00 sino alle ore 24,00 con consumo al tavolo, e con un massimo di sei persone per tavolo, e sino alle ore 18.00 in assenza di consumo al tavolo; resta sempre consentita la ristorazione con consegna a domicilio nel rispetto delle norme igienico-sanitarie sia per l’attività di confezionamento che di trasporto, nonché, fino alle ore 24,00 la ristorazione con asporto, con divieto di consumazione sul posto o nelle adiacenze.

OBBLIGO CARTELLO NUMERO MASSIMO PERSONE IN LOCALI – Gli esercenti saranno obbligati ad esporre all’ingresso del locale un cartello che riporti il numero massimo di persone ammesse contemporaneamente nel locale medesimo, sulla base dei protocolli e delle linee guida vigenti”.

STOP A CONGRESSI, SAGRE E FIERE LOCALI – Saranno vietate le sagre e le fiere di comunità. Saranno invece consentite le manifestazioni fieristiche di carattere nazionale e internazionale ed i congressi, previa adozione di protocolli validati dal Comitato tecnico-scientifico, e secondo misure organizzative adeguate alle dimensioni ed alle caratteristiche dei luoghi e tali da garantire ai frequentatori la possibilità di rispettare la distanza interpersonale di almeno un metro”. “Sono sospese tutte le attività convegnistiche o congressuali, ad eccezione di quelle che si svolgono con modalità a distanza”, viene disposto.

RESTANO APERTI BAR E RISTORANTI NELLE AUTOSTRADE – Rimarranno aperti gli esercizi di somministrazione di alimenti e bevande siti nelle aree di servizio e rifornimento carburante situati lungo le autostrade, negli ospedali e negli aeroporti, con obbligo di assicurare in ogni caso il rispetto della distanza interpersonale di almeno un metro.

NELLA P.A. OBBLIGO DI RIUNIONI A DISTANZA – Nell’ambito delle pubbliche amministrazioni le riunioni si svolgeranno in modalità a distanza, salvo la sussistenza di motivate ragioni di interesse pubblico; nel dpcm fortemente raccomandato svolgere anche le riunioni private in modalità a distanza.

SALE GIOCHI APERTE DALLE 8 ALLE 21 – Le attività di sale giochi, sale scommesse e sale bingo sono consentite dalle ore 8 alle ore 21. L’apertura è consentita a condizione che le Regioni e le Province autonome abbiano preventivamente accertato la compatibilità dello svolgimento delle suddette attività con l’andamento della situazione epidemiologica nei propri territori e che individuino i protocolli o le linee guida applicabili idonei a prevenire o ridurre il rischio di contagio nel settore di riferimento o in settori analoghi; detti protocolli o linee guida sono adottati dalle Regioni o dalla Conferenza delle regioni e delle province autonome nel rispetto dei principi contenuti nei protocolli o nelle linee guida nazionali.

FESTE E CERIMONIE CIVILI – Le feste conseguenti alle cerimonie civili o religiose saranno consentite con la partecipazione massima di 30 persone, fermo il rispetto dei protocolli e delle linee guida vigenti.

SOSPESE LE ATTIVITA’ DI SALE DA BALLO E DISCOTECHE – Rimarranno comunque sospese le attività che abbiano luogo in sale da ballo e discoteche e locali assimilati, all’aperto o al chiuso. Sono vietate le feste nei luoghi al chiuso e all’aperto.

FESTE E INCONTRI NELLE CASE PRIVATE SOLO TRA POCHE PERSONE – E’ fortemente raccomandato di evitare feste, nonché di evitare di ricevere persone non conviventi di numero superiore a sei.

ATTIVITA’ SPORTIVA CONSENTITA SOLO SE IN FORMA INDIVIDUALE – L’attività sportiva dilettantistica di base, le scuole e l’attività formativa di avviamento relative agli sport di contatto saranno consentite solo in forma individuale e non saranno consentite gare e competizioni. Saranno altresì sospese tutte le gare, le competizioni e le attività connesse agli sport di contatto aventi carattere ludico-amatoriale.

DIDATTICA MISTA E ORARI FLESSIBILI PER LA SCUOLA – Fermo restando che l’attività didattica ed educativa per il primo ciclo di istruzione e per i servizi educativi per l’infanzia continuerà a svolgersi in presenza, per contrastare la diffusione del contagio, le istituzioni scolastiche secondarie di secondo grado adotteranno forme flessibili nell’organizzazione dell’attività didattica, incrementando il ricorso alla didattica digitale integrata, che rimarrà complementare alla didattica in presenza, modulando ulteriormente la gestione degli orari di ingresso e di uscita degli alunni, anche attraverso l’eventuale utilizzo di turni pomeridiani e disponendo che l’ingresso non avvenga in ogni caso prima delle 9:00.

DIDATTICA MISTA NELLE UNIVERSITA’ – Le università predisporranno piani di organizzazione della didattica e delle attività curriculari in presenza e a distanza in funzione delle esigenze formative.

DE CARO: “SI SCARICA RESPONSABILITA’ SUI SINDACI”

“Il governo ha voluto scaricare la responsabilità del coprifuoco sui sindaci: non è possibile che siano i sindaci a chiudere le piazze e le vie della movida. I sindaci non possono controllare, per questo abbiamo preteso che sparisse dal testo del Dpcm la parola sindaco”. Lo ha detto Antonio Decaro, sindaco di Bari e presidente Anci, parlando a Radio Capital. “Non ci piacciono le ordinanze-spot: se non possono esserci controlli, la norma è priva di senso. È stata commessa una scorrettezza istituzionale, non parteciperemo più a riunioni di regia perché tanto la presenza dei sindaci è inutile. Si incontrano i ministri con i presidenti di regione e decidono in autonomia. Il governo decide senza tener conto delle esigenze locali”. ha aggiunto Decaro.

“Non possiamo accendere il tv e trovare il presidente del consiglio che ci dice che dobbiamo mettere il coprifuoco: perché abbiamo fatto tre riunioni tra sabato e domenica e dobbiamo sentire questo. Abbiamo ricevuto una bozza, abbiamo scoperto che c’era questo tema dei sindaci, abbiamo detto che era inapplicabile, ci poi stato assicurato che non c’era. E abbiamo visto che non c’era poi nel Dpcm”. Lo ha detto Antonio Decaro, sindaco di Bari e presidente Anci a Rainews24, sottolineando da confusione che si è creata. “Siamo abituati a prenderci tutte le responsabilità, ho scritto al prefetto e ci devono dire chi dovrà far rispettare l’ordine pubblico. Non è previso nei decreti che la polizia locale si occupi del contrasto al covid 19. Solo dopo il coordinamento del questore”, ha ricordato Decaro.

COVID: MASCI SU DPCM, “GOVERNO MANDASSE ESERCITO PER CONTROLLARE AFFLUSSI”

“Mi auguro che si ragioni con la testa e che non si prendano provvedimenti improvvisati perché già di problemi ce ne sono tanti e noi ce li prendiamo tutti sopra le nostre spalle, ma allora che il Governo ci dicesse casomai di voler mandare l’Esercito a controllare le strade perché sarebbe impossibile controllare l’afflusso di centinaia e migliaia di persone in determinate aree. O si decide che non si possono fare determinate attività in alcune aree, ma deve essere il Governo a dirlo, perché altrimenti decidere chi può entrare e chi non può entrare diventerebbe complicato”.

Così il sindaco di Pescara Carlo Masci, in merito al nuovo DPCM che non piace a molti primi cittadini che si sentono ulteriormente responsabilizzati nei controlli di quelle zone dove potrebbero crearsi assembramenti tali da dover portare a chiudere i locali alle 21, anziché le 24.

Il sindaco di Pescara, la maggiore città abruzzese poi aggiunge “Il Governo cerca di scaricare sui sindaci le e incertezze e le contraddizioni di decisioni che dovrebbero essere prese con buon senso e invece mi sembra che ci sia una totale incapacità a decidere e soprattutto una non conoscenza dei problemi che sono tantissimi. Ma cosa dovrebbero fare i sindaci? Vietare delle aree e creare uno scontro fra coloro che esercitano una attività e coloro che dovrebbero tornare a casa? Mi sembra che questi provvedimenti siano confusi e generano ancora più confusione di quelle situazioni che pensano di poter risolvere. Cosa faremo? Ragioneremo invece con il buon senso come abbiamo sempre fatto e mi auguro che il Governo torni sui suoi passi come ha già fatto tante altre volte”.

COMITATO TECNICO SCIENTIFICO: “RISCHIO SATURAZIONE OSPEDALI, POTENZIARE MEDICINA DEL TERRITORIO”

In una intervista a ‘Il Corriere della Sera’ il coordinatore del Cts Agostino Miozzo, ha infine ricordato che “abbiamo un’evoluzione critica dei numeri di contagiati giornalieri, di sovraccarico dei servizi sanitari a partire dalle strutture di ricovero e dei reparti di terapia intensiva e malattie infettive e del territorio. Con l’attuale evoluzione dell’indice di trasmissione le strutture sanitarie, soprattutto in alcune regioni, rischiano di giungere alla saturazione. Per questa ragione è indispensabile, urgente e prioritario rafforzare la medicina territoriale, con il coinvolgimento dei medici di medicina generale e i pediatri di libera scelta”.

A Rispetto ai trasporti bisognerebbe “evitare picchi di concentrazione. Si sarebbe dovuto intervenire a livello locale ben prima di arrivare all’apertura delle scuole. Le ore che i nostri ragazzi passano a scuola sono in un contesto relativamente sicuro, i rischi li corrono prima di entrare a scuola e quando escono”. In ogni caso “si deve rispondere a esigenze di un sistema sanitario e scolastico nazionale affetto da malattie antiche. In emergenza non si creano strutture nuove, ma si governa la situazione con le risorse disponibili”. In questo momento “in attesa del vaccino, le vere uniche armi sono mascherine, distanziamento, igiene. E poi bisogna respingere i terroristi della comunicazione”. Non sempre, gli viene detto, le indicazioni del Cts vengono seguite: “Noi esprimiamo pareri tecnici – risponde – ma il Covid-19 non è solo una emergenza sanitaria, ha implicazioni complesse. Il solo parere degli esperti del Cts non è sufficiente per prendere decisioni di carattere politico generale”. Come intervenire sul problema di diagnostica e tracciabilità? “Ogni possibile struttura sanitaria attiva sul territorio incluso il volontariato civile, le risorse militari o altro deve essere messa in campo”.