ROMA – La conversione di alcuni reparti di reumatologia in strutture di assistenza ai pazienti colpiti da Covid-19 avrà “delle ripercussioni inevitabili sulla riduzione delle prestazioni diagnostiche e di monitoraggio” e “verranno abbandonati i malati reumatici che sono pazienti particolarmente fragili e spesso immunodepressi”.
A dirlo è la Sir, la Società italiana di reumatologia: “Comprendiamo il grave momento che sta vivendo il nostro sistema sanitario nazionale e siamo pronti a collaborare per fronteggiare il brusco aumento dei contagi – spiega Luigi Sinigaglia, presidente nazionale della Sir – Al tempo stesso però siamo preoccupati e temiamo di trovarci di nuovo in una situazione molto simile a quella già vissuta la scorsa primavera. Rischiamo, infatti, mancate nuove diagnosi e ritardi diagnostici di gravi malattie, tra cui artropatie infiammatorie croniche, connettiviti e vasculiti”.
Per Sinigaglia è necessario “evitare che l’attività assistenziale in reumatologia venga ridotta e che vengano limitate le attività ambulatoriali, i ricoveri ordinari e le prestazioni di day Hospital o di day Service”. Fermo restando questo principio, la Sir rilancia la proposta di implementare il ricorso alla telemedicina per riuscire a garantire l’assistenza ai malati e ha attivato una piattaforma informatica online che consente di entrare in contatto con i pazienti e registrare i dati che caratterizzano la fase di malattia.
“Abbiamo raccolto i dati di oltre 420 malati nel nostro Registro nazionale inaugurato nello scorso marzo – conclude il presidente Sir – Dall’analisi emerge che in alcune malattie come l’artrite reumatoide, l’artrite psoriasica o le spondiloartriti il rischio di contagio correla con stati di malattia non completamente controllata dalle terapie”.






