ROMA – Omicron, caro-bollette e riforme legate al Pnrr.

I problemi non vanno in vacanza e andranno affrontati a prescindere dal prossimo presidente della Repubblica. Serve un governo a pieno regime e che, anzi, acceleri il passo, osserva l’Agenzia Italpress.

A cominciare dal contrasto all’epidemia che, nonostante i segnali positivi, ha provocato oggi ancora 378 morti. Non meno urgente il tema del caro-bollette è stato tutt’altro che superato.

Il governo, ricorda Italpress, fino a questo momento ha messo in campo cinque miliardi fra stanziamenti previsti dalla Legge di bilancio (3,8 miliardi) e i ristori approvati nell’ultimo decreto (1,2 miliardi). Secondo le previsioni ne serviranno altrettanti per allentare la pressione provocata dal caro-energia. In totale si dovrebbe arrivare a 10 miliardi. Una cifra importante ma la spinta che arriva dai partiti e dalle organizzazione imprenditoriali porta a scostamenti molto più ampi.

Non a caso già si parla di un nuovo scostamento di bilancio che finora il premier Mario Draghi ha cercato di evitare. Tanto più che da novembre a oggi lo spread è salito del 50% collocandosi intorno a 140 punti. Secondo Goldman Sachs potrebbe addirittura arrivare a 170 punti mettendo sotto pressione i conti pubblici.

Gli uffici di Bruxelles prima di far partire il bonifico dovranno verificare i piani di attuazione. Sui 191,5 miliardi assegnati all’Italia ne sono già stati erogati 25 miliardi come pre-finanziamento e a dicembre è partita la richiesta per un secondo bonifico. Ma già stanno arrivando i primi intoppi di natura economica.

Il ministro delle Infrastrutture, Enrico Giovannini, ha ammesso che molti cantieri pubblici non funzionano alla velocità prevista, in quanto l’esplosione dei costi delle materie prime impedisce alle ditte aggiudicatrici di effettuare i lavori. In altre parole, serviranno più soldi. E poiché da Bruxelles semmai arriverà una sforbiciata e non certo un aumento delle risorse, questo implica il rischio che il Pnrr si riveli
meno efficace di quanto stimato dal governo nel corso degli anni.

Da Bruxelles aspettano anche il completamento della riforma della giustizia con l’intervento diretto sul Csm e quella del fisco. Ma certamente l’argomento più indigesto riguarda la legge sulla Concorrenza. Era stata introdotta dal governo Monti con l’impegno di presentarne una all’anno. Le cose sono andate diversamente visto che in realtà il Parlamento è riuscito ad approvarne una solo in dieci anni. In estate Draghi ci ha riprovato ma dal testo fu tagliato l’articolo riguardante la liberalizzazione delle gare per gli stabilimenti balneari.

Le resistenze interne lo impedirono, malgrado si tratti di uno dei provvedimenti pretesi dall’Europa e neppure tra i più importanti.

Fiutando il rischio di una paralisi, il premier Mario Draghi ambisce vistosamente a trasferirsi al Colle. Perché non c’è solo il Pnrr. È facile prevedere che la prossima legge di bilancio, alla vigilia dell’anno elettorale, trasformerà il Parlamento in una risaia vietnamita.