L’AQUILA – Una zona rossa mascherata o, se vogliamo, una zona arancione plus, per utilizzare una locuzione cara governatore del Veneto Luca Zaia.
È quanto potrebbe accadere nella giornata di oggi al termine della riunione del Comitato tecnico scientifico regionale. La stretta per contenere il contagio da coronavirus in Abruzzo è ormai nei fatti. Bisognerà solo capire quali saranno i provvedimenti che saranno adottati dall’organismo tecnico presieduto da Alberto Albani, referente regionale per le emergenze.
La decisione è stata assunta ieri nel corso dell’Unità di crisi presieduta dal governatore Marco Marsilio alla quale hanno partecipato anche lo stesso capo della task force sanitaria, Alberto Albani, l’assessore alla Salute, la leghista Nicoletta Verì, il capo del Dipartimento Claudio D’Amario e il commissario dell’Agenzia sanitaria regionale Pierluigi Cosenza.
Una riunione fiume, che si è tenuta in videoconferenza, che ha preso in esame i dati pesantissimi della contagio del bollettino di ieri: 939 casi, record assoluto dall’inizio della pandemia, dall’esame di 5.173 tamponi, con una percentuale di positività superiore al 18 per cento. Numeri che vanno di pari passo con una situazione critica negli ospedali.
E’ stato lo stesso Marsilio a dare conto di un quadro al limite: “Il monitoraggio settimanale mostra segnali di miglioramento su alcuni fronti, come l’indice Rt sceso da 1,51 a 1,34, e segnali di tendenze al peggioramento su altri, come la progressiva occupazione dei posti letti. Sia i posti di terapia intensiva che i posti letti complessivi dedicati al Covid ‘ballano’ intorno alla soglia di allarme (29% su 30% per le terapie intensive, 41 contro 40 per i complessivi). Si tratta di dati sostanzialmente in linea con le tendenze nazionali (abbassamento dell’indice Rt e progressiva saturazione dei posti letto), che impongono l’adozione di misure ulteriori rispetto a quelle previste dal Governo per mezzo dei Dpcm. Domani pomeriggio, il Comitato Tecnico Scientifico regionale si riunirà per esaminare analiticamente i dati, per fornire all’assessore alla Salute e al Presidente della Giunta proposte motivate e puntuali sulla base delle quali emanare le conseguenti ordinanze”.
Sono due le possibili direttrici delle nuove ordinanze restrittive: la limitazione delle attività scolastiche, con il ricorso alla didattica distanza per tutti gli ordini e gradi, e la possibile chiusura dei negozi e delle attività commerciali, così come avviene nelle zone rosse già individuato in altre regioni italiane. Saranno toccati dai provvedimenti i territori più colpiti: di certo l’Aquilano (principali indiziati il capoluogo, dove ancora ieri si sono verificati 84 contagi e la Marsica), alcune aree del Teramano e, forse, anche del Pescarese.
Misure che non sarà possibile adottare a cuor leggero per due ragioni. La prima è che in caso di chiusura delle scuole, anche per infanzia e primaria dopo che è già avvenuto per le superiori, le famiglie si troverebbero in notevoli difficoltà per gestire figli e bambini. Il comparto commerciale poi verrebbe ulteriormente penalizzato rispetto a flussi in questo momento ridottissimi e incassi praticamente azzerati. Le ordinanze regionali, inoltre, potrebbero non garantire i ristori previsti a livello nazionale. Un bel rebus, con una certezza: il quadro abruzzese è sempre più critico, all’Aquila addirittura i posti di terapia intensiva sono tutti occupati ed è in corso una corsa contro il tempo per cercare di aprirne altri.






