ROMA – Mentre dal Nord arriva la richiesta al governo di applicare ulteriori misure per arginare il coronavirus, molti sindaci d’Italia procedono alla chiusura di parchi e cimiteri, compresi quelli di Roma e Milano.

Provvedimenti necessari per contenere ancora di più il diffondersi dell’infezione e scoraggiare i cittadini ad uscire di casa, così come previsto dai decreti firmati nei giorni scorsi dal presidente del Consiglio, Giuseppe Conte.

E così anche oggi, come ieri, le città si sono presentate deserte, con strade vuote, negozi con le saracinesche abbassate e lunghe file ai supermercati.

Ma nonostante tutto continuano a fioccare le sanzioni per chi viola gli obblighi previsti, soprattutto quelli che riguardano gli assembramenti.

Nella prima giornata di stop totale in Italia, sono state denunciate 4.000 persone sulle oltre 130 mila controllate dalle forze dell’ordine. Denunce anche per 369 esercizi commerciali che non hanno rispettato le disposizioni previste dal dpcm.

Nel Senese, per esempio, una coppia è stata denunciata dai carabinieri mentre andava alle terme ad 80 chilometri di distanza da casa. Niente a che vedere con i motivi di lavoro, di salute o di necessità previsti dal documento del governo.

Si susseguono, in molte città del Paese, le raccomandazioni dei sindaci ai cittadini a restare a casa.

E così a Parma Federico Pizzarotti ha inviato un messaggio telefonico a tutti i parmigiani, annunciando anche la chiusura dei parchi.

Da domani niente passeggiate immersi nel verde anche a Milano e Roma, così come a Rimini, Bari o Pordenone. Saranno chiusi anche i cancelli di numerosi cimiteri, dove saranno consentite, invece, solo le tumulazioni.

E sono stati gli stessi amministratori ad aver avviato già da giorni la sanificazione di strade e mezzi pubblici nelle diverse città. Fermo restando che lo stesso Viminale, in una circolare, ha confermato che è concesso svolgere attività sportiva all’aperto, mantenendo la distanza di sicurezza di un metro, l’invito che arriva dai sindaci d’Italia è quello di non muoversi di casa, a volte anche attraverso gli annunci dagli altoparlanti.

Tornano ad essere aperte, invece, le parrocchie di Roma, che inizialmente erano state chiuse fino al 3 aprile.

Il Vicariato, infatti, ha corretto il tiro spiegando che “rimangono chiuse all’accesso del pubblico le chiese non parrocchiali e più in generale gli edifici di culto di qualunque genere; restano invece aperte le chiese parrocchiali e quelle che sono sedi di missioni con cura d’anime”.

Sarà, dunque, responsabilità dei sacerdoti e dei fedeli – ha spiegato il cardinale vicario Angelo De Donatis – consentire l’ingresso nei luoghi di culto “in modo tale – ha detto – da non esporre ad alcun pericolo di contagio la popolazione e nel contempo evitare il segno dell’interdizione fisica dell’accesso al luogo di culto attraverso la chiusura del medesimo, la quale potrebbe creare disorientamento e maggior senso di insicurezza”.