L’AQUILA – In un clima già molto teso, contraddistinto da ansie e paure dovute all’emergenza sanitaria in corso in tutt’Italia, alle prese con la lotta al Coronavirus, “nel cantiere più grande d’Europa c’è chi sta licenziando  gli ‘eroi silenziosi’ della Ricostruzione, che con spirito di abnegazione, da anni, stanno partecipando attivamente alla rinascita dell’Aquila, che faticosamente si sta rialzando dopo il sisma del 2009”.

L’allarme arriva ad AbruzzoWeb da Cristina Santella, componente della segreteria della Fillea Cgil della provincia dell’Aquila, il più grande sindacato dei lavoratori Edili.
 
In particolare, sottolinea Santella, “proprio quando si è iniziata a palesare l’ipotesi di sospensione di tutti i cantieri della ricostruzione, molti imprenditori hanno deciso, senza alcuna autorizzazione o motivo ‘giustificato’, di licenziare alcuni dipendenti: È il caso di una resuratrice aquilana, alla quale è stato dato il preavviso di licenziamento”.

“Se il datore di lavoro manterrà questa linea, siamo pronti a dare battaglia”, annuncia Santella, che aggiunge: “Deve essere chiaro che le imprese, in questo momento, non sono autorizzate a licenziare nessuno, chiunque lo faccia va contro quanto stabilito dalla legge”.

“La restauratrice – precisa – lavora su beni vincolati da sola in un cantiere, pertanto, la ditta non ha alcun motivo di licenziarla e poi ce ne sono altri che, secondo qualcuno, è meglio che stiano a casa e basta. Noi diciamo di continuare a lavorare, ma in sicurezza e con i dispositivi giusti. Pertanto ora che il decreto è stato approvato facciamo in modo di trovare  la nostra strada per uscire da questa situazione, difficile per tutti”.

La Fillea, da anni accanto ai lavoratori anche e soprattutto sul tema della sicurezza sui cantieri, anche in questo momento delicato per l’intero paese, torna a chiedere che le regole vengano rispettate: “Siamo andati in giro nei cantieri proprio in questi giorni – spiega la componente della Segreteria – e abbiamo ‘toccato con mano’ che molte aziende, senza alcuna autorizzazione, hanno scelto autonomamente di sospendere i lavori. In questa fase dobbiamo essere uniti e solidali e questo vuol dire anche mantenere i posti di lavoro, ovviamente, senza dimenticare la salute: il cantiere è già di per sé un luogo di lavoro particolare, quindi è necessario riuscire a garantire, in queste settimane concitate, ancor più sicurezza, attraverso tutte le misure di protezione”.

Proprio il problema dei dispositivi di sicurezza è stato al centro della discussione delle ultime ore: in Italia, infatti, in molti settori, a partire dai medici, in prima linea per la lotta al Covid-19, iniziano a scarseggiare e la paura legata al rischio di contagio aumenta in modo esponenziale.

Le mascherine sono insufficienti anche per operai e dipendenti delle aziende che sono rimaste aperte e spesso nei luoghi di lavoro, come denunciato dai lavoratori stessi, “Il metro di distanza è una pura illusione”.

Santella, poi, conclude dicendo che “se c’è qualche azienda in difficoltà, ricordiamo che è possibile ricorrere alla misura della cassa integrazione. Gli operai edili hanno gli stessi diritti di tutti gli altri. Inoltre, anche se verrà decisa la sospensione dei cantieri, a tutti dovrà essere garantito il giusto, e quindi quanto spetta al singolo dipendente”.

LE REGOLE NON VANNO IN QUARANTENA, LA CAMPAGNA DEL SINDACATO

Intanto la Fillea dice “Stop a chi fa dell’emergenza Coronavirus il cavallo di Troia per cancellare regole e diritti” e lancia la campagna “Le regole non vanno in quarantena”.

Si tratta di un’iniziativa che va di pari passo con la richiesta di protezione sanitaria per gli addetti del settore e alla quale è arrivata una prima risposta con il protocollo firmato da sindacati e parti datoriali. 

Il segretario generale della Fillea, Alessandro Genovesi, nei giorni scorsi ha posto l’attenzione sulle peculiarità del lavoro edile, spiegando che nelle prossime ore il sindacato, unitariamente con Feneal e Filc, dovrà dedicarsi alle linee guida anche in funzione proprio della specificità cantieri: “Ci auguriamo che il ministero dei Trasporti e delle Infrastrutture, Paola De Micheli, declini questo protocollo, perché l’applicazione è immediata per stabilimenti a impianti fissi (ad esempio cementerie e lavorazione del legno), ma per quell’ambiente sui generis che è il cantiere la situazione è diversa e il testo da declinare”.

Il sindacato vuole quindi attirare l’attenzione sulla possibilità che qualcuno possa approfittare strumentalmente dell’attuale crisi per mettere mano al codice degli appalti applicando le norme contestate nelle manifestazioni di piazza da Cgil, Cisl e Uil. La campagna è stata quindi lanciata affinché l’economia del Paese possa ripartire il prima possibile “anche grazie al settore delle costruzioni ma non a discapito di diritti, sicurezza e lotta alla mafia”. 

Fondamentale, poi, è ricordare che il settore edilizio è da sempre chiamato in causa anche per il tema delle strutture ospedaliere da trasformare o ampliare, ora ancor più in primo piano congiuntamente alle difficoltà che stanno affrontando gli operatori del sistema sanitario pubblico. 

“Noi siamo assolutamente chiamati in causa – ha affermato il segretario generale della Fillea Cgil -. Noi abbiamo tantissimo personale pubblico che sta dimostrando una straordinaria forza civica, senso di responsabilità e professionalità (e magari quando finirà questa vicenda bisognerà aprire una discussione sulla centralità del servizio sanitario nazionale pubblico) e accanto a loro, quando le strutture hanno bisogno di manutenzione, si deve vedere anche l’operaio edile che fornisce il su contributo”. 

“Il protocollo sanitario credo sia la strada giusta per permettere a lavoratori dei servizi pubblici essenziali e ai collaterali di operare – ha concluso Genovesi -. La linea dei sindacati è chiara, anche in merito al rispetto dell’approccio soggettivo, perché ognuno di noi è un lavoratore, ma è anche padre madre, fratello, in un equilibrio molto stretto: è questo il momento di grande attenzione, responsabilità, sensibilità, è il momento di lavorare tutti insieme per fare ripartire il Paese perché anche questo è un segnale di attenzione per chi lavora negli ospedali in prima linea”.