L’AQUILA – Dall’Abruzzo parte la mobilitazione per far fronte alle gravi carenze di dispositivi di protezione ed estendere il numero dei tamponi da effettuare per evitare il diffondersi del Coronavirus, mentre la regione è alle prese con un’emergenza che ha fatto registrare un’impennata di casi considerevole negli ultimi due giorni.

Intanto il deputato aquilano Luigi D’Eramo, coordinatore regionale della Lega, chiede un piano urgente per il personale ospedaliero e in seguito “tamponi a tappeto”, seguendo la linea proposta dal governatore del Veneto Luca Zaia, così come il Consiglio comunale dell’Aquila, presieduto da Roberto Tinari, che preme affinché i test vengano estesi, almeno in un primo momento, al “personale sanitario tutto” ma anche a “chi è in stretto contatto con il pubblico, come farmacisti, personale dei supermercati e delle imprese di pulizie”. 

Altro grande tema, quello della mancanza di dispositivi di protezione, che ha portato la deputata dem Stefania Pezzopane e il consigliere regionale Pd Pier Paolo Pietrucci a rivolgere un appello al presidente della Regione Marco Marsilio: “Attrezziamoci immediatamente utilizzando gli spazi del decreto per una vera e propria ‘economia di guerra’ cosi come ha detto giustamente il commissario Arcuri. Per fermare il contagio è necessario attrezzare luoghi di lavoro, soprattutto ospedali, fabbriche, call center, cantieri di mascherine e kit di sicurezza per tutelare la salute dei lavoratori e di tutti noi. Il decreto amplia e liberalizza. Facciamolo subito e facciamolo anche in Abruzzo, dove ci sono sia aziende tessili che aziende che producono prodotti della stessa filiera delle mascherine, e che possiedono gli strumenti adatti per fabbricarle e vanno solo supportate per certificazione e requisiti”. 

D’Eramo chiede di attivare un “piano urgente” per ampliare la capacità di diagnosi del Covid-19. E così i tamponi, per D’Eramo, dovrebbero essere “eseguiti prioritariamente sul personale ospedaliero per poi proseguire sulla popolazione al fine di individuare quanti più asintomatici possibile.   

“Questo secondo aspetto- sottolinea- ormai acclarato a livello mondiale anche dall`Oms, potrebbe essere decisivo per arginare l`espandersi del contagio nella nostra regione”. 

Pieno appoggio, dunque, alla “linea Zaia”, quella cioè del governatore della Regione Veneto che ha sposato la politica di ampliare il più possibile la capacità di diagnosticare Covid-19. Una strada possibile per D’Eramo che per prima cosa chiede di reperire le risorse necessarie per intraprenderla.

“Pensiamo a un percorso per step che parta innanzitutto dagli operatori sanitari, dalle forze dell`ordine e dagli operatori dei servizi essenziali, ovvero da chi è in prima linea nella lotta all`epidemia e da chi garantisce l’erogazione di servizi”. 

“In seguito si potrà estendere il più possibile la diffusione dei test in modo da scovare gli asintomatici e circoscrivere i contagi. Il nostro impegno – conclude il coordinatore regionale della Lega- è in questo momento tutto rivolto a dare manforte a operatori sanitari e Protezione civile, in modo da contribuire in maniera fattiva ad alleviare le tante criticità di questi giorni”. 

E in una lettera il “forte appello” finalizzato alla previsione di tamponi di controllo “al personale sanitario e delle categorie più a rischio” è stato rivolto al governatore, Marco Marsilio, al sindaco dell’Aquila, Pierluigi Biondi, e al manager della asl provinciale dell’Aquila, Roberto Testa, dal presidente del Consiglio comunale dell’Aquila, Roberto Tinari, e dei consiglieri comunali aquilani. 

“È ormai evidente che la guerra contro il Coronavirus si legge nella lettera – sarà dura e difficile e durerà ancora per molto. Finalmente anche l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha preso atto che tra i mezzi per ridurre il rischio di contagio, oltre a quelli già in atto, bisogna aumentare il numero dei test poiché la possibilità che ci siano molti positivi in grado di contagiare, ancorché non sintomatici, risulta essere sempre più concreta. Molte regioni, a cominciare dal Veneto, intendono adottare ulteriori azioni di contenimento attraverso l’aumento dei tamponi, seppure in maniera mirata”.

L’appello viene formulato “alla luce dell’alto rischio di contagio tra la popolazione abruzzese, affinché negli ospedali della nostra Provincia, e comunque in tutta la Regione, il personale sanitario tutto, a cominciare da quello in servizio nei reparti più a rischio, vengano sottoposto a tampone di controllo. Sono sempre più evidenti i rischi che il personale sanitario contagiato, sintomatico o asintomatico, determini gravissime ripercussioni ormai note a tutti. Sarebbe opportuno inoltre, sottoporre a tampone anche chi è in stretto contatto con il pubblico, come farmacisti, personale dei supermercati e delle imprese di pulizie”. 

Allo stesso tempo, Pezzopane e Pietrucci, nel chiedere un tavolo per studiare strategie per la produzione dei dispositivi di protezione, sottolineano: “È paradossale e vergognoso che ancor oggi i nostri ospedali siano sprovvisti di questi dispositivi di sicurezza – sottolineano Pezzopane e Pietrucci -Chiediamo al presidente Marco Marsilio di convocare immediatamente un tavolo con le parti sociali, a partire da Confindustria, le università e tutti gli operatori di competenza, per formulare una proposta concreta di supporto a quelle aziende che possono produrre i dispositivi di sicurezza, in modo da iniziare subito la produzione, certificazione e distribuzione”.

“Non dobbiamo pensare che questi prodotti serviranno solo per un breve periodo e poi spariranno, perché l’esperienza ci sta chiaramente mostrando che questi prodotti serviranno a lungo ed in maniera molto diffusa e quindi è urgente cominciare la produzione. Quando parliamo di economia di guerra ci riferiamo al fatto che ogni paese ha bisogno di alcune cose e deve produrle da sé, senza attendere che arrivino dall’estero, perché questo sta costando vite umane”.

“Non dimentichiamo che questa emergenza sta avendo anche un effetto devastante sull’occupazione e attivando queste giuste operatività possiamo arginare in alcuni settori il crollo occupazionale e in alcuni casi anzi incrementarlo e, allo stesso tempo, mettere a disposizione dei cittadini questi strumenti indispensabili per la salute che ognuno di noi, non solo i lavoratori più a rischio, dovrebbe tenere in casa”, concludono gli esponenti Pd.