L’AQUILA – Due casi negativi a Teramo, tra cui l’infermiere di 47 anni che, di ritorno da Lodi per il funerale del patrigno, aveva accusato sintomi compatibili con il Covid-19.

Almeno per una giornata, si allenta la morsa del coronavirus in Abruzzo, sebbene resti da comprendere definitivamente il caso dell’Aquila, della dottoressa tirocinante di Brescia che era tornata in città per sostenere l’esame di abilitazione alla professione, poi rinviato dal governo, fidanzata con un ragazzo che vive in Lombardia trovato, invece, positivo.

Due test con doppia metodica, uno negativo e uno positivo, entrambi effettuati a Pescara, e non uno in Abruzzo e uno allo Spallanzani come inizialmente si era appreso da fonti Asl: per sapere se la giovane ha contratto il Coronavirus bisognerà attendere il pronunciamento dell’Istituto superiore di Sanità (Iss), a cui sono stati inviati i due risultati.

Il responso è atteso per la serata di oggi, sono quindi ore di apprensione nel reparto di Malattie infettive dell’ospedale San Salvatore dell’Aquila, dove il giovane medico è ricoverato da ieri, quando è arrivato con il 118 nel nosocomio aquilano per l’aggravarsi delle sue condizioni.

I medici, da quanto appreso, sono fiduciosi che possa essere confermata la negatività.

La ragazza è arrivata all’Aquila insieme a tre amiche nella giornata di domenica per sostenere l’esame di abilitazione e, una volta venuta a conoscenza che il suo fidanzato, un giovane medico di Bergamo, era risultato positivo al Covid 19, si era messa in quarantena proprio insieme alle sue colleghe in un appartamento del capoluogo abruzzese.

Intanto restano stabili le condizioni del primo caso conclamato in Abruzzo, un cinquantenne di Brugherio (Monza), arrivato a Roseto degli Abruzzi (Teramo) con la sua famiglia, risultato positivo al Covid19.

L’uomo resterà ricoverato nel reparto di Malattie infettive dell’ospedale Mazzini di Teramo.

Buone anche le condizioni del paziente dell’infermiere di Lodi, tornato in Abruzzo per il funerale del patrigno. In serata il Servizio Prevenzione e Tutela della salute della Regione Abruzzo ha comunicato il risultato negativo al Covid 19.

IL PUNTO IN ABRUZZO

Dai dati trasmessi questa mattina dalla Regione alla Protezione Civile, emerge che in Abruzzo sono stati eseguiti finora 37 test per il Covid: di questi 33 sono risultati negativi, 1 positivo, mentre 3 sono in corso. 

“Nonostante il caso accertato a Roseto, l’Abruzzo non vedrà mutata la sua classificazione di ‘regione senza cluster’, in quanto il contagio è stato esterno e non c’è alcun focolaio del virus sul nostro territorio regionale”.

Così il presidente della Regione Abruzzo, Marco Marsilio, aprendo con l’assessore alla Salute, Nicoletta Verì, la riunione convocata questa mattina a Pescara, a cui hanno partecipato i consiglieri regionali, alcuni sindaci e parlamentari, rappresentanti delle prefetture, delle Asl e della Protezione Civile. 

“La nostra Regione – ha aggiunto il presidente – non adotterà alcuna iniziativa difforme da quanto previsto dalle linee guida nazionali e proprio per questo non ci sarà, al momento, alcun provvedimento di chiusura di scuole o di uffici pubblici, in linea con le indicazioni del Ministero della Salute e del Commissario di Governo. È nostro dovere combattere sì il contagio dall’infezione, ma anche e soprattutto il contagio dalla psicosi”. 

L’assessore Verì ha confermato che c’è massima attenzione sulla gestione di ogni singola segnalazione, ricordando, però, che fino ai risultati delle controanalisi dell’Istituto Superiore di Sanità non si può parlare di caso accertato. 

“Per la diagnosi certa – ha sottolineato – ci atteniamo a tutti i protocolli nazionali, ma per far fronte a un possibile aumento delle richieste di test nel laboratorio regionale di riferimento a Pescara, abbiamo aumentato la capacità di analisi dei campioni a 80 tamponi al giorno, a fronte dei 25 che potevano essere processati nei primi giorni dell’emergenza”. 

L’assessore ha poi annunciato che per domani è fissata una riunione del Crea, il comitato regionale emergenze, per coordinare le attività dei pronti soccorso e soprattutto per individuare il presidio ospedaliero che si farà carico – eventualmente dovesse insorgere una necessità di questo tipo – dei casi di pazienti contagiati che avessero bisogno del ricovero in rianimazione. Ha inoltre spiegato che sono in corso le procedure per l’attivazione di un numero unico regionale per l’emergenza, da affiancare al numero nazionale 1500.