ROMA – Il coronavirus può mettere in ginocchio il settore turistico italiano, punto nevralgico dell’economia italiana, e il suo indotto che si snoda su una filiera lunga, complessa e trasversale.
Ma non è – come sottolinea Confturismo Confcommercio – il primo colpo di questi mesi: c’era già stato lo tsunami Thomas Cook, ovvero il mega fallimento del più antico tour operator del mondo, e anche l’acqua alta a Venezia rilanciata sulle tv di tutto il mondo aveva spaventato i turisti.
Per fare il punto su una situazione, di cui non si hanno ancora numeri precisi ma che secondo gli operatori sta già provocando danni, la sottosegretaria Lorenza Bonaccorsi ha chiamato a raccolta alla sede del Mibact per domani alle 11.30 i rappresentanti delle varie categorie.
“Il virus – dice all’Ansa Alberto Corti, direttore di Confturismo Confcommercio – non è nient’altro che la ripetizione di una casualità di un danno al settore che ha origine all’esterno del mondo del turismo ma che il turismo prende in prima battuta ‘sul naso’. Quello che l’Italia non ha, e questo dobbiamo chiedere fortemente alla politica, è una ‘diga di copertura’ che protegga un settore così essenziale e strategico per l’economia da queste casualità. Dobbiamo prevedere, come i colleghi dell’Agricoltura hanno già fatto, dei meccanismi per ridurre gli effetti avversi e proteggere l’intera filiera (dagli imprenditori agli hotel e ai tour operator). Loro sono esposti a eventi del tutto imprevedibili, come alluvioni, siccità e ‘disastri’ atmosferici, ma anche noi del mondo del turismo lo siamo…”.
Facendo una stima basata sul numero dei turisti cinesi venuti in Italia negli ultimi anni tra febbraio e aprile si rischia – secondo Corti – un’emorragia di almeno 825 mila viaggiatori pari a più di 1 milione 300 mila presenze
. “Se pensiamo che un turista del Paese del Dragone spende almeno 150 euro al giorno in Italia (diciamo almeno perché c’è anche chi come Global Blue, parla di circa 550 euro al giorno) – aggiunge – si perderanno più di 204 milioni solo in questi 3 mesi. Ma è un valore molto sottostimato senza dubbio: infatti in questo non sono comprese tutte le spese ‘collaterali’ ad esempio dei voli che sono stati sospesi e quindi non spendo più in Italia per carburante, pulizia degli aeromobili, assicurazioni, tasse aeroportuali etc”.
Conferma arriva anche dalla Cna Turismo, secondo cui “da quando si è diffuso il panico da coronavirus le agenzie di viaggio stanno ricevendo disdette delle prenotazioni per viaggi individuali e di gruppo in misura senz’altro più rimarchevole degli annullamenti fisiologici. Con gli italiani diretti all’estero, alla prova dei fatti, più timorosi del coronavirus di quanto lo siano gli stranieri diretti in Italia. Un effetto dell’allarmismo che, spiegano gli operatori, per ora starebbe provocando i danni maggiori”.
Non è il breve periodo a preoccupare maggiormente gli operatori italiani. Sono le prospettive. Il turismo cinese nel nostro Paese genera un movimento economico pari a un miliardo e mezzo di euro. Ed era in costante crescita. Una indagine condotta da Cna Turismo l’anno scorso prevedeva un incremento del 33% in tre anni dei turisti provenienti dal gigante asiatico.






