L’AQUILA – I dati che hanno portato il Ministero della Salute a trasferire l’Abruzzo dalla fascia gialla a quella arancione delle restrizioni previste per contenere il contagio da coronavirus, quindi con una ulteriore stretta delle misure (chiusura di bar e ristoranti e limitazioni agli spostamenti), sono contenuti nel report settimanale sul monitoraggio della “fase due” dell’epidemia realizzato dallo stesso Ministero della Salute e dall’Istituto superiore di sanità.

In particolare i dati sui quali è stato basato il provvedimento che ha riguardato l’Abruzzo e altre regioni, fanno riferimento alla settimana che va dal 26 ottobre al primo novembre, con l’aggiornamento degli stessi che è avvenuto nella giornata del 9 novembre. Dai numeri si evince che l’Abruzzo ha un’ incidenza di casi negli ultimi 14 giorni di 429,78 ogni 100 mila abitanti. Con un trend settimanale in crescita e con un aumento evidente del numero dei focolai. Lo stesso report fissa un indice di contagiosità Rt a 1,51, con un intervallo di confidenza che va da 1,41 a 1,62.

La regione è inserita nello scenario tre, su una scala che arriva fino a quattro rispetto alla gravità. Secondo i tecnici esiste inoltre una probabilità di diffusione moderata del virus nei prossimi giorni. La classificazione complessiva del rischio è giudicata “alta” in particolare per l’aumento sopra la soglia del 20% dei casi confermati di infezione e per una diminuzione sotto la soglia di sicurezza dell’indicatore che riguarda il numero dei casi confermati per cui sia stata effettuata una regolare indagine epidemiologica con la ricerca approfondita dei contatti stretti. Ci sono poi altre variabili che hanno fatto registrare un aumento e che hanno indotto il Ministero a inasprire ulteriormente le restrizioni.

In particolare c’è stata una crescita del numero dei casi sintomatici notificati per mese in cui è indicata la data di inizio dei sintomi rispetto al totale dei casi notificati al sistema nello stesso periodo. Anche gli indicatori di monitoraggio sono in peggioramento: i focolai attivi sono passati da 272 a 438, con 3349 casi complessivi che al momento non sono associati a catene di trasmissione note. Al momento del report il tasso di occupazione dei posti letto di terapia intensiva era del 18% mentre quello di area medica del 30%, ma i dati sono già mutati negli ultimi giorni e in ogni caso lo stesso rapporto fissava una alta probabilità nei prossimi giorni di ulteriore escalation.

Infine è in aumento la percentuale di positività rispetto al numero dei tamponi processati, escludendo l’attività di screening e re-testing, passata da 15,5% a 23,4%. È in diminuzione il trend del numero dei casi confermati per cui sia stata effettuata una regolare indagine, fissato l’89,9%.