L’AQUILA – “In questi giorni il Comune dell’Aquila ha provveduto ad adottare misure contenitive della pandemia per la salva- guardia della salute dei dipendenti: bene, ma non sono sufficienti. Infatti, con delibera di Giunta 147 del 10.03.2020, ha provveduto ad approvare il Regolamento per l’attuazione del lavoro agile voluto dal Governo a seguito dell’emergenza sanitaria da coronavirus. Tuttavia, chi ha materialmente redatto il testo, pare aver completamente frainteso il senso della disposizione governativa, in quanto ha previsto l’utilizzo di tale forma di lavoro unicamente per tre categorie di dipendenti (quelli affetti da gravi patologie, quelli con figli minori che frequentano asili e scuole per l’infanzia, e quelli che si avvalgono dei mezzi pubblici per raggiungere la sede lavorativa) e per un tempo limitato (10 giorni al mese). E tutti gli altri?”

È quanto chiede al sindaco del capoluogo abruzzese, Pierluigi Biondi, segretario generale della Confederazione generale sindacati autonomi lavoratori (Confsal) dell’Aquila, Fabio Frullo, che aggiunge: “In realtà la ratio sottesa alla normativa emergenziale è ben diversa e riguarda tutto il personale dipendente della Pubblica amministrazione che, uscendo di casa per andare a lavoro, potrebbe essere infettato e diventare veicolo di contagio, per tutto il periodo emergenziale. Ciò è ben spiegato dall’art. 4, lettera a) del Dpcm del primo marzo 2020 che dispone di adottare la modalità di lavoro agile per tutta la durata dello stato di emergenza e per ogni rapporto di lavoro subordinato e dalla successiva Circolare n. 1/2020 della Presidenza del CdM con cui le PP.AA. sono state invitate a “potenziare il ricorso al lavoro agile con rife- rimento al personale complessivamente inteso” (anche il nuovo Decreto di questa mattina lo ribadisce ancora con chiarezza)”.

“È ovvio – spiega – che tale forma di incentivazione è stata adottata dal Governo per contrastare e contenere l’emergenza epidemiologica e non, come sembrerebbe aver capito qualcuno, per evitare che personale con patologie o con figli minori possa essere infettato. Il senso della disposizione emergenziale era chiaro: se possibile, anche il dipendente della Pubblica amministrazione deve stare a casa, fermo restando le incompatibilità per alcune categorie. Per questi motivi la invito a rivedere i provvedimenti suddetti, ad interpretarli nella giusta maniera e a prevedere forme di smart working per la maggior parte dei dipendenti comunali, così come del resto ha già fatto l’Ente Regione ed altri ancora”, conclude Frullo.