ROMA – Le misure di contenimento messe in atto in Cina a Gennaio (con restrizioni sui voli internazionali e chiusura completa di Wuhan e altre zone della provincia di Hubei) hanno ridotto di oltre il 70% i casi di COVID-19 esportati (779 casi in più sarebbero stati esportati, altrimenti, entro la metà di febbraio).
Inoltre hanno ridotto il tasso giornaliero di esportazione del coronavirus di oltre l’80% durante le prime 3 settimane e mezzo di contenimento. Ma hanno potuto solo ritardare la diffusione del COVID-19.
È quanto emerso da uno studio sull’impatto delle misure di contenimento del Covid-19 in Cina, pubblicato sulla rivista Pnas.
Il lavoro è stato condotto da Alison Galvani, della Yale School of Public Health a New Haven.
Cionondimeno si stima che quasi due casi esportati su tre fossero pre-sintomatici al momento del loro arrivo al paese di destinazione, e ciò ha limitato notevolmente l’efficacia delle misure di screening messe in atto negli aeroporti.
Secondo gli autori, dunque, le misure di contenimento in sé hanno solo contribuito a ritardare la diffusione del COVID-19, mentre per contenere l’espandersi dell’epidemia sarebbero state più efficaci altre misure come la tracciatura rapida dei contatti, l’auto-isolamento da parte dei viaggiatori e il riferire su base volontaria di essere stati potenzialmente esposti al virus.






