L’AQUILA – C’è un’aquilana, che ha vissuto il terremoto del 2009, in una zona ad alto contagio in prima linea contro il coronavirus. Si tratta di Lina Pietropaoli, specializzata in Anestesia e Rianimazione, che oggi lavora al policlinico di Modena.

Un esordio da brivido, il suo, visto che il 15 febbraio ha conseguito la laurea specialistica e dopo pochi giorni, il 3 marzo, ha preso servizio nel nosocomio alle prese con l’emergenza in una delle zone più delicate.

Turni di dodici ore, con un rischio di contagio elevatissimo, anche alla luce della disponibilità di tre-quattro paia di guanti, una tuta, un copricapo e una mascherina di protezione. Sono queste le giornate tipo di tutti i medici “sul fonte” contro la pandemia. In questi giorni si ha il tempo soltanto di bere un sorso d’acqua, mangiare un panino e di nuovo in corsia pronti a salvare nuove vite.

Lina si sta dimostrando da vera abruzzese, forte e gentile, e per questo lancia un messaggio alla sua città e a tutto l’Abruzzo: “Non posso far altro che rimettermi al senso civico e morale della mia gente… a quel carattere rigoroso, resiliente e gentile, che ci aveva ben descritti già undici anni fa e che sono certa farà la differenza anche questa volta. Ci dobbiamo credere! – spiega la 33enne ad Abruzzoweb -. La Cina sta dimostrando di avercela fatta, proviamoci anche noi”.

La reperibilità c’è anche di notte, non si dorme mai. Arriva la chiamata, è un uomo di 70 anni con sintomi da Coronavirus, e cosi’ si indossa lo scafandro e si parte, con la paura di chissà cosa ti aspetterà e con la speranza di riuscire ad arrivare in tempo per prestargli soccorso.

“La missione della sua vita è quella di salvare vite – spiega la mamma Fiorella -, noi veniamo da una città che sa il significato di solidarietà e sacrificio, noi abbiamo passato il terremoto”.

La signora Fiorella, che non vede sua figlia da mesi, la sente soltanto qualche minuto al giorno: una madre preoccupata e orgogliosa, che quando parla di sua figlia si commuove, perché sa quello che rischia e sa quanto è importante essere lì. Questo in una situazione drammatica, confusa e pericolosa è quella che vivono quotidianamente tutti i medici, infermieri e il personale sanitario con i pochi mezzi a disposizione.