L’AQUILA – “L’ennesimo atto di repressione contro chi ha provato a esprimere il proprio dissenso verso la scellerata gestione post-terremoto, ed ora si vede criminalizzato”.

Questo il commento arrivato dal comitato 3e32 sulla citazione diretta in giudizio di 14 imputati per violazione delle norme sulla pubblica sicurezza e violenza privata, in riferimento alla contestazione che ci fu il 9 novembre 2010 nell’ultima visita all’Aquila di Silvio Berlusconi.

Il comitato rivendica le contestazioni contro la governance della ricostruzione di allora e lascia intendere che gli imputati avranno alcune carte difensive da giocarsi: “Con i video e le testimonianze dimostreremo facilmente che se c’è stata violenza è stato da parte delle forze dell’ordine”, la promessa.

Il riferimento, in particolare, potrebbe essere a un video postato sulla piattaforma Youreporter.it in cui si vede il questore dell’epoca, Stefano Cecere, strattonare i manifestanti.

LE REAZIONI


3E32: ”ENNESIMO ATTO DI REPRESSIONE”

È arrivata in questi giorni l’ennesima serie di notifiche relativa a uno dei processi penali nati per le manifestazioni post-terremoto.

Questa volta si tratta della manifestazione del 9 novembre 2010, organizzata in occasione di una delle tante visite-spot dell’allora primo ministro Silvio Berlusconi.

Gli imputati questa volta sono 14. Le accuse: per tutti, manifestazione non autorizzata; violenza privata (“consistita nel circondare e bloccare” l’autovettura del vice-commissario alla ricostruzione Cicchetti) a carico di 6.

Ricordiamo bene quella giornata, una delle tante in cui provammo a far sentire la nostra rabbia ed esasperazione verso chi ha utilizzato il nostro territorio solo per la propaganda e per i propri affari.

Come sempre ci fu impedito di manifestare davanti al Dicomac e pertanto il presidio fu organizzato alla rotonda delle Fiamme Gialle.

Allora, come adesso, ritenevamo vergognoso che non si potesse manifestare liberamente il proprio dissenso sotto la sede dei commissari alla ricostruzione (il Dicomac, Direzione Comando e Controllo, appunto).

Per questo provammo ad avanzare verso la caserma della Guardia di finanza, ma venimmo respinti con una violenza del tutto ingiustificata dalle forze dell’ordine; perfino il questore prese parte agli spintonamenti con cui fummo costretti a rimanere sulla rotonda.

Durante il presidio, arrivò l’automobile di servizio di Antonio Cicchetti, nominato un paio di mesi prima vice-commissario alla ricostruzione.

Una nomina alla quale ci eravamo già opposti con forza ritenendola in perfetta contiguità con la cricca Bertolaso-Letta.

Cicchetti, è bene ricordarlo, tra le altre cose, è colui che ha causato l’indebitamento di due milioni di euro del Comune dell’Aquila per la mala gestione della Perdonanza nel biennio 2002-2004.

Ovviamente si alzarono fischi, urla e contestazioni, ma non capiamo come questo possa essere definito violenza. Lo rivendichiamo pienamente e lo rifaremmo.

Eppure quando a protestare sono stati esponenti della classe politica locale, i parametri di giudizio sono stati ben diversi.

Le accuse per l’occupazione dell’autostrada sono state lasciate cadere subito, e quando il sindaco ha organizzato il presidio al Dicomac, sulla questione delle tasse, ovviamente le forze dell’ordine l’hanno autorizzato senza problemi (non era stato permesso neanche ai familiari delle vittime!).

Questo processo è l’ennesimo atto di repressione contro chi ha provato a esprimere il proprio dissenso verso la scellerata gestione post-terremoto, ed ora si vede criminalizzato.

Ormai siamo all’assurdo: i cittadini che si sono battuti per difendere il proprio territorio da cricche e criminalità sono pieni di denunce, mentre Letta, Bertolaso e chi aveva il compito di vigilare, vengono premiati, difesi, o promossi a capo della Protezione civile.

Con i video e le testimonianze dimostreremo facilmente che se c’è stata violenza è stato da parte delle forze dell’ordine, e continueremo a batterci a testa alta a per una ricostruzione giusta e a difesa del nostro territorio, contro bugie e speculazioni.

PD: “FU MANIFESTAZIONE PACIFICA”

Il Partito Democratico aquilano esprime solidarietà ai 14 rinviati a giudizio per la manifestazione del 9 novembre, per l’altro tra questi ci sono anche due militanti iscritti al nostro Partito.

Quella del 9 novembre è stata una manifestazione pacifica per la difesa dei diritti della nostra città,il significato era chiaro in quanto si voleva esprimere il dissenso non solo verso la gestione Berlusconi-Bertolaso, ma anche e soprattutto verso quel modello di ricostruzione commissariale di cui all’epoca era un esponente Cicchetti.

Lo stesso ministro Barca, ospite pochi giorni fa della trasmissione Presa Diretta su RAI TRE,  ha dichiarato che la struttura Commissariale e il ritardo nel passaggio di competenza agli Enti Locali sono state fra le principali cause del ritardo nell’avvio della ricostruzione.

Ci sembra evidente che ci sia un disegno di negazione del dissenso da parte di alcuni apparati dello Stato considerando anche gli altri concittadini rinviati a giudizio per la manifestazione  del 7 luglio 2010 a Roma e per l’ingresso della zona rossa dell’Aquila.

Noi del PD stiamo a fianco di tutti i cittadini aquilani rinviati a giudizio per le manifestazioni in difesa del territorio e auspichiamo che queste vicende si risolvano nel miglior modo possibile e in tempi brevi, scrive Stefano Albano.

APPELLO PER L’AQUILA: “DALLA PARTE DEL DISSENSO CIVICO”

È notizia di lunedì la notifica del rinvio a giudizio per quattordici cittadine e cittadini aquilani che il 9 novembre del 2010 manifestarono in occasione dell’ennesima passerella di Silvio Berlusconi, che tornava all’Aquila dopo nove mesi di assenza, per blindarsi all’interno della Guardia di finanza.

Sotto indagine ormai, visto il numero delle inchieste, ci sono diverse decine di persone, come se L’Aquila fosse stata teatro di sommosse violente e non, come invece è accaduto, crogiolo di straordinario fermento civico.

Stiamo dalla parte di tutti coloro che, nel contesto particolare vissuto dalla città nel post terremoto, si sono attivati per chiedere con forza una ricostruzione partecipata e che, alla luce di quanto le inchieste e gli scandali avevano già rivelato, hanno manifestato in più occasioni e sempre pacificamente il loro dissenso e la loro indignazione. Per questo siamo solidali con tutti i denunciati per quei fatti.

Garantiamo il pieno supporto di Appello per L’Aquila ai quattordici concittadini rinviati a giudizio, in continuità con la linea politica già intrapresa, che ha visto come primo atto consiliare di Ettore Di Cesare la presentazione dell’O.d.g. di solidarietà e sostegno ai denunciati per i fatti di Roma del 7 luglio 2010.

Continueremo a portare la nostra convinta solidarietà anche all’interno del Consiglio Comunale e ci auguriamo che altrettanto facciano tutti i rappresentati delle istituzioni e l’intero Consiglio.

SINISTRA CRITICA: “PROCESSO A CHI PROTESTA CONTRO MALAFFARE”

Ancora una volta cittadine e cittadini dell’Aquila finiscono sotto processo per aver preso parte a manifestazioni di protesta contro il malaffare che ha dominato e sta dominando la ricostruzione post-terremoto.

Ancora una volta il panorama cittadino appare segnato dalla profonda dicotomia tra le cricche che hanno riso e lucrato sul dolore di tante famiglie dell’Aquila e le lotte dei tanti cittadini che hanno cercato di opporsi ad uno stato di cose veramente indegno di un paese civile.

Sinistra Critica – impegnata al fianco di chi oggi viene chiamato a giudizio – esprime tutto il proprio sdegno per una situazione paradossale e vergognosa che mira a colpire non i responsabili di tante porcherie ma chi ha rivendicato con la giusta determinazione soltanto “verità e giustizia”.

Sinistra Critica esprime anche la propria solidarietà a tutte e tutti gli indagati e si dichiara pronta a sostenerli in tutte le forme possibili.

RIFONDAZIONE COMUNISTA: “DISSENSO PIENAMENTE GIUSTIFICATO”

“Esprimo a nome di Rifondazione comunista la piena solidarietà ai cittadini che manifestarono il 9 novembre 2010, tra cui anche un nostro militante, accusati di violenza privata per aver bloccato l’autovettura del vice-commissario alla ricostruzione Cicchetti, un’accusa che appare sproporzionata per una dimostrazione di dissenso che non ha implicato violenza fisica”.

Lo scrive il segretario provinciale Prc Francesco Marola

“Ricordiamo che in quei giorni la struttura commissariale di fatto aveva sequestrato la decisionalità democratica spettante agli enti locali e si era isolata dal confronto con la popolazione situandosi nella caserma militare della guardia di finanza presso la quale erano proibite manifestazioni di qualsiasi sorta”, ricorda.

“Queste strutture commissariali si sono rivelate un ostacolo al processo di ricostruzione materiale e sociale della città, che oggi è iniziato solo con il superamento delle stesse – conclude – Il dissenso espresso allora da questi cittadini appare dunque ampiamente giustificato”.