SULMONA – Acque contaminate da salmonella, ma canoni che aumentano, anche se quell’acqua molti agricoltori non la possono utilizzare.

Debiti superiori al milione di euro, ma in compenso nessuna remora a garantire un contratto d’oro per il neo direttore.

Non c’è pace per il consorzio di Bonifica interno “Bacino Aterno e Sagittario”, da cui dipende la gestione del sistema irriguo lungo la valle dell’Aterno, sull’altopiano dei Navelli, nella valle del Tirino e nella conca peligna, in provincia dell’Aquila.

Non si era infatti ancora placata la rabbia per gli aumenti dei canoni annuali disposti a dicembre 2017, a carico dei 30 mila consorziati, che è esplosa la polemica, portata avanti dalla Cia, dalla Confagricoltura e dall’ex presidente del Consorzio Fiorenzo Schiavitti, a seguito di una delibera della Deputazione amministrativa del consorzio, la numero 75 del 28 marzo scorso, che assegna un’indennità complessiva di oltre 124 mila euro l’anno al neo direttore Giuseppe Sciullo.

Un ex dirigente regionale a tempo determinato, e non riconfermato, che lavorava al servizio Gestione politiche attive del lavoro e formative, nel comparto dell’ex assessore al lavoro Andrea Gerosolimo di Abruzzo civico.

Insomma: da una parte, ci si lamenta, crescono i costi dei vertici della macchina amministrativa, dall’altra il servizio continua lasciare a desiderare perché ad esempio un buon numero proprietari terrieri contribuenti, l’acqua per irrigare non la possono nemmeno usare, in quanto è inquinata dalla salmonella in più tratti del fiume Aterno e dei suoi affluenti, a causa dei depuratori mal funzionanti, o sotto dimensionati, che in caso di abbondanti piogge, riversano all’esterno i liquami.

L’ultima vibrante protesta, per la cronaca, è stata quella di fine aprile di Slow Food L’Aquila, Associazione produttori di fagioli di Paganica, frazione dell’Aquila, e il Comitato irriguo ‘Valle del Vera’, che sono tornati a denunciare “l’inesistente manutenzione dei canali irrigui”, nella conca aquilana, molti dei quali sono ostruiti da detriti, e l’acqua per di anche quest’anno e ‘ minacciata dalla contaminazione della salmonella.

Una situazione che mette a rischio 30 piccole aziende agricole che corrispondono a più di 40 posti di lavoro.

In questo scenario già teso, e’ esplosa la polemica sul compenso d’oro del direttore Sciullo.

“Francamente per questo consorzio – tuonano Cia e Confagricoltura – che ha un organico di 6 impiegati, 4 operai fissi e 26 stagionali ed oltre un milione di euro di debiti, la decisione della Deputazione amministrativa appare priva di ogni razionalità. Complessivamente la retribuzione attribuita al direttore, comprensiva di un bonus aggiuntivo di 2 mila euro ammonta a euro 6.043,49 mensili per 14 mensilità mentre il costo totale a carico dei consorziati, considerato gli oneri previdenziali e assistenziali Tfr e l’Irap, supera 124.000 euro annui, cui aggiungere altri benefit e rimborsi delle spese”.

Inaccettabile per le due sigle sindacali, tenuto conto che il bilancio di previsione 2018 del Consorzio di bonifica si è chiuso in pareggio, solo grazie all’aumento del contributo consortile obbligatorio di bonifica e irrigazione, superiore oramai ai 200 euro per ettaro a carico dei 30 mila consorziati, che posseggono terreni, non importa se coltivati o meno, per un totale 13 mila ettari lungo la valle dell’Aterno, la valle del Tirino e la valle Peligna. In totale un salasso di circa 885 mila euro.

Se si va però a spulciare il bilancio di previsione 2018, si scopre che tutti questi sacrifici vanno a pagare soprattutto la macchina amministrativa del consorzio. Meno il servizio effettivo di gestione e manutenzione dei canali e dei sistemi irrigui, le opere di bonifica, gli interventi straordinari sui fiumi. Che è la mission dei consorzi di bonifica.
 
Più della metà delle spese correnti se ne va infatti per personale e costi vivi di amministrazione, per un totale di circa 977 mila euro l’anno, a cui si aggiungono le spese degli organi istituzionali di 43 mila euro.

Il presidente del consorzio, Ernesto Zuffada va detto però che non percepisce emolumenti, avendo già lo stipendio da dipendente regionale.

Per la gestione delle opere di bonifica e irrigazione si spendono invece 800 mila euro tondi tondi.

Ci sono poi i soldi che se ne vanno per la gestione degli impianti di produzione di energia 16 mila euro, l’ammortamento dei ben strumentali, 12 mila euro, e infine i fondi di riserva di 93 mila euro. Per un totale di 1 milione e 942 mila euro circa.

A sparare a zero su questa situazione è stato anche l’ex presidente del Consorzio Schiavitti, nel suo intervento in veste di consigliere semplice, nel direttivo del 17 aprile scorso.

Schiavitti ha fatto fa notare innanzitutto che il decremento del disavanzo pari a 116.732 euro “dimostra che non vi era motivo di aumentare il ruolo ordinario dell’anno 2018 di circa 110 mila euro”. Per ruolo ordinario, si intende nel linguaggio burocratico, l’aumento delle “gabelle” ad ettaro di cui sopra.

Schiavitti entra poi nel merito dell’emolumento del direttore, avanzando pesanti perplessità.

“Il vigente Contratto collettivo nazionale del lavoro del settore – spiega Schiavitti – per i dirigenti dei Consorzi di bonifica prevede che al direttore unico possa essere attribuita la classe compresa tra la prima e la quarta, ma dalla delibera non emerge alcuna valutazione fatta dalla deputazione in ordine alla motivazione di attribuire la classe retributiva più alta”.

Schiavitti fa infatti presente che “il direttore ha dichiarato il pur prestigioso titolo di dottore in giurisprudenza, tuttavia, considerato che questo Consorzio è carente di tecnici progettisti abilitati alla firma di progettazioni complesse sarebbe stata lungimirante la scelta di un ingegnere al ruolo di direzione per evitare che le costose progettazioni, indispensabili per accedere ai finanziamenti per le opere funzionali all’accrescimento dei servizi ai consorziati, siano affidate a progettisti esterni”.

Nessuna giustificazione per Schiavitti “trova poi l’istituto denominato Indennità fissa annua, della stratosferica cifra di 2.000 euro all’anno per 14 mensilità. Il Contratto dei dirigenti prevede già una indennità di funzione di euro 433 euro mensili e, cosa gravissima, non è stato specificato se l’indennità concessa assorbe questa indennità di funzione”.

Stesso discorso per “la deroga prevista dal primo comma dell’articolo 10 del vigente contratto nazionale, sulla risoluzione anticipata del rapporto di lavoro in caso di malattia e infortunio che si protraggano per oltre tre mesi”.

Schiavitti nel suo intervento di fuoco denuncia poi il fatto che “dagli ultimi mandati di pagamento emessi, i presidenti delle commissioni hanno percepito il gettone di presenza per la loro partecipazione non obbligatoria alle riunioni della Deputazione amministrativa, quindi anche in assenza di attività delle rispettive commissioni”.

E incalza: “se negli ultimi anni abbiamo speso per consiglio dei delegati, deputazione amministrativa, commissioni, presidente, collegio dei revisori dei Conti circa 39 mila euro, ora che il presidente non percepisce nessuna indennità di funzione, pari a 800 euro mensile, e le commissioni non mi sembra abbiano lavorato molto, perché nell’anno 2017 si è speso circa 36 mila euro?”

Sia Schiavitti che la Cia e Confagricoltura temono infine che questo onerossimo contratto crei c un pericoloso precedente anche per gli altri consorzi di bonifica. Assicurano infatti che gli altri direttori stanno già sollecitando il medesimo riconoscimento ai rispettivi consigli.