L’AQUILA – Caos al Conservatorio di Musica “Alfredo Casella” dell’Aquila: il Tar Abruzzo, con decisione del 4 dicembre, ha annullato l’elezione a direttore del 20 maggio di Giuliano Cavaliere, accogliendo il ricorso del suo competitor, Claudio Trovajoli.

Cavaliere ha vinto le elezioni con 63 voti contro i 48 di Trovajoli. Ad esprimere forte preoccupazione, in una nota, sono ora un gruppo di studenti, per “un vuoto di governance che minaccia la regolare prosecuzione delle attività”, visto che il ricorso accolto non dà indicazioni su nuove elezioni o proclamazioni e si attende ora l’intervento del Ministero.

La motivazione del Tar, presieduto dal giudice Germana Panzironi, dell’annullamento è che Cavaliere, come denunciato nel ricorso da Trovajoli, assistito dall’avvocato Roberto Colagrande, non avrebbe  “maturato in qualità di docente un servizio effettivo di almeno 6 anni nel ruolo di appartenenza”, uno dei requisiti per la candidatura, bensì “è stato immesso in ruolo solo dall’anno accademico  2020/21, vale a dire dal 1° novembre 2020”, intendendosi  per “ruolo”, l’essere stato assunto a tempo indeterminato”.

Per il Tar “la diversità ontologica fra servizio pre-ruolo e servizio nel ruolo risulta chiara e, nella presente vicenda, comporta la mancanza del requisito di anzianità di servizio nel ruolo in capo al M° Cavaliere ai fini della nomina a Direttore in quanto il Regolamento per l’elezione del Direttore del Conservatorio (e lo Statuto prima) chiaramente richiede che il servizio effettivo di sei anni sia stato svolto ‘nel ruolo di appartenenza…’, non facendo alcuna menzione espressa ai servizi pre-ruolo”.

Il Tar ha dunque respinto le contro argomentazione del Conservatorio, rappresentato e difeso
dall’Avvocatura Distrettuale dello Stato e di Giuliano Cavaliere,  difeso dall’avvocato Daniela Terracciano, ovvero che statuto alla mano, il requisito dell’aver “maturato in qualità di docenti un servizio effettivo di almeno 6 anni nel ruolo di appartenenza”, deve essere interpretato nel senso del “servizio effettivo di almeno 6 anni nel ruolo di appartenenza, maturato in qualità di docenti”, senza distinzione tra servizio prestato a tempo determinato e servizio
prestato a tempo indeterminato”.

Argomentazione infondata, per il Tar, “atteso che la stessa reca un’interpretazione abrogante delle parole nel ruolo che individuano chiaramente il servizio prestato a seguito di assunzione a tempo determinato e sono presenti nella norma con un ben preciso significato che non può essere obliterato”.

In attesa degli sviluppi, scrive un gruppo di studenti: “le elezioni avevano espresso in modo inequivocabile la volontà del corpo elettorale, premiando Cavaliere con un’ampia maggioranza di consensi. Tuttavia, il candidato sconfitto, Trovajoli, che non aveva raggiunto il quorum necessario per l’elezione, ha presentato ricorso al TAR basandosi su una norma dello Statuto ritenuta poco chiara sui requisiti soggettivi per la candidatura”

“Il Tribunale amministrativo ha accolto il ricorso, ma senza pronunciarsi né sul diritto di Trovajoli a essere proclamato direttore, né sulle modalità per la definizione del processo elettorale. Una situazione che ha prodotto, di fatto, uno stallo istituzionale. Particolare rilevanza assume il fatto che il ricorrente non abbia chiesto né l’annullamento dell’intera procedura elettorale, che avrebbe consentito l’indizione di nuove elezioni, né il riconoscimento diretto del proprio diritto alla proclamazione. Una scelta definita da molti come consapevole, ma le cui conseguenze stanno ora ricadendo sull’intera comunità accademica, con il rischio concreto che studenti e docenti paghino il prezzo più alto”.

Conclude la nota: “in un momento cruciale dell’anno accademico, con corsi, esami e attività artistiche in pieno svolgimento, il blocco delle funzioni decisionali potrebbe compromettere la programmazione didattica e amministrativa. Ora si attendono gli sviluppi legali da parte degli avvocati delle parti coinvolte, mentre cresce l’appello a un intervento rapido del Ministero dell’Università e della Ricerca, chiamato a evitare che un contenzioso personale si trasformi in un danno strutturale per un’istituzione culturale di primaria importanza. Il timore, sempre più concreto, è che a pagare le conseguenze di questa vicenda siano ancora una volta gli studenti”. (f.t.)