L’AQUILA – Una riperimetrazione del Parco regionale Sirente Velino che porterà in territorio da 54.361 a 46.381 ettari  nell’area subequana, con i sindaci a favore e con le associazioni ambientaliste, e la sinistra già sul piede di guerra. 

L’accentramento delle nomine e del controllo del cda in capo alla Regione Abruzzo, con la riduzione dei membri del cda da 12 a 7, con il presidente dell’ente eletto con decreto del presidente della Regione, e non più eletto direttamente dal cda.

Sembra un déjà-vu il progetto di legge “Nuova disciplina del Parco naturale regionale Sirente Velino e revisione dei confini” approvato in giunta regionale su iniziativa del vice presidente della Regione Emanuele Imprudente, della Lega, e che tra le deleghe ha quella alle aree protette, il 15 giugno scorso. 

Questo perché il nuovo testo ricalca in fondo la filosofia che ha ispirato nella passata legislatura di centrosinistra analogo provvedimento perorato dall’assessore regionale Donato Di Matteo, dem che poi ha rotto con la maggioranza di Luciano D’Alfonso, ora senatore.  

Norma che non ha mai visto la luce, caduta vittima dei duri scontri che si sono registrati durante un tormentato iter nelle commissioni regionali, dove in particolare si è registrata la dura opposizione del consigliere dem Pierpaolo Pietrucci. Tra le accuse che furono rivolte a Di Matteo quella di voler lottizzare politicamente il cda, prevedendo anche qui nomine dirette del presidente, e di strizzare l’occhio alla lobby dei cacciatori, e in generale dei nemici delle aree protette. Il progetto di legge è così rimasto in un cassetto.

Le stesse accuse che ora c’è da scommetterci saranno brandite contro il centrodestra, che come la legge gli consente procede, seppure con un certo ritardo ad occupare i posti di vertice di enti e organismi controllati dalla Regione. Per quanto riguarda il Parco Sirente Velino, si suppone, avrà peso la voce del consigliere regionale Simone Angelosante, della Lega, già presidente del Parco, e sindaco di Ovindoli, uno dei più popolosi comuni nell’area protetta. 

Anche per questi motivi, il presidente della Regione Marco Marsilio, Fratelli d’Italia, e il vice presidente Imprudente, hanno tutta l’intenzione di andare avanti come un treno per rivoluzionare la governance, oltre che le dimensioni e le strategie, di un parco commissariato dal 2015, affidato attualmente al dirigente regionale Igino Chiuchiarelli, e che vive una drammatica stasi, visto che il budget di circa 700mila euro all’anno basta a pagare gli stipendi del risicato personale, e a fatica il ristoro dei danni causati dalla fauna selvatica. 

E soprattutto si è in attesa da decenni dell’approvazione del Piano del parco che permetterebbe di rimodulare i vincoli ambientali e paesaggistici nei singoli territori, allentandoli dove insistono attività  antropiche, facendo decadere le stringenti clausole di salvaguardia, che dovevano durare giusto il tempo  necessario ad approvare il Piano, subito  dopo l’istituzione del Parco, nel lontano 1989.

Ed è proprio per la crescente insofferenza nei confronti dei vincoli ambientali e paesaggistici, con un surplus di burocrazia, divieti edificatori, a cui non ha fatto riscontro uno sviluppo del turismo e dell’economia locale,  che hanno fatto fronte unico per la riperimetrazione buona parte dei  sindaci della Valle Sebequana, quelli di Acciano, Castelvecchio Subequo, Gagliano Aterno, Goriano Sicoli, Fagnano Alto, Molina Aterno, Tione degli Abruzzi ed Ocre. 

I cui territori coincidono grossomodo con l’area più depressa e in via di spopolamento dell’area protetta. Anche se le responsabilità del declino non possono essere  essere imputata solo all’ente Parco. 

I sindaci nel 2016 avevano approvato nei consigli comunali proposte di riperimetrazione, da inserire nel progetto di legge di Di Matteo, rimaste lettera morta.   

Cartografie ora tirate fuori dai cassetti e rispolverate da Imprudente, inserite nel nuovo provvedimento che modifica a fondo la legge ora vigente, la 42 approvata nel dicembre 2011.

Ha affermato perentoriamente Imprudente: “Da tempo la normativa che regola il funzionamento del Parco regionale Sirente-Velino necessitava di una revisione e di un adeguamento alle mutate esigenze, soprattutto con riferimento alla governance. La necessità di risolvere la fase di commissariamento, che perdura ormai dal 2015, e il bisogno di ricostituire una governance strutturata ed espressione del territorio che vive il Parco e nel Parco e che attui un vero indirizzo politico, sono ora più che mai urgenti ed imprescindibili, come imprescindibile è un adeguamento normativo della legge vigente che attui tali necessità”.  

Entrando nel dettaglio, per prima cosa si fa “esplodere” l’articolo 1, ampliando le finalità e gli obiettivi del Parco.

Allo stringato articolo della legge del 2011 (“Il parco assicura la protezione delle risorse naturali, culturali, storiche, archeologiche ed ambientali in genere, nonche’ la difesa e la ricostituzione degli ecosistemi naturali, l’educazione e la sensibilizzazione alla problematica ambientale, la promozione e lo sviluppo delle economie locali nel rispetto delle tradizioni delle popolazioni residenti e degli equilibri naturali”), ora si aggiunge tra le finalità, solo per citarne alcune “organizzare il territorio per la fruizione di un’utenza ampliata, con particolare riferimento ai  disabili, anziani, bambini, a fini culturali, scientifici, didattici, turistici e ricreativi”, “promuovere lo sviluppo sostenibile mediante la riduzione della produzione di rifiuti e l’utilizzo o la  produzione di energie a basso impatto in coerenza con il Piano Energetico Nazionale e Regionale e  con la strategia di adattamento ai cambiamenti climatici”, “promuovere lo sviluppo socio economico e culturale dell’area, attraverso la valorizzazione del territorio e lo sviluppo su di esso  delle attività ecocompatibili con particolare riferimento a quelle eco-turistiche, scientifiche,  escursionistiche, agro-silvo-pastorali, enogastronomiche e di agricoltura biologica”, “individuare forme di agevolazione, promozione e sviluppo a favore dei proprietari, dei conduttori e dei cittadini residenti nel territorio del Parco, attraverso l’utilizzo delle risorse naturali, in favore dell’occupazione”. 

Si arriva poi all’articolo più scottante che come detto già solleva la levata degli scudi: la riperimetrazione che restringe il territorio da 54.361  a 46.381 ettari. 

La nuova perimetrazione, si spiega nella relazione “è funzionale alle esigenze delle comunità locali e espressione della volontà popolare, non incide sostanzialmente sulle peculiarità ambientali del parco, agendo quasi esclusivamente su territori agricoli, invece permette di affrontare in maniera sostanziale i problemi su descritti e arrivare a condizioni migliorative sia per gli imprenditori agricoli che per i comuni interessati. Inoltre l’esclusione delle aree, oggetto di riperimetrazione, che costituiscono le zone in cui si verificano i maggiori danni alle colture da cinghiali, determina un rilevante efficientamento delle procedure connesse”. 

Subito si è registrata la dura reazione del Forum H20, che fa osservare come con la nuova perimetrazione,  “il fiume Aterno ‘entra ed esce’ dal parco non sappiamo quante volte e addirittura fa da confine per alcuni tratti per cui una sponda è parco e l’altra no, alla faccia dell’ecologia. Grandiosa la parte delle gole di San Venanzio: un po’ parco regionale, un po’ fuori parco e un po’ riserva naturale”.

Altra novità è che il territorio viene diviso a differenza di prima in tre aree comprensoriali:   Subequana (Acciano, Castel di leri, Castelvecchio Subequo, Fagnano Alto, Fontecchio,  Gagliano Aterno, Goriano Sicoli, Molina Aterno, Ocre, San Demetrio dei Vestini, Secinaro, Tione degli Abruzzi),  Marsicana (Aielli, Celano, Cerchio, Collarmele, Magliano dei Marsi, Massa d’Albe, Pescina)  e Altopiano Sirente Velino (Ovindoli, Rocca di Mezzo e Rocca di Cambio). 

Una differenza non da poco, perché come si spiega nella relazione, consentirà un riequilibrio della rappresentatività nella costituzione degli organi di governance, senza che un’area prevalga sulle altre. 

Altro punto scottante è la modifica della governance, ovvero la nomina del presidente e del cda.

Nella legge attuale la 42 del 2011, il presidente è eletto “in seno al Consiglio direttivo fra membri nominati dal Consiglio regionale”. A sua volta il consiglio direttivo è composto da 11 membri: 6 sono nominati dalla Comunità del Parco (di cui fanno parte tutti i sindaci), 5 dal Consiglio regionale, di cui però 2 su designazione delle associazioni di protezione ambientale, 1 su designazione del Dipartimento di Scienze ambientali dell’Università di L’Aquila, 2 su proposta del Consiglio regionale scelti tra esperti in campo ambientale. 

Con il nuovo progetto di legge la semplificazione e l’accentramento è evidente:  il presidente del Parco è nominato con decreto del presidente della Regione, Marsilio, su proposta della Comunità del  Parco, d’intesa con il componente la giunta regionale preposto, Imprudente, tra soggetti dotati di esperienza e competenza in materia. 
Un presidente espressione diretta della giunta concordato con i sindaci, e non più dell’ente Parco,  eletto dagli 11 componenti del cda. 

Stesso accentramento avviene per la nomina dello stesso cda ridotto a 7 membri compreso il presidente: 3 saranno nominati anche qui con decreto del presidente Marsilio su designazione della Comunità del parco “come espressione del territorio dell’area protetta, previa votazione segreta con voto limitato ad un nominativo”.  
“Possono essere designati anche esperti scelti all’esterno degli organi  rappresentativi della Comunità”, si precisa.
Gli altri 3 sono nominati dal consiglio regionale “tra esperti in campo ambientale, in materia di aree protette e  biodiversità o in discipline giuridiche ed economiche o con esperienza amministrativa o gestionale in enti pubblici”.  

Spariscono le designazioni da parte delle associazioni ambientaliste, e dell’Università dell’Aquila.
Al vicepresidente e ai membri del Consiglio direttivo spetta un gettone di presenza pari ad 30 euro a seduta.  

Nella norma non si fa menzione del compenso del presidente. 

Altra novità è l’istituzione di un nuovo organismo, il Comitato consultivo  con il compito di   esprimere “un parere tecnico-scientifico non vincolante su ogni argomento sottoposto  dal Consiglio Direttivo o dalla Comunità del Parco”. 

Il Comitato Consultivo è nominato dal Consiglio direttivo, è  composto dal presidente del Parco, dal direttore del Parco, da un rappresentante dell’Università degli Studi dell’Aquila,  un rappresentante dell’Istituto Zooprofilattico Sperimentale di Teramo e Campobasso; un rappresentante delle associazioni ambientaliste maggiormente ‘rappresentative a livello  provinciale e riconosciute dal Ministero dell’Ambiente, un rappresentante designato dalle associazioni escursionistiche operanti nel territorio provinciale, un rappresentante delle associazioni degli agricoltori più rappresentative a livello provinciale, un rappresentante delle associazioni di categoria del turismo più rappresentative a livello provinciale, un rappresentante tra le associazioni di caccia e pesca sportiva più rappresentative a livello provinciale.  Ai componenti del Comitato Consultivo è riconosciuto il solo rimborso delle spese di viaggio.

Infine si rafforza vigilanza attiva sul territorio, con l’istituzione di apposite guardie parco con funzioni di agenti di polizia giudiziaria.