L’AQUILA – Accuse datate e circostanziate di mala gestio, che rispuntano fuori con indubbio tempismo, seguono come un’ombra quella che viene definita l’irresistibile ascesa di Marco Fracassi, ex presidente della Confindustria L’Aquila, designato come candidato unico alla presidenza della Confindustria regionale, con elezione prevista il 4 novembre prossimo, in sostituzione di Agostino Ballone. 

Sono quelle contenute in una segnalazione del 18 settembre 2018, da parte di alcuni imprenditori soci, al collegio speciale dei probiviri di Confindustria L’aquila, Maurizio Ardingo, Giuseppe Bertini e Lorenzo Mearelli, ed anche alla segreteria del collegio dei probiviri confederali di Roma. 

Documento “datato”, fatto circolare proprio in questi giorni, dal fronte che da anni si oppone al 47enne imprenditore di Avezzano, in una associazione lacerata da conflitti, e che per ovvi motivi vede con il fumo negli occhi la nomina allo scranno regionale del loro “nemico”. Fronte contrario che non ha espresso tuttavia una candidatura alternativa.

Ad essere segnalati, fatti risalenti ai tempi in cui Fracassi era ancora alla guida degli industriali dell’Aquila, poi sostituito nel gennaio 2019 da Riccardo Podda, responsabile risorse umane dello stabilimento Thales Alenia Space dell’Aquila, un suo fedelissimo. 

E tra le contestazioni proprio quella del ritardo con il quale è stata indetta la procedura di rinnovo delle cariche, con la surrettizia accusa a Fracassi di voler “auto-prorogare” la sua presidenza e il suo blocco di potere. Quella lettera da questo punto di vista un effetto lo ha ottenuto: Confindustria nazionale è intervenuta imponendo a stretto giro lo svolgimento delle elezioni.

Nella segnalazione, si elenca poi un fuoco di fila di “fatti ritenuti lesivi dello statuto del regolamento di attuazione, del codice etico e dei valori associativi”.

Non è un caso, a proposito di tempistiche, che proprio oggi pomeriggio a Pescara, la commissione di designazione, meglio conosciuta dei “saggi”, composta da Massimiliano Bolognese, Paolo Di Cintio, Roberto Manfredini e Carlo Cericola tiene la seconda e ultima giornata definita di “ascolto”, finalizzata al gradimento della candidatura di Fracassi.

Il primo ottobre scorso c’era stata la prima giornata. Altro passaggio fondamentale sarà la riunione prevista nei prossimi giorni del collegio dei probiviri, anche qui per vagliare e validare la candidatura. E poi ci saranno le elezioni del 4 novembre. 

Nella segnalazione del settembre 2018 ai probiviri, innanzitutto si chiede, come detto, “un rapido intervento” alla luce del mancato avvio della procedura per l’elezione del presidente, che “come noto si sarebbe dovuto attivare almeno tre mesi prima alla scadenza dell’attuale mandato, il 14 dicembre 2018, con insediamento della commissione di designazione”. 

A settembre però, i latori della segnalazione, denunciano “un nulla di fatto”, “nonostante ci sia stata una vostra riunione per definire per dare avvio alla procedura”. E su questo punto la segnalazione ha avuto il suo effetto positivo, visto che è stata imposta l’accelerazione che ha portato al voto del gennaio 2019.

A seguire vengono rilevate “ulteriori condotte incredibilmente arbitrare da parte dell’attuale presidente mai prima d’ora registrata all’interno del sistema che se riconosciute avrebbero effetti assolutamente deflagranti”.

La prima è nota alle cronache: è “l’accordo” sottoscritto il 10 ottobre 2017 dal presidente Fracassi, dal presidente di Confindustria Teramo, Cesare Zippilli, e dal presidente di Confindustria Abruzzo, Ballone.

Un documento che delineava tempi e modi della fusione L’Aquila Teramo, oggi ancora al palo, in cui inusualmente si inserivano anche i nomi dei vertici del nuovo soggetto: nel ruolo di presidente della Confindustria unica, Fracassi, che così con un soggetto diverso avrebbe avuto un altro mandato nonostante fosse in scadenza e non ricandudabile nel provinciale, in quello di direttore generale, Carlo Imperatore, il quale poi è caduto vittima di un dossier anonimo su presunti casi d’irregolarità contabili e di dissesto che hanno portato nel marzo 2018 al suo allontanamento, proprio nella riunione del Consiglio direttivo che avrebbe dovuto sancire l’unione delle due realtà. Le accuse non sono state mai provate tanto che Imperatore ha fatto causa, e Confindustria rischia di dover corrispondere un salato risarcimento danni. 

Ed ancora: come vice presidente della Confidustria unica, l’accordo prevedeva Cesare Zippilli, come direttore generale, il componente del collegio sindacale degli industriali teramani, Luciano De Remigis.

Un assetto spostato nettamente a favore dell’Aquila, sostenuto, stando al documento, dal presidente regionale, Ballone, in cambio, questo si è insinuato, dell’appoggio alla candidatura di sua figlia, Antonella Ballone, presidente dei Giovani Imprenditori di Confindustria Teramo, alla presidenza della Camera di Commercio Gran Sasso d’Italia, che dovrebbe nascere dalla fusione anche qui tra gli attuali enti aquilani e teramani. Altra fusione finora rimasta al palo.

In un altra missiva, del 11 ottobre 2018, Fracassi, si ricorda nella segnalazione, dà poi il via libera alla ricandidatura di Ballone alla presidenza di Confindustria Abruzzo. A completare il quadro dell’accordo.

“Quanto sopra dimostra – si legge nella segnalazione – che Fracassi avrebbe mentito, sapendo di mentire, al consiglio generale negando accordi con la Confindustria di Teramo, e il coinvolgimento nell’accordo del signor Ballone”, con riferimento alla riunione tenutasi il 6 dicembre 2017.

Si contesta poi come il consiglio generale, in carica dal 4 dicembre 2014, sarebbe dovuto restare in carica fino all’assemblea del 29 giugno 2017, come pure i probiviri e Collegio dei revisori, “ma nulla di tutto ciò si è verificato e il consiglio si è auto prorogato. Decisione che stranamente non è mai stata sottoposta all’approvazione e ratifica da parte dell’assemblea dei soci”.

Non solo, si denuncia il fatto che il presidente Fracassi avrebbe riferito al Consiglio generale del 14 settembre 2017 che il “congelamento” degli organi sociali “era stato condiviso e avallato formalmente degli uffici di Confindustria nazionale, nella persona del dottor Federico Landi, direttore il sistema associativo agli atti”. Ma si eccepisce che “non risulterebbe alcuna autorizzazione o comunicazione formali in merito”.

Sotto la mira degli estensori della segnalazione c’è poi il Comitato piccola industria di Confindustria, L’Aquila, Abruzzo interno. Organo definito “inesistente” e “scomparso”.

“Nel settembre 2016 si legge nella segnalazione – è stata attivata la procedura per il rinnovo del comitato, procedura che è stata poi bloccata a causa di incompatibilità del candidato presidente, Ezio Rainaldi, a ricoprire qualsiasi carica associativa e da allora del comitato non si ha più traccia: non esiste il vecchio, non esiste il nuovo”.

Si sostiene ancora che “le nomine le designazioni dei rappresentanti dell’associazione in enti esterni che dovrebbero essere deliberate dal Consiglio generale, come statuto vigente, avverrebbero spesso arbitrariamente in perfetta autonomia da parte di Fracassi e quindi in assoluto dispregio della necessaria formalizzazioni consiglio generale”.

E si cita il caso di Stefano Maccallini, dimessosi dal Consiglio generale a febbraio 2018, “per diversi anni in seno al consiglio, in qualità di rappresentante di un’azienda Unica Energia, di cui è presidente Fracassi, ma non iscritta all’associazione”. 

Lo stesso Macallini, si denuncia, è stato nominato nel Consiglio di indirizzo della fondazione Efficienza energetica dell’Aquila, e riconfermato come componente l’attuale Giunta di Confindustria Abruzzo.

Nomine “in contrasto con il regolamento vigente”, in quanto appunto Maccallini “sarebbe abusivo in quanto non potrebbe ricoprire incarichi associativi e quindi rappresentare l’associazione in enti e organismi esterni”.

Andando oltre, si contesta un prestito da 30 mila euro effettuato da Osa srl, di cui Fracassi è presidente, nei confronti di Unica energia, dove presidente è sempre lo stesso Fracassi, che “andava restituito improrogabilmente entro il 2016 e che è stato restituito solo a inizio 2018”, e a seguito di solleciti da parte di alcuni consiglieri.

Si ricorda infine l’episodio della modifica “unilaterale non condivisa del regolamento”. Nel marzo 2016 era stata infatti introdotta la clausola che stabiliva che “i requisiti di accesso alle cariche associative è vietata a chi ha familiari entro il secondo grado, dipendenti dell’associazione”.

Poi però si contesta, nel gennaio 2017, il presidente Fracassi, avrebbe fatto aggiungere alla clausola la frase “salvo delibera favorevole unanime il collegio speciale dei probiviri, in palese difformità di quanto precedentemente adottato”.