L’AQUILA – Si infittiscono in seno a Confindustria aquilana i retroscena sulla fusione, non andata ancora in porto, con Confindustria di Teramo: in particolare, emerge un vero e proprio giallo. 

Spunta fuori infatti un nuovo documento, questa volta non firmato, che conferma ed anzi rafforza i contenuti dell’intesa sulla fusione tra le due associazioni di categoria sottoscritto all’insaputa dei soci il 10 ottobre 2017, ma esibito nel corso di un consiglio direttivo del 7 febbraio scorso, con un organigramma fortemente sbilanciato verso L’Aquila, già pubblicato da Abruzzoweb.

Nel foglio aggiuntivo si mette nero su bianco una ipotesi prima solo ventilata: e cioè che in cambio del “favore” all’Aquila la presidenza della costituenda Camera di commercio L’Aquila – Teramo sarebbe stata appannaggio di Valentina Ballone, figlia del presidente regionale di Confindustria, Agostino Ballone, uno degli artefici di un accordo che fa discutere sotto tutti i punti di vista, assomigliando molto a compromessi poco edificanti della Prima Repubblica.

Nella carte gli altri tasselli sono gli stessi: lo stesso Ballone che incassa il placet dell’Aquila, prima non d’accordo, sulla sua riconferma al vertice regionale, nel ruolo di presidente Marco Fracassi, in scadenza a fine anno alla guida di Confindustria L’Aquila, in quello di direttore generale, Carlo Imperatore, ormai un ex dell’associazione aquilana “silurato” da un dossier dove lo si accusa di mala gestione economica, come vice presidente, Cesare Zippilli, attuale presidente di Confindustria Teramo, e come vice direttore generale, il componente del collegio sindacale della Confindustria teramana Luciano De Remigis

Ma le novità in un’associazione aquilana ormai da settimane nella bufera non finiscono qua: saltato definitivamente con un blitz in extremis dei soci oppositori del duo Fracassi-Imperatore, ora nemici, proprio nella riunione del 7 febbraio che doveva sancire la fusione, la sorta di “do ut des”, a vantaggio in primis degli stessi sottoscrittori, nel consiglio direttivo di qualche giorno fa nulla è stato deciso sulla fusione, un processo che sembra quanto meno frenato.

A sorpresa, sono stati reintegrati i due dipendenti della Confindustria aquilana, Loredana Ciano e Paolo Gargano, che erano stati messi alla porta per la necessità di far quadrare i conti e che avevano annunciavano una dura battaglia legale, mentre, meno a sorpresa, è stato confermato il licenziamento del direttore generale Imperatore, a cui in molti in seno all’associazione,  hanno attribuito la responsabilità insieme all’inseparabile Fracassi, che da settimane non parla, della fusione e relativa intesa e dei licenziamenti.

Tornando al nuovo documento, anch’esso datato 10 ottobre scorso, venuto in possesso da questa testata, è interessante confrontarlo con la versione di quello effettivamente sottoscritto, per evidenziare alcune ma decisive differenze.

Nel documento “vecchio”, oltre alla scansione di tempi e modalità della fusione, si inseriscono anche i nomi dei vertici del nuovo soggetto unitario: per i prossimi quattro nel ruolo di presidente Fracassi, in scadenza a fine anno alla guida di Confindustria L’Aquila, in quello di direttore generale, Imperatore, come detto ormai un ex dell’associazione aquilana. Come vice presidente, Zippilli, attuale presidente di Confindustria Teramo, e come vice direttore generale, il componente del collegio sindacale della Confindustria teramana Luciano De Remigis.

Altrettanto foriera di polemiche, da parte del fronte critico di Confindustria, la lettera confidenziale a firma di Fracassi, allegata all’intesa, in cui si invita il presidente regionale Ballone, noto imprenditore teramano dei trasporti, “a riformulare la candidatura, garantendoti una rinnovata fiducia per la carica a presidente regionale”, in cambio del sostegno, si evince, all’ipotesi di accordo, con un cambio di atteggiamento rispetto all’ostilità fino a quel momento mostrata dal versante aquilano degli industriali. 

Invece, nel nuovo documento, questo mutuo appoggio politico diventa ancora più esplicito, come pure le voci secondo le quali nel “pacchetto” ci sarebbe anche l’appoggio alla candidatura della figlia di Ballone, Antonella, presidente dei Giovani Imprenditori di Confindustria Teramo e membro del Consiglio generale di Confindustria, alla presidenza della Camera di Commercio Gran Sasso d’Italia, che dovrebbe nascere entro l’anno, dalla fusione degli enti aquilani e teramani.   

Nel nuovo documento si aggiunge infatti, rispetto a quello poi sottoscritto, che “l’esito positivo per Confindustria L’Aquila è vincolante anche per la conferma biennale dell’attuale presidenza Confindustria Abruzzo, e per i successivi accordi concernenti la nuova governance della Camera di commercio del Gran Sasso d’Italia, che andrà a Teramo”.

E subito dopo si scrive: “primo presidente (della Confindustria L’Aquila-Teramo, ndr) sarà Marco Fracassi e come contropartita la presidenza della Camera di commercio andrà a Teramo, nella persona di Antonella Ballone”. Più chiaro di così si muore. 

Tra i due testi balzano agli occhi anche altre differenze. 

Nella versione sottoscritta si stabilisce che “all’atto della costituzione della nuova associazione si procederà alla nomina del presidente che si avvarrà di un vicepresidente vicario espressione del territorio che non esprime la presidenza”. 

Nella bozza si legge invece che “all’atto della costituzione della nuova associazione si procederà alla nomina del presidente che si avvarrà di tre vicepresidenti. Ad esempio, se il presidente sarà espressione della provincia dell’Aquila la stessa avrà un vicepresidente, mentre la territoriale della provincia di Teramo ne avrà due, e viceversa”.

Altra differenza: nell’ipotesi sottoscritta si legge che “l’accordo va firmato entro il 31 dicembre”, nella seconda versione “nel primo consiglio utile”.
Per il resto si ribadisce che la sede legale del nuovo organismo sarà a L’Aquila, la direzione generale a Teramo, ci sarà poi un ufficio periferico ad Avezzano, a altre sedi distaccate.  

E ancora che “alla scadenza del mandato di presidente regionale, ad ottobre 2019, il futuro presidente sarà espressione del territorio aquilano, per Confindustria L’Aquila-Teramo, secondo il principio di alternanza con Confindustria Chieti-Pescara, venendo meno la nomina di un soggetto terzo a presidente regionale”.

Uno sbilanciamento sull’Aquila che è stato un ulteriore motivo di polemica, che si è aggiunto al dossier con accuse di presunta mala gestione che ha portato al licenziamento del direttore Imperatore, che però contesta duramente gli addebiti ed è pronto ad andare per le vie legali. 

A tal proposito Fracassi ha definitivamente ratificato il licenziamento di Imperatore, con cui i rapporti prima ottimi si sarebbero guastati a seguito degli ultimi accadimenti. Ma poi a sorpresa ha reintegrato i due dei sette dipendenti della Confindustria aquilana che erano stati messi alla porta ad inizio anno, e che erano pronti ad rivolgersi al Tribunale del lavoro contestando una decisione  “senza l’attuazione di parametri oggettivi” e contestando “illegittimità” nel provvedimento assunto in un Consiglio del maggio 2017″.

Una decisione maturata dalla necessità di tagliare le spese, vista la non facile situazione economica della Confindustria, che però il presidente Fracassi ha sempre difeso a spada tratta, facendo notare che uno dei due dipendenti, Gargano, era “incompatibile, in quanto è iscritto all’Ordine dei commercialisti, e ricopre anche incarichi di natura politica ed è percettore di altri redditi”, mentre il secondo dipendente  si stava lavorando a trovare per lui un ricollocamento.

Si può supporre che con il licenziamento di Imperatore, rimpiazzato dal dirigente Francesco De Bartolomeis, come direttore facente funzione, si siano liberate risorse economiche utili per evitare la riduzione del personale, e futuri contenziosi dall’incerto esito. Da qui la marcia indietro. 

Resta appesa, intanto, la partita più importante, quella della fusione che è un passaggio che viene considerato ineludibile dalla Confidustria nazionale, per comprimere i costi e guadagnare in efficienza. 

In questa partita si contrappongono però due schieramenti: c’è chi vorrebbe legare L’Aquila alla Confindustria di  Pescara- Chieti, nata nel 2015 dalla fusione tra quella delle dune città capoluogo di provincia. Chi, al di là delle intese controverse e che alimentano polemiche, è deciso nel perseguire a fusione tra L’Aquila e Teramo.

Dietro la fase di impasse ci sarebbe insomma una dura divergenza di veduta strategica, e anche degli interessi aziendali dei vari soci dell’associazione con il presidente Fracassi che viene annunciato in grande difficoltà. Berardino Santilli e Filippo Tronca