L’AQUILA – Il Consiglio direttivo di Confindustria L’Aquila, su proposta del presidente, Marco Fracassi, ha deciso di licenziare il direttore, Carlo Imperatore, finito nella bufera per un dossier anonimo dal quale emergerebbero casi d’irregolarità contabili e di dissesto documentale attribuiti allo stesso alto dirigente.
Secondo quanto si è appreso la lettera di licenziamento non sarebbe ancora stata ritirata da Imperatore che nei giorni scorsi nel rigettare le accuse ha fatto intendere che non ha più interesse a restare nell’associazione di categoria.
Stando a fonti vicine a Imperatore che oggi non ha voluto commentare la situazione, sono al lavoro gli avvocati delle due parti per trovare una intesa che scongiuri un contenzioso molto duro dal momento che l’ormai ex direttore ha rigettato ogni accusa. Da indiscrezioni emerge che potrebbe esserci una transazione sulla base di somme superiori a 100 mila euro.
Dal 7 febbraio scorso, giorno della riunione del consiglio direttivo con all’ordine del giorno il via libera alla fusione di Confindustria aquilana con quella teramana, Imperatore investito dalla bufera, non è più rientrato dalle ferie, bollando nel frattempo i rilievi anonimi fatti recapitare a consiglieri e revisori dei conti, come mera “macchina del fango”, orchestrata da anonimi che mirano a “gettare nel caos” l’associazione degli industriali aquilani, per frenare proprio la fusione.
Un progetto fortemente voluto sia dal direttore licenziato sia dal presidente Fracassi. Fusione da realizzare entro il gennaio 2019, in base ad un’ipotesi di accordo procedurale, sottoscritto a ottobre 2017 dai presidenti della Confindustria L’Aquila Fracassi, di Teramo Cesare Zippili, e dal presidente regionale Agostino Ballone.
Però dal 7 febbraio scorso dell’iter di fusione si è persa però ogni traccia. E tace a tal proposito anche il presidente Fracassi.
Corre voce del resto che non tutti in Confindustria siano favorevoli a questa fusione. Ci sarebbe infatti chi vuole ritardare la fusione tout court, preferendo lo status quo. Chi invece, nella Confindustria di Pescara-Chieti, manovrerebbe nell’ombra, perché non vedrebbe di buon occhio la fusione dell’Aquila con Teramo, che porterebbe alla nascita di un associazione con dimensioni e anche peso politico maggiore.
La strategia sarebbe dunque quella di inglobare intanto l’associazione del capoluogo abruzzese, potenziando ulteriormente la Confindustria di Pescara-Chieti, nata dalla fusione del 2015, e che ha ottenuto una significativa riduzione dei costi di gestione e per il personale, guadagnando in efficienza.
Dietro la fase di impasse, e le sventure di Imperatore, c’è chi congettura, ci sarebbero insomma trame occulte, e una divergenza di veduta strategica.
Ad ogni buon conto il posto di Imperatore è ora stato preso pro-tempore dal dirigente Francesco De Bartolomeis.
L’ex direttore però ora potrebbe non demordere impugnando al Giudice del Lavoro il suo licenziamento, con l’eventuale ipotesi anche di un successivo accordo bonario.
Il Consiglio direttivo di Confindustria L’Aquila aveva intanto affidato a un legale romano, Arturo Maresca, l’esame del dossier per l’opportuna verifica, delle pesanti accuse in esse contenute. La svolta rappresentata dal licenziamento farebbe pensare che qualcosa di dubbio sia emerso. Berardino Santilli e Filippo Tronca






