L’AQUILA – Giunge a compimento uno dei tre processi a carico dell’ex rettore dell’Università dell’Aquila, Ferdinando Di Orio, quello per un presunto episodio di concussione al professor Sergio Tiberti.
Nell’udienza del 12 novembre scorso il pubblico ministero di Roma Stefano Rocco Fava ha chiesto 6 anni di carcere, oltre alla confisca di alcuni alloggi di proprietà dell’ex senatore ad Avezzano (L’Aquila), avente pari valore rispetto alle somme ritenute dall’accusa illecitamente percepite, e considerato anche un minimo di rivalutazione.
“Oltre 200 mila euro in 10 anni versati a titolo personale”, questa la quantificazione della concussione fatta da Tiberti nella sua denuncia del 13 settembre 2009, in cui spiega di aver detto basta nel 2006 alle dazioni che gli venivano richieste dal rettore, sotto la minaccia di compromettere, in caso contrario, la carriera accademica e professionale del docente di Igiene dell’allora facoltà di Medicina.
L’epilogo del procedimento, atteso per domattina con il pronunciamento della sentenza, arriva dopo lunghe indagini e dopo molte udienze e il trasferimento del processo dall’Aquila a Roma.
Domani sarà la volta delle repliche dell’avvocato di parte civile, Giorgio Tamburrini, della difesa, affidata a un nome di prestigio, Guido Calvi, ex componente del Consiglio superiore della magistratura, e a Mauro Catenacci. Poi il tribunale emetterà la sua sentenza.
Sull’ex rettore pende poi un altro procedimento giudiziario, nel quale sono coinvolti anche l’ex direttore generale dell’Ateneo, Filippo Del Vecchio, e l’imprenditore Marcello Gallucci.
I tre sono sotto inchiesta della procura della Corte dei Conti sulla vicenda dei presunti affitti gonfiati stipulati dall’Università dopo il terremoto per ricollocare alcune facoltà. Si tratta del filone contabile parallelo al processo penale che si sta svolgendo al tribunale dell’Aquila.
Di Orio e Del Vecchio sono stati ascoltati nei giorni scorsi dai magistrati contabili ai quali hanno consegnato due memorie. Nei prossimi mesi la Corte dei Conti dovrà decidere se citarli a giudizio oppure archiviare.
“Si è dovuto agire in fretta per le incombenze post terremoto e ricollocare in fretta le facoltà – spiega il difensore di Del Vecchio, l’avvocato Stefano Rossi – Si è dovuto ricercare un immobile e, secondo la commissione costituita da tecnici ed amministrativi dell’Ateneo, l’immobile scelto era idoneo ad essere messo in funzione per i corsi di Ingegneria nel mese di ottobre”.
“C’erano anche altre proposte ma sarebbero state pronte molto più tardi, una dopo due anni, ed inoltre gli spazi non erano idonei”.
L’avvocato rivela che “secondo quanto si è appreso, la Corte dei Conti ha accettato il problema dei canoni, resta da chiarire se è stato congruo l’onere sostenuto dall’Università rispetto ai ai lavori di adeguamento. In tal senso Del Vecchio ha chiarito ai magistrati – spiega ancora Rossi – di aver interrotto i pagamenti una volta toccata la somma che l’ufficio tecnico ha ritenuto congrua per le esigenze dell’Università”.





