L’AQUILA – “È un’ingiustizia!”.

Lo hanno gridato a gran voce i circa 100 precari della ricostruzione che questo pomeriggio, nonostante la pioggia incessante, si sono ritrovati davanti gli uffici comunali che ospitano il settore Urbanistica, dove è impiegata la maggior parte di essi, per protestare contro il cosiddetto ‘concorsone’, annunciato ma ancora non ufficializzato, per l’assunzione di 300 unità.

Al centro delle contestazioni, la procedura che si sta seguendo per il reclutamento, “perché in altri terremoti non si è seguito questo iter”, spiega Stefano Graziani, uno dei precari della ricostruzione.

“In altre località si è cercato di stabilizzare le persone dopo un certo tempo, mentre qui non si sta facendo. Questo procurerà un turn over delle persone attualmente in forza perché chiaramente i 300 posti, che verranno assegnati con una procedura pubblica, verranno assegnati anche a persone provenienti da fuori”.

Riguardo la comunicazione ufficiale del ministro per la Coesione territoriale Fabrizio Barca, secondo cui metà dei posti saranno riservati proprio ai precari aquilani, Graziani dichiara: “Le parole di Barca sarebbero veritiere se il 50 per cento delle persone che lavorano attualmente passassero la preselezione, ma non ce n’è nessuna certezza. Non si è pensato al bene della città: in questo modo il processo di ricostruzione si rallenterà soltanto. Questo gli aquilani lo devono sapere perché nel corso del tempo si accorgeranno che con il personale ridotto a metà chiaramente le procedure saranno lentissime”.

“Questa non è una rivendicazione di diritti – dichiara un’altra precaria che è voluta rimanere anonima – vogliamo solo che sia riconosciuto il merito, così come si sta facendo in tante procedure concorsuali che si stanno svolgendo in tutta Italia. Merito, né personale né di categoria, ma di un gruppo di persone che in tre anni ha avuto modo di formarsi all’interno delle strutture”.

I precari hanno affisso, tra le altre cose, degli striscioni: in uno campeggia la scritta ‘L’Aquila agli aquilani’, e un altro ‘Con il concorsone non si fa la ricostruzione’.

“Non solo all’Urbanistica, ma in tanti altri uffici si aprirà la stessa problematica – prosegue – ci sarà un cambio totale dei dipendenti precari, questo significherà che per quanto possano essere bravi dovranno entrare in una condizione lavorativa nuova, dovranno capire le procedure che sono state faticosamente messe in atto e dovranno fisicamente riprendere per ogni procedura le carte in mano e studiarne tutto il pregresso per poter andare avanti”.

Per la dipendente precaria “in ogni concorso questi titoli sono stati riconosciuti facendo saltare le preselezioni e dando dei punteggi molto alti, per premiare la preparazione avuta sul campo. Al 50 per cento dei posti riservati ci si deve arrivare con una preselezione a cui parteciperanno 50 mila candidati da tutta Italia, queste procedure selettive e casuali non assicurano che possano entrare le persone più meritevoli”.

“Chiediamo – conclude – di essere considerati in base alle norme di legge che in Italia vengono applicate a tutte le assunzioni”.