L’AQUILA – “In ottemperanza a quanto deliberato dall’Assise comunale, si invitano le SS.LL. e tutti i dipendenti comunali a non fare più uso delle parole ‘straniero’ ed ‘extracomunitario’ ed a sostituirle con la frase ‘cittadino non appartenente alla comunità europea’”
Il segretario generale del Comune dell’Aquila Carlo Pirozzolo, dando seguito alla mozione del consigliere Gamal Bouchaib approvata dal Consiglio comunale lo scorso 21 marzo, ha preso carta e penna e ha scritto a tutti i dirigenti comunali.
La mozione prevede anche che sia modificato lo Statuto, con la stessa sostituzione del termine.
“Il termine ‘extracomunitari’ si diffonde in Italia negli anni Ottanta per designare enfaticamente la ‘diversità’ di migranti nel territorio italiano; l’espressione ‘extracomunitari’ discrimina rispetto alla ‘comunità locale’, gruppi eterogenei di persone, connotandoli come una comunità altra”, si legge tra le considerazioni che premettono la richiesta contenuta nella mozione di Bouchaib.
“Parlare di cittadini ‘stranieri ed extracomunitari’ può essere una terminologia che tende a degradare e a svilire il senso di una comunità in generale e dare un connotato negativo di quella che viene da lontano”, è scritto ancora nel documento. “Usare un linguaggio neutro porta ad una maggiore conoscenza e diffusione di una cultura dell’accoglienza e non della paura”.
Una scelta contro la quale hanno inveito i consiglieri del gruppo Noi con Salvini, per i quali si è “toccato il fondo”.
Per Emanuele Imprudente, Luigi D’Eramo e Daniele Ferella “la mozione per dare diritto di voto ai cittadini extracomunitari è una palese forzatura del nostro Statuto e delle stesse leggi dello Stato, con il solo scopo di portare alle urne, come già accaduto per i Consigli territoriali di partecipazione, i cittadini extracomunitari, con la finalità di portare consensi ulteriori al centrosinistra”.
“Troviamo assurdo che uno straniero, privo di cittadinanza italiana, che viva nel nostro Paese da soli cinque anni e non ne conosca né la lingua né tantomeno le istituzioni e le problematiche, possa andare al voto decidendo il futuro degli italiani”.
“Ricordiamo – aggiungono i salviniani – che ci sono voluti 50 anni perché i nostri concittadini all’estero avessero diritto di voto nel nostro Paese. Ora, invece, con questo atto presentato dal consigliere straniero, scavalchiamo ogni logica e ogni gradino istituzionale, e portiamo al voto persone che nulla sanno dell’Italia e che, spesso, sono qui di passaggio. Ora è chiaro, finalmente, chi davvero strumentalizza i cittadini stranieri, al solo scopo di legalizzarne e orientarne il voto”. (m.sig.)





