L’AQUILA –  Aveva lasciato i consiglieri comunali senza bottigliette d’acqua a disposizione: c’è questo episodio alla base del lungo contenzioso giudiziario, cominciato con la sospensione di 3 giorni e la decurtazione dello stipendio, tra la dirigente del Comune dell’Aquila Paola Giuliani e la stessa amministrazione.

La motivazione viene riportata oggi dal quotidiano la Repubblica. 

Le cause della sospensione sono rimaste riservate o meglio ignote per 2 anni e mezzo. Anche perché era stato usato un protocollo “riservato” dal segretario generale del Comune, Carlo Pirozzolo, per informare il sindaco Massimo Cialente dell’avvenuta individuazione della responsabile del “grave disagio” patito il 26 luglio 2012 dagli amministratori aquilani.

Dopo quattro giorni dal protocollo comunale il sindaco aveva chiesto provvedimenti disciplinari nei confronti della Giuliani.

Il legale del municipio Domenico De Nardis nel provvedimento dichiarava: “si ritiene che l’episodio debba essere qualificato come una violazione degli obblighi di leale ed efficiente collaborazione con gli organi dell’amministrazione comunale e si ritiene che nello specifico l’atteggiamento servato in coincidenza dell’acclarata mancanza di acqua a disposizione del consiglio comunale è atto a denotare il venir meno agli obblighi del proprio ruolo e il disinteresse a un’esigenza reale e a un diffuso disagio ampiamente avvertito dai consiglieri comunali”.

Dopo 2 anni di istruttoria, però, il tribunale che si è occupato del caso ha ribaltato completamente la situazione dichiarando che “è del tutto pacifico che l’approvvigionamento di bottigliette d’acqua nel corso di una seduta del consiglio comunale non rientri tra le funzioni spettanti a una dirigente”.

“Dall’istruttoria svolta – continua la sentenza – è emerso che il disservizio in questione (l’assenza di bottigliette d’acqua, ndr) appare la conseguenza della mancata presenza nel settore ‘segreteria generale’ di un dipendente con il profilo ausiliario”.

Alla fine dell’istruttoria, quindi, il giudice Anna Maria Tracanna ha dato ragione alla dirigente comunale annullando la sospensione e condannando il sindaco Cialente al pagamento di una multa di 2 mila euro.