L’AQUILA – La bozza di Regolamento del Parco, approvata lo scorso 9 dicembre, sollevando polemiche tra gli operatori del settore, fa riaccendere la scintilla in seno alla maggioranza di centrodestra del Comune dell’Aquila, guidato dal sindaco di Fratelli d’Italia, Pierluigi Biondi.

Al centro della polemica, questa volta, è finito il tavolo di concertazione a cui hanno partecipato tutti gli amministratori dei comuni montani dell’aquilano, rientranti nell’area del Parco Nazionale Gran Sasso Monti della Laga, che si sono confrontati, lunedì 3 febbraio negli uffici dell’Assessorato all’Ambiente dell’Aquila, sul futuro della montagna abruzzese, proprio alla luce del dissenso corale venuto fuori dalla lettura della bozza.

Un incontro non gradito al consigliere aquilano con delega alla Montagna Daniele D’Angelo, eletto nella lista del sindaco “Benvenuto Presente”, che sbotta in modo abbastanza pesante contro la politica, della quale dice di non fidarsi più, e contro i presenti al tavolo, che il consigliere con i suoi commenti sembra voler “delegittimare”.

“Lasciate gli stipendi, per un anno lavorate in montagna e poi potremmo parlare – scrive sui social D’Angelo, che non ha partecipato al tavolo perché, come lui stesso giustifica, ‘per fortuna ero malato’ – Non parlo ‘il politicamente corretto’, prima di tutto perché odio l’ipocrisia, secondo perché non vivo di politica, quindi poco me ne importa di compiacere i superiori, se così li vogliamo definire”.

Parole molto dure riferite, presumibilmente, agli assessori presenti, Fabrizio Taranta (Politiche Ambientali), Francesco Cristiano Bignotti (Politiche Agricole) e Fabrizia Aquilio (Turismo), e al sindaco stesso, che nei suoi confronti ha sempre mostrato grande fiducia.

“Mentre si riuniscono in tavoli, ‘uno al giorno’, persone che negli anni hanno permesso e accettato le condizioni che ora ci strozzano, di concerto con altri che credono di conoscere, senza la minima umiltà, ambienti a loro lontani anni luce, giovani agricoltori, boscaioli e operatori turistici cercano di vivere o sopravvivere nell’economia quasi distrutta della montagna aquilana”, aggiunge il consigliere di centrodestra, che si dice “cosciente del fatto che riceverò critiche e attacchi”.

“Io me ne frego – prosegue – poiché faccio parte di quell’esercito silenzioso che vive e da’ ossigeno, lavorando alla montagna e alla comunità. Mi sale il sangue alla testa nel sapere che non si sta centrando l’obiettivo, ma si sta facendo una corsa per accaparrarsi un po’ di visibilità su questa vicenda”.

Il consigliere, poi, si lascia andare a uno sfogo tutto personale: “Non mi fido più della politica e non mi fido delle cravatte che girano rimpinzate da stipendi da capogiro, che dettano regole alla montagna e ai suoi abitanti che lavorano in condizioni che ‘i cravattini’ neanche immaginano. La nostra mentalità, compresa quella della politica, è talmente retrograda da indurre i figli a lasciare la montagna per i posti fissi in città e la politica è talmente inebriata dal sistema che non va oltre una pagina di giornale e una conferenza stampa e in mezzo ci siamo noi, i montanari, con le p… piene”.

“Potrei parlare per ore e forse lo farò in Consiglio comunale il 14, incontro convocato dal presidente Roberto Tinari per discutere del Gran Sasso. Ad oggi caro presidente – conclude-  posso dirti che con le stesse carte si perde la stessa partita”.

“Danie’ mischiamo le carte…”, commenta Tinari, cercando di placare gli animi, ma imperterrito D’Angelo rincara la dose: “È ora di cambiare mazzo”.

A chiudere la discussione è Roberto Junior Silveri, eletto nelle fila di Forza Italia, poi passato al gruppo di Insieme, oggi consigliere del Gruppo misto.

“Il miglior modo per mischiare le carte o cambiare mazzo – fa notare ironicamente – è quello di votare in Consiglio comunale sempre e tutto a scatola chiusa, al grido (o al comando): ‘massima fiducia!’ – sottolinea riferendosi proprio a D’Angelo – per poi contestare o poi pentirsi su Facebook. Avanti così”.