L’AQUILA – Se il centrodestra è in brandelli, con un sindaco costretto a dimettersi nel tentativo di serrare i ranghi di una coalizione divisa e litigiosa, la sua crisi svela le fragilità di una opposizione di centrosinistra altrettanto lacerata, in cui non si è mai rimarginata la profonda ferita della clamorosa sconfitta al ballottaggio del giugno 2017, quando nonostante l’ampissimo vantaggio del primo turno è stata sconfitta.
E l’apertura di Americo Di Benedetto, che con il suo gruppo Il Passo Possibile si è detto disponibile a un sostegno esterno a patto che Pierluigi Biondi componga una giunta di salute pubblica, è stata l’ultima goccia che ha fatto traboccare un vaso colmo di rancori che covavano da due anni.
Alla replica del segretario regionale del Partito democratico, Renzo Di Sabatino, che ha giudicato “inaccettabile” quella proposta, è seguita la risposta dell’ex candidato sindaco alle amministrative dell’Aquila, neo consigliere regionale della lista Legnini Presidente che si è tolto non uno, ma più sassolini dalle scarpe, rivangando il passato piuttosto che entrare nel merito della questione che tiene banco in queste ore al Comune dell’Aquila.
E se Di Benedetto ha tirato in ballo Giovanni Legnini, candidato governatore sconfitto alle regionali del 10 febbraio scorso che per la corsa alla presidenza ha costruito un’ampia coalizione civica e di centrosinistra, che è andata molto oltre il Partito democratico, pure se il Pd ha conseguito l’11,14% con tre consiglieri eletti, il diretto interessato schiva la polemica che tende a definire tutta aquilana.
Nonostante anche altri pezzi di centrosinistra, a dimostrazione che la “guerra” non è tra Pd ed ex Pd, come Di Benedetto che ha lasciato il partito l’estate scorsa prosciugando il gruppo al Consiglio comunale del capoluogo, chiedono conto di quanto affermato da Di Sabatino proprio a Legnini: “Chiarisca se le anime cittadine di centro sinistra distinte dal Pd siano da considerarsi alleate da rispettare, pur nelle loro diverse espressioni, oppure antagoniste da aggredire quando si disallineino dalle posizioni Pd”, ha scritto in una nota Elisabetta Vicini, consigliera dei Democratici e socialisti e candidata alle regionali con +Abruzzo.
Una presa di posizione, quella della Vicini, che lascia “spiazzato e perplesso” il capogruppo comunale del Pd, Stefano Palumbo, che in una lunga nota ha chiesto che si faccia chiarezza tra le forze del centrosinistra e ha accusato Di Benedetto di consociativismo, frutto di un “sentimento di rivalsa nei confronti del Pd e la volontà di essere a tutti i costi alternativi ad esso”.
L’ex vice presidente del Csm, che organico al Pd lo è stato eccome e anche se non ha mai sposato la causa renziana è durante la stagione del premier fiorentino che ha ricevuto la nomina al prestigioso plenum, sembra nel frattempo riavvicinarsi a quel partito dal quale si era allontanato, tacendone la presenza in coalizione in campagna elettorale regionale: domenica, infatti, Legnini ha partecipato all’assemblea nazionale dei dem, la prima dell’era Zingaretti, dal quale ha incassato nelle scorse settimane i complimenti per il progetto Abruzzo.
E, d’altra parte, l’attuale consigliere regionale, il governatore del Lazio, nella corsa alla segreteria nazionale del Pd, lo ha sostenuto anche pubblicamente, segnando forse il ritorno nel partito dal momento in cui si è fatto fotografare al seggio delle primarie nella sua Roccamontepiano.






