TERAMO – Mancano pochi mesi alle elezioni comunali di Teramo, che si terranno a fine maggio, e come ha abituato al politica di queste bellissime lande d’Abruzzo, il quadro è a dir poco contorto e fuori dagli schemi, in quanto a contare non sono partiti e schierarti canonici e ufficiali, ma i personalismi dei vari big locali, con le loro vecchie ruggini e future ambizioni, sempre pronti ad accordi trasversali e talvolta clamorosi.

Il  centrosinistra è infatti già spaccato ai nastri di partenza, e potrebbe arrivare a tre candidati,  con una clamorosa defezione di parte importante del Partito democratico dall’appoggio al giovane sindaco uscente e di nuovo in corsa Gianguido D’Alberto, che sente la vittoria a portata di mano, in base a recenti sondaggi, e un gradimento sulla sua persona in crescita, ma che già deve subire la concorrenza nello stesso campo di Maria Cristina Marroni di Italia viva. Sullo sfondo la rivalità tra l’area dell’ormai ex commissario straordinario Giovanni Legnini, sponsor di D’Alberto, e quella del deputato del Pd, Luciano D’Alfonso.

In compenso il centrodestra è ancora in alto mare, dopo il passo indietro dell’ex assessore regionale e ancora uomo forte della politica teramana, Paolo Gatti, e incontra grande difficoltà nel trovare un candidato unico, visto il forte attrito, in città, in provincia e in Regione Abruzzo tra Fratelli d’Italia da una parte, e Forza Italia e Lega dall’altra.

Decisiva sarà, per la partita delle comunali, anche l’esito delle elezioni provinciali del 29 gennaio, sia in termini di scelte dei candidati e di composizione degli schieramenti. Competizione dove il centrodestra si presenta spaccato con Domenico Piccioni, sindaco di Tortoreto appoggiato da Fratelli d’Italia e da Gatti, e Massimo Vagnoni, sindaco di Martinsicuro, appoggiato da Lega e Forza Italia. Il centrosinistra è invece in ordine sparso, con una parte che appoggia Camillo D’Angelo, sindaco di Valle Castellana, ex  Partito democratico, che è sempre più vicino al centrodestra, e un’altra parte che invece potrebbe convergere su Piccioni, il candidato di Gatti.

Occorre dunque riavvolgere il nastro per illustrare protagonisti e schieramenti liquidi dell’intricata partita delle comunali.

QUI CENTROSINISTRA

In questa area ci sono le uniche due candidature ufficiali:  la prima è quella del sindaco di centrosinistra uscente Gianguido D’Alberto, 45 anni, presidente regionale dell’Anci, che nel 2018 ha vinto al ballottaggio con 12.205 voti (53,3%)  contro il centrodestra dell’ex assessore regionale Giandonato Morra, di Fratelli d’Italia, ora Difensore civico regionale, che aveva preso 10.713 voti, pari al 46,7%.

D’Alberto ha così conquistato così una roccaforte del centrodestra, guidata nei precedente decennio prima dall’ex presidente della Regione Abruzzo, Gianni Chiodi, e poi Maurizio Brucchi, ora direttore sanitario della Asl di Teramo, entrambi di Forza Italia.

La seconda candidata ufficiale è Maria Cristina Marroni, coordinatrice provinciale di Italia Viva, assieme all’ex consigliere regionale Luciano Monticelli, di Pineto, eletta con D’Alberto nel 2018, con la civica Teramo 3.0, e nominata vicesindaco, ma poi è entrata in rotta di collisione con D’Alberto ed è passata ai banchi dell’opposizione. Ora sarà appoggiata dal tre liste civiche, due di derivazioni di Teramo 3.0 e una di Italia viva, di cui è coordinatore cittadino Dodo Di Sabatino, ex vicesindaco di centrodestra con il sindaco Brucchi. Il problema principale per D’Alberto è però non solo che a questo giro non potrà giocare sul presentarsi come uomo nuovo nel paludato agone politico teramano, e di avere avere un competitor nel suo stesso campo, nell’ex alleata Marroni.

Ma soprattutto, parte importante del Partito democratico, che nel 2018 è stato primo partito della coalizione vincente con l’8,6%, non gradisce il nome di D’Alberto, con in testa la presidente del Pd Abruzzo, Manola Di Pasquale, e dell’area vicina al deputato dem ed ex presidente della Regione, Luciano D’Alfonso, che pur essendo di Pescara, a Teramo ha un forte ascendente, tenuto conto che la stessa Di Pasquale è una sua sodale.

Lo stesso dicasi di un altro pezzo da novanta della politica locale il consigliere regionale di Abruzzo in comune, Sandro Mariani, della vicina Campli, ex partito Democratico.

E c’è l’ipotesi che il Pd, spaccando ulteriormente il fronte, appoggi dunque un terzo candidato, con il nome ancora top secret.

Ma quali sono le ragioni di questo dissidio? Una prima di tutte: D’Alberto è considerato un uomo di Giovanni Legnini, ex candidato civico alle Regionali dei 2019, battuto dal centrodestra di Marco Marsilio, ex vicepresidente del Csm e sottosegretario di Stato, e fino a pochi giorni fa commissario ricostruzione 2016, poi non riconfermato dal centrodestra della premier Giorgia Meloni.

Appartiene dunque ad una altra cordata rispetto a quella che fa capo a D’Alfonso, e lo schema che rischia di ripetersi, perdente, è quello che è andato in scena alle comunali dell’Aquila di giugno 2022, con il Pd che ha appoggiato la candidata sindaco Stefania Pezzopane, ex deputata dem, con la concorrenza però del candidato sindaco civico Americo Di Benedetto, consigliere regionale eletto con la civica di Legnini. Spaccatura che portato alla riconferma di Pierluigi Biondi di Fdi al primo turno, senza che le due anime del centrosinistra abbiano potuto ricompattarsi al ballottaggio.

Ad aumentare la frattura a Teramo, tra D’Alberto e il Pd, anche l’esito delle politiche del 25 settembre, con la mancata elezione della candidata dei dem, l’assessore comunale Stefania Di Padova, con il posto alla Camera andato sul filo del rasoio, e solo dopo il riconteggio delle schede, a Giulio Cesare Sottanelli, coordinatore regionale di Azione. Ebbene: D’Alberto è stato accusato dai dem di non aver appoggiato adeguatamente Di Padova.

Corre così voce che il Pd abbia incontrato lo stesso Legnini, per indurre D’Alberto a non ricandidarsi, magari con la promessa di un appoggio alle elezioni regionali del 2024, come candidato consigliere. Legnini si sarebbe fatto latore dell’ambasciata, che però D’Alberto ha respinto al mittente, ufficializzando anzi la sua ricandidatura a sindaco.

Ad appoggiare invece D’Alberto ci sarà senza dubbio Mauro Di Dalmazio, ex assessore regionale esterno di centrodestra, che nel 2018 si era candidato a sindaco proprio contro D’Alberto con la civica Al centro per Teramo, prendendo un buon 11,5%. Per poi al secondo turno appoggiare D’Alberto, risultando forse determinante per la sua rimonta e vittoria contro Morra. Ora Di Dalmazio è in maggioranza, e il suo consigliere Graziano Ciapanna il mese scorso è stato nominato assessore.

Anche Di Dalmazio è del resto vicino a Legnini, che infatti, quando l’ex vicepresidente del Csm si è candidato alle regionali, aveva aperto all’ipotesi, in caso di vittoria, di un posto in giunta, come esterno, per il politico teramano.

Con D’Alberto, nel proteiforme scenario della politica cittadina, anche un altro candidato sindaco che nel 2018 aveva gareggiato contro di lui: l’ora vicesindaco Giovanni Cavallari, che cinque anni fa si era candidato con la civica Bella Teramo, ottenendo il 10,2% e poi appoggiando il centrodestra di Morra al ballottaggio.

Tocca vedere poi cosa farà il Movimento 5 stelle che nel 2018, con il candidato sindaco Cristiano Ciriaco Rocchetti nel 2018 ha preso  i 5.063 pari al 16,5%. Certo è che i pentastellati rispetto al 2018 hanno perso in provincia importanti punti di riferimento: l’ex deputata Valentina Corneli non si è ricandidata, l’ex deputato Antonio Zennaro è passato nella scorsa legislatura con la Lega. Ed anche il consigliere regionale Marco Cipolletti, ha abbandonato M5s per andare con Fratelli d’Italia.

QUI CENTRODESTRA

Il centrodestra paga a Teramo non solo le rivalità tra i vari big, ma anche l’onda lunga dello scontro in Regione Abruzzo, dove Forza Italia incalza Fratelli d’Italia e il presidente Marco Marsilio, per avere più spazio in giunta. Vicenda che del resto ha determinato anche la frattura nello schieramento alle elezioni provinciali del 29 gennaio prossimo, come già illustrato.

E grande protagonista, sia della partita delle provinciali che di quella delle comunali a venire, è sempre lo stesso: l’ex assessore regionale Gatti, ex mister preferenze abruzzese, con oltre 10mila voti quando fu eletto all’Emiciclo, e che alle provinciali sostiene Massimo Vagnoni contro il candidato di Lega e Fi, Domenico Piccioni.

Ma ancor prima Gatti, a primavera dell’anno scorso, aveva lanciato la sua candidatura a sindaco di Teramo, forte dell’appoggio di Fratelli d’Italia, con in testa il presidente della Regione, Marco Marsilio, suo amico, e Umberto D’Annuntiis, sottosegretario di Giunta regionale, ex sindaco di Corropoli, eletto in consiglio nel 2019 con Forza Italia e poi passato con Fdi, con grande rabbia degli azzurri. Per inciso, Forza Italia vuole il rimpasto proprio per essere compensata di questo cambio di casacca, e forte ora di vantare all’Emiciclo sette consiglieri di fatto: oltre a Sospiri e Mauro Febbo, anche i tre di Valore Abruzzo, ex Lega, e il vice presidente del Consiglio, Roberto Santangelo.

Gatti poteva contare per la corsa a sindaco sulla sua civica, Futuro in, che ha in consiglio comunale due esponenti, nei banchi dell’opposizione, e che nel 2018 aveva preso la percentuale più alta del centrodestra, il 10,9%, pari a 3.256 voti, contro l’8,8% di Forza Italia, il 7% di Fratelli d’Italia  e il 6% della Lega. Con Gatti anche la civica Oltre, dell’ora sindaco di Campli,  Federico Agostinelli che nel 2018 ha preso a Teramo il 5%. Anche Italia viva aveva guardato con interesse alla sua candidatura, dopo la rottura con D’Alberto, e prima di decidere di candidare Marroni.

Poi però Gatti ha deciso in autunno di fare un passo indietro, visto che la Lega e la Forza Italia cittadina, non hanno dato il loro appoggio. E come hanno confermato sondaggi commissionati dallo stesso Gatti, senza un centrodestra unito e compatto, al ballottaggio avrebbe fortemente rischiato la sconfitta contro D’Alberto.

Gatti ha  così proposto al centrodestra il nome di  Caterina Provvisiero, della sua civica Futuro in, ex assessore comunale con Brucchi, e preside dell’Istituto alberghiero.

Ma che sia Gatti in prima persona, o con interposta candidata, Forza Italia ne ha ben donde di avercela con Gatti, che è stato nel 2017 il responsabile della caduta del sindaco di Forza Italia Brucchi, e dunque della disfatta dell’anno successivo, che è constato al centrodestra una sua roccaforte.

Per di più Gatti sconta anche una inimicizia con il presidente del consiglio regionale, Lorenzo Sospiri, uomo forte degli azzurri in Regione, e che a breve dovrebbe prendere il posto di Nazario Pagano, rieletto parlamentare, nel ruolo di coordinatore regionale. Lontani i tempi in cui era stato lo stesso Sospiri assieme a Marsilio, a proporre il suo nome come componente non togato della sezione di controllo della Corte dei Conti d’Abruzzo, candidatura poi ritirata dopo la levata di scudi del centrodestra, in particolare della Lega, ma anche di Pagano di Forza Italia.

E si sono guastati anche i rapporti con la stessa Lega, in particolare con il segretario provinciale Iwan Costantini, che pure Gatti aveva aiutato a diventare sindaco di Giulianova. Si sono raffreddati anche i rapporti tra Gatti e il consigliere regionale Emiliano Di Matteo. Al sottosegretario all’Agricoltura, e segretario regionale, Luigi D’Eramo poi Gatti non è stato mai particolarmente simpatico.

Tolta di mezzo però l’ipotesi Gatti o chi per lui, il centrodestra brancola nel buio. Per ora circolan0 solo totonomi, come quello che vorrebbe tra i candidati probabili l’assessore regionale al Sociale, Pietro Quaresimale, ipotesi su cui si è ragionato in estate scorsa ma che poi è rimasta nel limbo. Sono stati fatti anche i nomi dell’avvocato Carlo Antonetti, ex cestista italiano ed ex presidente della Teramo basket, e di Stefania Valeri, dirigente regionale e vice presidente della Fondazione Tercas, figlia di Gennaro Valeri, sindaco di Teramo a cavallo degli anni ’80.

C’è stato anche un momento in cui, in particolare dentro Forza Italia, qualcuno ha vellicato l’idea di convergerne su Marroni, che al netto della sua militanza con Italia viva, proviene da Forza Italia, e ha sempre avuto una caratteristica di civica di centrodestra.

Ma in realtà nulla è stato deciso, e le bocce sono ferme. Se ne riparlerà dopo le elezioni provinciali, che saranno l’occasione di misurare i rapporti di forza nel centrodestra e la miglior strategia da adottare, a seconda che la spunti Vagnoni o Piccioni, o anche nessuno dei due.