L’AQUILA – Slitta dalla Perdonanza 2016, come inizialmente previsto, alla fine dello stesso anno, la data di riconsegna della Basilica di Collemaggio, ricostruita dall’Eni con un impegno di 12 milioni di euro.
Nel prossimo mese di dicembre i lavori saranno affidati alla ditta che si aggiudicherà l’appalto privato per il quale sono iniziate le attività per l’assegnazione, a gennaio partirà il complesso intervento di restauro.
Per individuare l’impresa, come emerso da fonti Eni, è stata portata avanti una procedura a inviti: sono state selezionate 350 imprese poi si è arrivati a individuarne una cinquantina per un lavoro così complesso che sarà affidato all’impresa che presenterà l’offerta più vantaggiosa.
È quanto emerso oggi nel corso della conferenza stampa-convegno convocata a un anno di distanza dalla prima per fare il punto sul progetto di quello che il sindaco del capoluogo, Massimo Cialente, ha definito “il petrolio degli aquilani”.
Immutati i protagonisti, il direttore operativo dell’Eni, Salvatore Sardo, e il responsabile del progetto, Angelo Caridi.
Quest’ultimo ha spiegato, comunque, che già dalla prossima Perdonanza Celestiniana, la prima con l’Unesco a imprimere la sua tutela sull’annuale giubileo aquilano, sarà possibile in parte tornare dentro la Basilica, e non solo per circumnavigare la Porta Santa aperta per 24 ore ogni anno a fine agosto.
“Questa alleanza tra pubblica amministrazione, università, città e impresa – ha detto Sardo – offre un esempio operativo di efficienza in un ambito diverso delle tecnologie più avanzate utilizzate per l’attività estrattiva”.
“Abbiamo aperto una strada – ha sottolineato il sindaco Cialente – per cui una grande azienda privata dalle robuste radici italiane, come Eni, ha adottato un monumento importante per il nostro Paese. Operazione che potrebbe ripetersi con altri patrimoni italiani, come si intuisce dalle riforme proposte dal ministro Franceschini e accolte dal Governo”.
L’Eni nel maggio 2010 strinse un patto con l’Università dell’Aquila per la realizzazione di un centro di ricerca in terreni inizialmente agricoli in località Casale Calore. Dopo 3 anni di contenziosi e scaricabarile per liberare i terreni dagli affittuari, il Comune ha cambiato la destinazione d’uso da agricola a edificabile, ma nel frattempo il protocollo d’intesa era scaduto e l’amministratore Paolo Scaroni, inferocito, ha virato su un nuovo progetto, appunto quello della Basilica di Collemaggio.
Gli interventi tecnici durante la conferenza stampa sono stati affidati ad Alessandra Vittorini, soprintendente ai beni architettonici e paesaggistici per l’Abruzzo (Sbap), Antonello Garofalo, funzionario Sbap, Stefano Della Torre, direttore del dipartimento di scienza e tecnologia dell’ambiente costruito del Politecnico di Milano, e a Dante Galeota professore di Ingegneria delle costruzioni all’Università dell’Aquila e Alberto Franchi professore di Scienza delle costruzioni al Politecnico di Milano che hanno descritto il progetto di restauro strutturale.
Sono intervenuti anche Salvatore Sardo chief downstream e industrial operator di Eni, e Giovanni Carbonara dell’Università la Sapienza di Roma che ha parlato della valenza storica del progetto.
In chiusura, Lucia Arbace soprintendente per i beni storici artistici ed etnoantropologici dell’Abruzzo (Bsae) e Bianca Maria Cosacco, funzionario Bsae.
A parlare del progetto di sicurezza, il professor Marco Trani del dipartimento di Architettura, Ingegneria delle costruzioni e Ambiente costruito del Politecnico di Milano e l’ingegner Sandro Floris funzionario Sbap. (alb.or.)





